Basket. NBA's ultimate guide by Adriano Arati: Western Conference

Adriano Arati is back with the NBA Western Conference ultimate guide, after last week overview about the Eastern

As I said last week, this is an unmissable treat for every Italian (and non Italian) NBA fan who wants to get an hold of the state of the art of every single NBA franchise after the Draft, the trades and the free agents summer signings. 

LOS ANGELES CLIPPERS 

DeAndre Jordan

DeAndre Jordan, è rimasto il pivot dei Clippers

Sopravvissuti alla tempesta molto più solidi di prima. L’assalto collettivo a Deandre Jordan ha funzionato, e tenere il pivot più atletico della NBA, pur con tutti i limiti che ha, li rende fra i grandi favoriti. Attorno hanno lavorato alla grande. Paul Pierce è l’uomo perfetto per tenere tutti calmi e prendersi i tiri decisivi, mestiere che sa ancora fare bene. Wesley Johnson porta atletismo e difesa in ala piccola e Lance Stephenson e Josh Smith, in questo contesto, sono perfetti: se fanno danni, ci sono comunque alternative, se per caso girassero i Clippers diventano una squadra dalla fisicità ingestibile. Sono riusciti a trattenere anche Rivers jr, che non guasta, mentre Prigioni e Aldrich sono comunque buoni rincalzi. Il tutto sacrificando solo Barnes e Hawes. Devono risolvere la questione Jamal Crawford prima possibile. Hanno tutto, compresa parecchia pressione da gestire

SAN ANTONIO SPURS

I titoli sono per loro, e con pieno merito. Hanno convinto Aldridge e, soprattutto, David West: LA torna a casa a prezzo pieno, e ci sta, mentre West ha rinunciato a soldi certi per provare a vincere un benedetto anello. Inoltre hanno blindato Leonard, e già questo rende il futuro roseo. La conferma di Duncan, Ginobili e Green, assieme a Diaw e Parker, fa il resto. Hanno dovuto salutare gente affidabile come Splitter, Belinelli e Joseph, ma era necessario. Al draft hanno chiamato giocatori per i prossimi anni, e non dovrebbe essere un problema rifinire la panchina. McCallun dai Kings è già un buon innesto. Incuriosiscono le due novità esotiche: Fredette continua a rimanere un incompiuto, agli Spurs può sbloccarsi ma anche bruciarsi del tutto; Marjanovic non è solo enorme, ha anche testa slava e sa finire.

GOLDEN STATE WARRIORS 

Draymond Green

Draymond Green, altre linguacce agli avversari per Golden State

Sono i campioni, tocca agli altri inseguire. La vittoria più grande si chiama Draymond Green. Ora lo zoccolo duro è ancora tutto in casa, Barbosa è rimasto a prezzo da saldo e l’unico sacrificio è quello inevitabile di David Lee, che si meritava maggior spazio. Dopo un valzer di scambi che ha coinvolto Gerald Wallace, si ritrovano con Jason Thompson, un altro mezzo lungo atletico che ai Warriors potrà far bene. Oltretutto, in anno contrattuale e quindi ben motivati. La scelta Looney potrebbe dare muscoli graditi, e la panchina rimane spettacolare. Bogut sta calando, ma il sostituto migliore è quello già in casa, Ezeli. Di qui si dovrà tornare a passare.

OKLAHOMA CITY THUNDER 

Kevin Durant

Kevin Durant, volterà le spalle ai Thunder la prossima estate?

Scommettono tutto subito, altrimenti rischiano di dover addio a Durant nel 2016. Difficile spiegare diversamente i 70 milioni garantiti a Kanter, uno dei migliori lunghi offensivi NBA ma uno scioperato dietro. Hanno un quintetto devastante e battute a parte il turco sa fare canestro in tanti modi, con KD e Westbrook gli spazi non mancheranno. Se Durant e Ibaka – cruciale in difesa – sono a posto, fanno paura. Hanno pagato caro anche Singler, perfetto però per incastrarsi fra gli esterni, con tiro e difesa. Chissà che ne dice Waiters. La scelta di Payne è una buona assicurazione sul domani in regia, e intanto c’è pure Augustine. Anche Dakari Johnson potrebbe essere una sorpresa. Sono un’incognita totale, ma se stanno bene nessuno vuole averci a che fare. Proprio nessuno.

HOUSTON ROCKETS

Altra estate intensa, e altra infornata di talento. Hanno perso Josh Smith, compensato dalla presa di Lawson, che con il cagnaccio Beverly può formare un’ottima coppia in regia. Il più è metterlo insieme a Harden e Howard. Sono riusciti a tenere Brewer e il promettente Daniels, e rimangono squadra di enorme atletismo e talento offensivo. Già che c’erano, si sono presi pure Thornton, altro realizzatore da inquadrare. In tutto questo, il colpo migliore però si chiama Sam Dekker: 206 cm di testa, fisico e tecnica, è perfetto per questa squadra e si combina ad hoc con Ariza. Un paio d’anni e sarà fondamentale. L’altra scelta Hazell daranno cattiveria e muscoli sotto canestro. Senza più Smith, però, dovranno fidarsi molto di Motejunas e Jones, che non fanno della continuità la dote migliore. Sempre indecifrabili, ma ancora più forti.

MEMPHIS GRIZZLIES 

Cortney Lee

Cortney Lee, uno degli uomini chiave dei Grizzlies

È mancato ancora il grande colpo, ma hanno tenuto Gasol e questo conta più del resto. Rimangono una sana squadra anni ’80, palla sotto e pedalare. Randolph e Gasol insieme continueranno a dipingere basket in post, per la gioia di tutti. Matt Barnes dalla panchina può essere comunque utile, e Brendan Wright è un discreto sostituto per Koufos. Le due scelte incuriosiscono. Martin è un lungo produttivo, che faticherà ad avere spazio subito ma che con questi compagni può crescere. Andrew Harrison si porta dietro la fama della NCAA, ha comunque talento. Il salto dovranno farlo i soliti, però: se Courtney Lee e Jeff Green sono costanti in attacco, con pure Carter a spendere le ultime cartucce, possono provare ad andare in fondo. Altrimenti è dura, anche se nessuno vuole trovarseli di fronte ai play off.

NEW ORLEANS PELICANS 

Eric Gordon

Eric Gordon, SG dei Pelicans

Devono crescere con il loro nucleo, e Gentry è un’ottima scelta. Ci sarebbe pure Anthony Davis, come motivi per sorridere. A 22 anni è sufficiente la sua presenza per fare i play off a Ovest, e si è detto tutto. Chissà cosa sarà fra ¾ anni. Per tutelarlo hanno trattenuto Asik, Ajinca e preso l’enforcer numero uno, Kendrik Perkins. Cunningham e Babbitt vanno bene per allungare la rotazione con muscoli e tiro, e Alonzo Gee potrebbe essere la loro versione di Ariza, pur con meno talento. Non hanno scelte al draft, mentre un po’ di sangue giovane non avrebbe guastato. Gentry dovrà combinare Holiday, Evans e Gordon, spremere punti e velocità ma senza il solito caos. Dopo Davis la chiave è l’ottimo Ryan Anderson. O meglio, la sua schiena ballerina. Un tiratore puro in più non farebbe schifo, e difatti stanno cercando Jason Terry. Il nucleo c’è, per i play off: per andare avanti, anche con l’immensità di Davis, ci vuole altro.

 

Impossibile capirci qualcosa, vero, ma anche impossibile sottovalutare l’enorme massa di talento accumulato. Sono una fiction ambulante, Karl ha iniziato chiedendo la testa di Cousins e andiamo bene. Divac però ne capisce troppo di basket, vendere DMC è una follia. Un 210 per 125 kg che tira da 3, porta palla, passa e in post è dominante non passa per la strada tutti i giorni, neppure in California. Se fanno la pace, Karl è il suo coach perfetto. Per non annoiarsi hanno preso il lungo più erratico del draft, Cauley-Stein, e il play meno gestibile del globo, Rondo. Se ci prendono però questi fanno il botto: Cauley-Stein è atleta difensivo impressionante, e Rondo nell’anno nuovo fa contenti tutti. C’è sempre Gay con la sua testa matta e la sua onnipotenza a sprazzi, e McLemore sembra pronto a fare il salto. Belinelli, Koufos e Acy sono preziosissimi, tiro, muscoli e “coccia” sono vitali per tenere tutti insieme. Probabilmente hanno troppo talento per il loro stesso bene, nei giorni giusti però saranno uno spettacolo degno di quando Vlade giocava, ai Kings.

DALLAS MAVERICKS

JaVale McGhee

JaVale McGhee, quando era un cult coi Denver Nuggets

Cornuti ma non mazziati, non del tutto. Il ribaltone di Jordan brucia, e ha guastato tutto, perché arrivato quando le pochissime alternative possibili (Hibbert, Koufos) erano già andate, e Chandler aveva salutato. Le altre mosse sono però tutte logiche. A partire dall’ultima, il biennale a Javale McGee: coach Carlisle ha accettato l’idea di un mal di testa costante per provare a gestirlo, se ci riesce si ritrova un lungo dalle doti atletiche uniche. Anche la testa però rimane unica, ad essere gentili. Detto questo, Wes Matthews è una garanzia e una gran presa, Pachulia e Dalembert almeno porteranno malizia e fisico sotto le plance, Barea e Villanueva dalla panchina fanno comodo. Intriga molto la firma di Jeremy Evans. I Mavs sono stati bravissimi a valorizzare gli iper-atleti in cerca di identità, e questo come atleta è irreale. Discorso simile per la scelta Justin Anderson. Riportare a casa Deron Williams è un rischio limitato, dal punto di vista economico, e DWill avrà voglia di farsi vedere.

PHOENIX SUNS

Brandon Knight

Brandon Knight, quando vestiva la maglia dei Bucks

Sono rimasti invischiati in una notevole raffica di psico-drammi, fra Dragic, Thomas, i Morris. E il giocattolo rischia di essersi rotto. Scommettono su Knight a fianco di Bledsoe, con Goodwin ad aggiungere altri ottani dal pino, e come guardie da contropiede è difficile chiedere di più, specialmente se dietro c’è Tyson Chandler a fare lo spazzavetri. Toglierà spazio a Len, ma nell’immediato è un’altra cosa. La scelta Booker è fresca, il tiro però non gli va insegnato e con Hornacek è già una buona cosa. Price, Teletovic e Weems possono dare una mano dalla panchina, ma nulla di più. Devono risolvere la questione Markieff Morris, mortalmente offeso per la cessione del gemello. Adesso rischiano di prendere due arachidi in cambio, e di bidimensionali come lui – al netto delle turbe – non se ne trovano tanti.

LOS ANGELES LAKERS

Non si chiamassero Lakers, avrebbero fatto un ottimo mercato. Il nome e i titoli rimangono, il problema è che non servono più a richiamare i talenti. Snobbati dai free agent di vaglia, hanno costruito una squadretta discreta per il probabile ultimo valzer di Bryant. Nel 2016, col cap svuotato, se ne riparlerà. Giusto, a quel punto, andare nel draft sul talento più puro, e D’Angelo Russell di talento ne ha da regalare. Sembra anche piuttosto maturo, chissà come dialogherà con Kobe. Hibbert nell’anno di contratto e voglioso di rivincita è una buona addizione, così come Brendon Bass e il “puntero” Lou Williams: difficile farlo coesistere con Young e Bryant, ma i punti non mancano. Si pensa al futuro, comunque: Nance Jr e Brown portano altra qualità dal draft, e Julian Randle – dopo l’anno perso per il crac al ginocchio – è un’addizione intrigante. La miscela è interessante, difficile comunque immaginarli ai play off, a meno di strane congiunzioni astrali. A meno che KB non voglia davvero togliersi l’ultimo sfizio.

MINNESOTA TIMBERWOLVES

Andrew Wiggins

Andrew Wiggins, superstar in the making per Minnesota

La notizia del tumore di coach Saunders ha spento l’entusiasmo, ma potrebbe anche generare una carica inaspettata. Towns è buono per davvero, male che vada, diventerà un Al Jefferson, e c’è di peggio. Per Wiggins il limite è il cielo sul serio, e mettendoci dentro anche LaVine e Muhammad e Rubio a farli correre, l’atletismo è oltre lo spaventoso. Tyus Jones, che sinora si è dimostrato un vincente, è un discreto paracadute in regia, Garnett può servire da collante e Bjelica, anche se al debutto, è in grado di essere produttivo dal primo minuto. Mancano di tiro da fuori e hanno troppa confusione sotto canestro. Pekovic è molto redditizio, Deng è in crescita, Payne ha mostrato sprazzi e anche Bennett prima o poi dovrà provare a dare segni di vita. Tutto bello, ma con Towns qualcuno è decisamente di troppo. Non mancheranno le pedine di scambio, se non altro.

PORTLAND TRAIL BLAZERS 

Damian Lillard

Damian Lillard, leader oramai indiscusso dei Blazers

Radicali. Quando hanno capito che con Aldridge si era ai saluti, hanno mollato anche Batum, Lopez e Matthews, bravi ma costosi. E “inutili”, perché senza LA non si sarebbe andati lontano. La grande mossa è la conferma di Lillard. Un fenomeno in crescita costante, la ricostruzione è tutta sua. Attorno hanno iniziato a suonare un valzer non sempre lucido, con scambi infiniti. Gerald Henderson è un discreto titolare, atletico e serio e in anno di contratto. Vonleh un buon prospetto da sviluppare così come Plumlee, da miscelare con Leonard. E anche Aminu, col suo atletismo, vale una scommessina. Probabilmente hanno pagato troppo Ed Davis, mentre incuriosisce molto Cliff Alexander. McCollum avrà spazio, deve mostrare continuità. Hanno parecchi veterani sotto contratto, ottenuti con gli scambi, ma chissà quanti ne rimarranno. Non hanno avuto paura, bisognerà spiegarlo ai tifosi, però.

DENVER NUGGETS

Perderemo e perderemo. Hanno deciso di passare un anno a basso profilo, per buttarsi a pesce nella prossima free-agency. Lawson non ha fruttato molto in cambio, se non spazio salariale, ma ha liberato minuti a Mudiay, che ha potenziale infinito. La firma di Jokic ha senso, e di talento ne hanno in abbondanza, fra Gallinari, Faried, Chandler e Jurkic, che in attacco sa farsi valere. Rimangono però un progetto, e a ogni modo in questo Ovest non avrebbero avuto abbastanza potenza di fuoco. Nelson può essere un buon tutor per Mudiay, Will Barton una scommessa coraggiosa ma sensata, visto il suo atletismo. Ci vorrà pazienza, potrebbero almeno regalare sprazzi di buon basket. Ma i play off sono lontanissimi.

UTAH JAZZ 

Derrick Favors

Derrick Favors, big man di talento per gli Utah Jazz

Un progetto pensato con investimenti a lungo termine e tanta pazienza, che nello Utah è concessa. Si torna a bomba, però: questo è l’Ovest, e una squadra “solo” futuribile non va da nessuna parte. Hayward è un gioiello, giocasse altrove sarebbe una stella, Favors e l’impressionante Gobert sono una coppia molto tosta. Dopo però si va a tentoni. Exum è fuori per la stagione, Burks ha talento ma poco governabile, Hood è un tiratore solido ma finora poco incisivo, e anche Burke non ha brillato. Lyles è una scelta affidabile, ma è difficile vederlo dominante. Stesso discorso per Hanlan. Ingles, Booker, Cooley e Millsap jr sono una discreta ossatura di riserva, ma senza sprazzi. Non si capisce perché abbiano chiamato Neto e Pleiss proprio quest’anno. Con Hayward e i due sotto non crolleranno, i play-off sarebbero comunque un mezzo miracolo. E se va male ancora, soffierà aria di rivoluzione.

If you arrived here and did like Adriano’s job, I strongly suggest you to take a look at:

http://sportfromthecouch.com/2015/08/24/basket-nbas-ultimate-guide-by-adriano-arati-eastern-conference/

http://sportfromthecouch.com/2015/07/03/hagis-corner-nba-free-agency-solo-applausi-per-milwakee-e-phoenix/

http://sportfromthecouch.com/2015/07/04/hagis-corner-nba-free-agency-the-praise-goes-to-milwaukee-and-phoenix/

Football, Premier League. Six things I’ve learnt watching Arsenal-Liverpool

One of the most entertaining 0-0 I’ve watched in recent years. Arsenal and Liverpool put on a brilliant football show in the Premier League Monday night. Here’s what I’ve learnt about those two sides.

ARSENAL 

Petr Cech

Petr Cech saved the day for Arsenal in the fist half against Liverpool

  • The back four looked soft and too superficial in defending and, more importantly, when they had to play the ball forward. Calum Chambers made a couple of terrible blunders that could’ve costed Arsenal a goal and should definitely spike Petr Chech a good meal for saving the day for Arsenal (with a factual contribution by posts and bar too). This is an old adage for Arsenal: to not have bought some quality and solid full backs in years. With Per Mertesacker and Laurent Koscielny you have more experience than Chambers and Gabriel Paulista, but defensive mistakes, either technical as well as mental, are always behind the corner. Gary Neville blasted Arsene Wenger transfer policy to not buy powerful players (which means players who have a big physical impact on the game) during last years of his tenure. Wenger rebuffed and Arsenal legend Thierry Henry ran in his defense. It doesn’t matter the way you look at it, if there wasn’t Francis Coquelin as the only midfielder to have a strong defensive attitude with the mentality to run after every opponents, to hold the position, and to get stuck in challenges and tackles, defense would be left to its own destiny. I was still amazed by how “compact” Arsenal was in its defensive phase during Community Shields match against Chelsea (won by Arsenal 1-0). Gunners were defending with 10 (if not 11 players) behind the ball with that 3 lines so tight that a breath of fresh air could not get through. That attitude seems vanished, and now Arsenal fans are left mumbling on this average start of the season.
  • Arsenal second half was stronger than the first, at least offensively. They were more consistent in playing offensive football, passing was sharper, players movement was more intense and consistent. Still, something is not coming right in my view. Aesthetics are getting the best over effectiveness. This team DNA, through the years, seems to favor the fine art of scoring by bringing the ball beyond the goal line through an endless streak of passes instead of going for the kill when the moment comes. I’m honest, Arsenal’s power play is a beauty to watch, but sometimes you have to kick a scorcher and score!

    Olivier Giroud

    Arsenal striker, Olivier Giroud

  • Olivier Giroud looked a bit lazy yesterday and the games before. It could be because he’s getting distracted by transfer rumors who want Arsenal big in the market for a top tier striker. Karim Benzema took himself out of the race – he wants to stay put in Madrid and pledged his loyalty to la camiseta blanca –, but Edinson Cavani shares are suddenly sky rocketing and Arsenal is closely monitoring his situation in Paris and be ready to place a competent offer for the former Napoli star. Thing is: Giroud is a very good striker, not excellent though. I think he’s better served for his team mates and Arsenal style of football when he moves around the box, creates holes where the offensive midfielders can get in and look to score or playing the one-two ball and then cut towards the goal. Yesterday he looked too steady, almost stuck in the mud of Liverpool penalty box with the likes of Skrtel and Lovren taking care of him nullifying his dangerousness. Arsenal, albeit the addition of a new player up front, needs the best possible Giroud. Yesterday night he was very far from that.

LIVERPOOL

  • How did Liverpool change from last year squad! Brendan Rodgers reshaped the team and turned its mentality, moulding it a little closer to its personal view of football than last year. It’s more power than finesse. It’s more about being solid in the back, risk a little less, and taking the scoring chances when they arrive than trying to play possession football, being unbalanced and weak in defending the ball. Liverpool deserved to be up at the end of the first half. It’s true, Arsenal got a regular goal disallowed, but Liverpool, on its side, hit the post twice and Cech performed a couple of miracle saves. Emre Can, James Milner and Lucas (who seems to be on his way out of Anfield) provided such a solid performance in midfield. They were playing box to box until their stamina allowed them. They took a breath in the second half, but that’s human nature: they couldn’t continue to keep such an high intensity for the whole 90 minutes. What I liked the most was how they played the direct ball over Benteke when they needed to, and bring the pressing on the other half of the pitch. What I didn’t like? Maybe they were sitting too deep when Arsenal was displaying its power play. Liverpool needed to hold the defensive line higher and make life harder for opponents when they want to get into the penalty box. What was missing (always in my opinion)? Maybe a bit more quality in the holding midfielder when Liverpool had to turn the play from defensive to offensive. A Gundogan kind of player may be the last missing element to become a title favorite. In the end, this year, sides who are aiming at the big prize ought to deal with the Reds.
  • Don’t evaluate Christian Benteke only for the goal he’ll score. He’s a workhorse. He is the target for his teammates when they are in difficult situations. They pass the long ball to him and he will run after it no matter what. He’s opening holes for Coutinho and Roberto Firmino (good debut from the 1st minute for the former Bundesliga’s Hoffenheim) or Ibe. He’s a constant threat in the penalty box because of his physical strength and ability to hit the difficult – but spectacular – shot. It’s not a case that Coutinho’s beginning of the season is beyond expectations. Look for his Belgian colleague on offense to find one (not the only one, of course) good reason.

    Philippe Coutinho

    Philippe Coutinho is having a brilliant start of the season for Liverpool

  • Philippe Coutinho. He’s playing a big part on this brilliant start of the season by Liverpool.  He looks more mature and more confident in his boundless qualities. He’s holding the physical challenge, he’s moving around, and he constantly sees the goal. Only the posts (and Cech, once again) stopped the Brazilian from adding another goal to the one he scored in this season debut . Nevertheless Coutinho seems getting closer and closer to accomplish his full potential and become that difference maker that is in the hopes of Mr Rodgers and all Liverpool fans.

Basket. NBA's ultimate guide by Adriano Arati: Eastern Conference

Adriano Arati is back.

After his first overview with all the movements of the NBA free agency, now  it is time for an ultimate guide to every NBA team after the Draft of June, the free agency frenzy of July and the all the various signings of August. Everything is set for the start of training camps. 

We firstly take a look at Eastern Conference teams.

I hope you’ll enjoy Adriano’s effort and competence. Top notch to say the leas!

CLEVELAND CAVALIERS

Molto più forti di un anno fa. Hanno tenuto tutti i pezzi chiave e preso Mo Williams, l’uomo dai punti immediati in uscita dalla panchina tanto mancato nella finalissima. Soprattutto, recuperano Irving e Love, e assieme a James sarebbero sufficienti per la finale di Conference. Mozgov dall’inizio farà parecchio comodo, sperano che Varejao torni efficace come prima del crac e hanno confermato chi dovevano: Shumpert e la sua difesa, l’idolo delle folle Dellavedova e il tiratore di fiducia James Jones. Richard Jefferson porta esperienza e muscoli, non farà male. La chiave adesso è trovare l’accordo con Tristan Thompson, fondamentale a rimbalzo e per di più super protetto da James. Con Williams in rosa, possono permettersi di salutare JR Smith, anche se un tentativo lo faranno. Hanno perso veteranissimi ormai inutilizzati, Perkins, Marion e Miller, dovranno iniziare a costruire una panchina per il futuro, visto che le prime scelte le hanno usate tutte sul mercato. Il turco Osman promette bene, ma arriverà fra due anni. Joe Harris dovrà battere un colpo.

KyrieIrving

Kyrie Irving, tornerà “come nuovo” con l’inizio della stagione

WASHINGTON WIZARDS

Si sono mossi bene, e saranno ancora da corsa, se non da titolo. La perdita di Pierce è pesante, per la leadership ma soprattutto perché era ancora buono buono. E pure Rusual Butler era prezioso. Hanno reagito con saggezza, portandosi a casa Alan Anderson, Gary Neal e Jared Dudley, tre veterani con tiro e intelligenza, che rimpolpano le rotazioni degli esterni in attesa che Otto Porter si confermi. Hanno lasciato andare Seraphin, in crescita, ma con Gortat, Nene, Humpries, Blair e Gooden sono coperti, anche se non è da escludere un trasferimento del brasiliano. Dalla panchina ci sono anche Sessions, affidabile, e Webster dovrebbe essere tornato integro. Al draft hanno scommesso pesante su Kelly Oubre. Un rischio, perché l’ex Kansas è tutto tranne che un progetto finito, ma se mai ingranasse – con la tecnica e il fisico che si ritrova – il problema dell’ala piccola è risolto per dieci anni. A ogni modo, ripartono da Wall e Beal, e solo i Cavs hanno di meglio a Est.

CHICAGO BULLS

Praticamente immobili. Ma nel loro caso non è un male. Dovevano blindare Jimmy Butler, una delle stelle di domani, e ci sono riusciti. Bobby Portis è una buona scelta per il futuro, adesso sotto canestro di posto non ce n’è. Mirotic non potrà che migliorare, e la speranza è di spremere qualcosa di buono da Snell, in crescita e in scadenza contrattuale, e da McDermott, per avere più punti dal perimetro. Con tutto questo, la chiave rimane comunque Derrick Rose. Se si sente le gambe e torna il magico assaltatore dei primi anni, trovando una quadra con Butler, i Bulls faranno paura anche ai Cavs. altrimenti diventa dura, pur col miglior trio di lunghi della Lega – Gasol, Noah e Gibson – e l’affidabilità dei vari Dunleavy, Hinrich e Brooks. Fra un anno scadono diversi contratti, penseranno anche a quello.

Derrick Rose

Derrick Rose, l’uomo chiave di Chicago

ATLANTA HAWKS

Saranno ancora una brutta bestia per tutti a Est, col sistema collaudato dal bravissimo coach Budenholzer. Hanno perso DeMarre Carroll, il grande collante, ma era inevitabile dopo una stagione stellare e offerte altissime. Loro dovevano prima confermare Millsap, ci sono riusciti e hanno fatto bene. Nel 2016 avranno diverse prime scelte e spazio salariale, e han lavorato pensando a quella data. Nel giro di scambi con i Knicks è arrivato Hardaway Jr, che non sarà Carroll in difesa ma porta punti e atletismo. Proveranno a spremere le ultime gocce di produttività da Jason Richardson e spesso si vedrà il doppio play. Sotto canestro hanno aggiunto Splitter, che farà comodo dietro a Horford, e scommettono sul lunghissimo brasiliano Walter Tavares, scelto un anno fa. Hanno investito su Holiday Jr, passato in

Mike Budenholzer

Mike Budenholzer, coach of the year 2014/2015

un anno dall’Eurochallenge al titolo coi Warriors, ma tutto da collaudare. Con l’addio a Antic se ne va leadership, più che altro, e ci sono due incognite giudiziarie. Sefolosha, invischiato nella rissa con Antic e con la spalla spaccata, e Mike Scott, uno dei più produttivi dal pino, fresco di arresto. La noia è sempre lontana, in the League.

MILWAUKEE BUCKS

Molto ma molto intriganti. Il talento atletico è infinito, partiranno con un quintetto tutto sopra ai due metri, e tutti veloci. Parker ha fatto vedere di essere pronto, prima del crac, e Antetokounmpo non può che migliorare come tecnica e letture. L’arrivo di Monroe porta una minaccia seria in post basso, e serviva parecchio. La conferma di Middleton è preziosissima, ora si attende che Carter-Williams diventi un vero play. Alle spalle c’è comunque Ennis, che regista lo è di sicuro, e soprattutto Vazquez, duttile e un capo vero. A proposito di super-atleti, Henson non scherza con braccia e garretti per intimidire, e sotto le plance Plumlee porterà graditissimi muscoli. La panchina, che tira fuori pure i veterani Bayless e Mayo, il realizzatore Copeland e un altro prospettone, O’Bryant, è più che decente per l’Est. Sono troppo verdi, e d’altronde le due stelle hanno appena fatto 20 anni, ma se riescono a tenere unito il gruppo rideranno a lungo, nella terra del formaggio.

MIAMI HEAT

Justise Winslow

Justise Winslow, prima scelta degli Heat

Nati per correre, potrebbero essere una squadra piacevolissima da vedere. Winslow ha sprazzi abbaglianti, un carro armato mancino che sa giocare, e dalla panchina assieme a Gerald Green è una bella fonte di elettricità. Anche Josh Richardson è un altro esterno molto molto interessante, e James Ennis potrebbe iniziare a rendere. Hanno pagato caro Dragic, a Est lui, Wade e Deng sono un trio di assoluta eccellenza, soprattutto se la squadra riuscirà a correre. Ritorna Bosh, che giocherà molto da centro e vorrà i suoi tiri, ma ad alto ritmo nemmeno lui piangerebbe. Vivranno e moriranno con quello che donerà il pacchetto lunghi. Whiteside è chiamato a confermarsi, McRoberts e Andersen porteranno gomiti, verticalità e, con McBob, pericolosità perimetrale. È arrivato anche Stoudemire, che in attacco rimane un signore, ma in difesa e a rimbalzo è sempre meno efficace. Non puntano subito in alto, devono far crescere Winslow, ma saranno pericolosi.

TORONTO RAPTORS 

Kyle Lowry

Kyle Lowry, point guard di Toronto

Ujiri li ha rivoltati come un calzino, sapendo che con quell’assetto si vincevano 50 gare e si usciva sempre subito. Attorno a DeRozan, Lowry e Valanciunas, perni per i prossimi anni, hanno inserito gente esperta e progetti molto atletici. Il colpo di punta è Carroll, strapagato per strapparlo agli Hawks, che porterà tiro, difesa e cattiveria. Con lui Ross riparte dalla panchina, potrebbe servirgli come stimolo. Scola è una bella garanzia sotto le plance, e Joseph il perfetto paracadute alle spalle di Lowry, in attesa che la scelta Delon Wright si ambienti al piano di sopra. James Johnson porterà come sempre cattiveria e atletismo. Biyombo è una scommessa, il fisico è quello, ma sinora non ha fatto vedere altro. Caboclo e Nogueria sono tutti da scoprire, le doti atletiche ci sono, il resto chissà. Mancano punti dalla panchina, a meno che Ross non faccia il salto, e la leadership di Vazquez sarà rimpianta.

ORLANDO MAGIC

Time is now. Hanno smantellato e ricostruito con pazienza, adesso un nucleo di talento c’è, con Oladipo, Vucevic e Harris. I due lunghi sono perfetti per la NBA moderna, forse non c’è una stella assoluta, anche se Oladipo potrebbe arrivarci. La guardia di domani sarà Hezonja, dotato in maniera imbarazzante di classe e fisico, ma avrà bisogno di tempo. Così come Aaron Gordon, che ha regalato sprazzi di atletismo al debutto ma deve essere costruito. Per solidificare la regia e lasciare campo libero a Oladipo hanno preso il veterano ex Reggio Emilia Watson e scommesso su Napier, molto deludente a Miami. Il titolare sarà comunque Payton, atletico e tosto, per mettere pressione dietro. Un altro bel talento offensivo è Fournier, perfetto per generare punti dalla panchina, mentre Smith e Frye dovranno garantire esperienza e tiro da fuori come falsi lunghi. È il loro mestiere, in difesa rimangono sotto media. Si aspettano segnali pure da Nicholson. A proposito di incognite, coach Skiles è bravissimo, ma dopo mezza stagione può aver già menato tutti.

CHARLOTTE BOBCATS 

Al Jefferson

Al Jefferson, uomo chiave di Charlotte

In cerca di riscatto, nell’immediato si sono potenziati, anche se molto dipenderà ancora dalla salute di Jefferson. Batum a Est può essere dominante in difesa e in attacco, se ne ha voglia, sa far male e aiutare gli altri. Kaminsky, di tutto il draft, è nettamente il più pronto, tira da 8 metri, conosce il gioco e quando è ora sa picchiare. Non dominerà, per limiti fisici, ma la coppia con Big Al in attacco è di lusso. Kemba Walker, pur controverso, è redditizio e mette i tiri pesanti, che non guasta mai. Marvin Williams continuerà a navigare nel limbo, Hawes aggiungerà tiro ed esperienza – ma non difesa – al pacchetto lunghi; Lin come cambio ci sta, e Psycho Hansbrough torna a casa a dare testate a tutti per la gioia dei tifosi. La qualità che manca? Le scelte degli ultimi anni sono tutte nel limbo, Zeller, Kidd-Gilchrist, Roberts, Hairston e gli ultimi arrivi Lamb e Daniels. Nessuno è scarso, nessuno per ora ha fatto il salto, e questo sarà l’anno delle scelte o dei saluti, per tanti Bobcats.

NEW YORK KNICKS 

Arron Afflalo

Arron Afflalo, cerca il riscatto a New York

Sono migliorati, ma rimangono lontanissimi da ogni seria ambizione. I play-off però sono alla portata, e il talento abbonda dietro Melo. Robin Lopez è un centro di fatica che darà una bella mano, così come O’Quinn e Seraphin, atletoni tosti, senza scordarsi i gomiti di Amundson. Sotto canestro, se non altro, non dovrebbero mancare durezza e difesa. Afflalo deve riscattarsi, si farà vedere, e ha punti e testa per essere il collante adatto. L’ex seconda scelta Williams e Lance Thomas daranno garretti e sprint. Le scelte sono scommesse, tutte però molto fascinose. Porzingis deve mettere su muscoli e grinta, ma di 213 che tirano così ce ne sono pochi davvero, e Grant porterà talento dalla panchina. In regia Calderon continuerà a fare da balia a Galloway, l’unico sorriso dell’anno passato che ora però dovrà confermarsi, e con le luci di NY addosso. Ci vorrà tempo, dovranno aspettare Porzingis e Grant, ma un’idea di squadra ora c’è.

BROOKLYN NETS 

Joe Johnson

Joe Johnson, stella dei Brooklyn Nets

Nel limbo. Hanno iniziato a tagliare le spese e a ricostruire, rimangono comunque zavorrati dai vecchi super-contratti. Joe Johnson in primis, ma JJ (se non parte in una mossa per il cap) più i riconfermati Brook Lopez e Thaddeus Young potrebbero essere abbastanza per fare i play off, assieme a un veterano affidabilissimo come Jack in regia, specialmente se Bogdanovic unirà continuità alla sua tecnica commovente. Si sono mossi tanto, firmando a basso prezzo scommesse di vario genere, a partire da un Bargnani a caccia di rivincite. Discorso simile per l’ex numero 2 Thomas Robinson e per Larkin, ed Ellington dalla panchina è utile. Le due prime scelte, Hollis-Jefferson e McCullogh, regaleranno benvenutissimo atletismo. Ha in serpa diversi prospetti tutti da decifrare, Brown, Reed e Sloan si giocano il futuro nei Nets di domani.

INDIANA PACERS

Nuova vita, dopo i sogni di gloria del passato. Salutati West, Hibbert oltre a Scola, Watson e Copeland, puntano su un assetto più leggero attorno a Paul George. A fine anno ha fatto vedere di stare discretamente, se torna quello di due anni fa si comincia subito a sorridere. Al suo fianco, Monta Ellis può essere letale in una squadra da assalto, sempre che le teste non cozzino. La scelta Turner deve diventare il perno sotto canestro di domani, per ora ci sono Jordan Hill e Allen e Mahinmi. Hanno preso Robinson jr e Budinger, che assieme a Solomon Hill, Miles e all’altra scelta Joe Young devono garantire il giusto sostegno alle stelle George e Ellis. In regia rimane George Hill, sempre bravo ma difficilmente decisivo, e si punta probabilmente a sviluppare come play di emergenza uno degli altri prospetti. Play off possibili, ma poco di più. E in fondo è quello che vogliono, vista la ricostruzione.

DETROIT PISTONS

Caldwell Pope

Kentavious Caldwell Pope, talento di Detroit

Un’idea di squadra sembra esserci, e il loro mercato l’avevano fatto a febbraio scambiando per Reggie Jackson. Ora lo hanno tenuto, riempiendo di soldi un giocatore di grande talento ma non ancora una guida in campo, e abbastanza simile all’altra baby star, Caldwell-Pope. Entrambi senza ruolo, potrebbero combinarsi discretamente. L’unica certezza rimane Drummond, che a rimbalzo e come intimidatore già domina, se mai mettesse qualche movimento farebbe paura. Hanno perso Monroe per nulla, e sicuramente avrebbero potuto gestire meglio la vicenda, o scambiandolo o trattenendo uno dei pochi lunghi validi in post della Lega. Con Drummond si pestava i piedi, è vero, ma perderlo per nulla? Ilyasova come “4” titolare in compenso è perfetto con AD, apre il campo e conosce il gioco. Stanley Johnson, scelto alla 8, potrebbe essere titolare dal primo giorno. Fisico, concentrato, non sarà mai uno sparapunti ma un collante di livello sì, eccome. Rimane la questione Jennings, che con due titolari davanti potrebbe piantare grane, e il paracadute è già in casa, Steve Blake, se resta. Marcus Morris, Granger, l’eterna promessa Bullock, Baynes, Tolliver e Anthony sono tutti discreti gregari, ma dipende come si miscelano i “capi”.

BOSTON CELTICS 

Brad Stevens

Brad Stevens, coach dei Celtics

Si sono mossi parecchio, accumulando scelte future a pacchi. Puntano alla caccia grossa nel 2016, e nel frattempo hanno chiamato altre due guardie, Hunter e Rozier, che affolleranno il reparto già occupato da Thomas, gli enigmatici Smart e Turner, dal sempre efficace Bradley e dal confermato mastino Crowder. La qualità di suo non manca, va trovata la quadra: se Turner decidesse di averne voglia, tanti nodi si scioglierebbero, ma il talento è pari all’indecifrabilità. È arrivato David Lee col suo pesante contratto utile da scaricare a fine anno, e nell’immediato darà comunque una mano, e spiegherà un paio di cose a Sullinger, Olynyk e Zeller. Amir Johnson è una bella presa, tosto e solido in difesa, un punto fermo che mancava. Hanno tenuto Jerebko, che dalla panchina male non farà con la sua intensità, e preso pure Jones III dai Thunder: l’atletismo e il tiro ci sono, in questi anni non ha combinato molto. Per Stevens il lavoro non manca, si pensa al futuro e se a metà anno le cose andassero male non è impossibile che i veterani pregiati, Bradley su tutti, possano salutare.

PHILADELPHIA 76ERS

Oltre l’indecifrabile. Anche sfortunati, perché Embid si è già ri-rotto e al draft sono riusciti a scivolare alla terza posizione, ma le strategie di Hinkie rimangono comunque misteriose alle menti umane. Continua a fare da facilitatore per gli scambi di mezza NBA, accumula scelte e spazio salariale ma non quaglia mai. Ed è difficile convincere free agent col loro record. Perso Russell alla 2, Okafor era la scelta obbligata e rispetto a Noel e Embid questo è un trattato offensivo. Necessita di tempo  e di lavoro atletico, e andrà fatto convivere con Noel, che almeno in difesa è efficace. Fra gli esterni di talento ce n’è, ma selvatico e mal combinato. Fra Covington, Grant, Sampson, Wroten e Thompson dovranno indovinare la miscela giusta, se esiste, e si è aggiunto anche Staukas. Giocatore di sistema se ce n’è uno, potrebbe riuscire a rimpiangere la lucidità dei Kings, ed è tutto dire. Canaan è un discreto play d’ordine, ma certo non un titolare. Gli unici veterani sono Landry e Wallace, in anno contrattuale e quindi alla ricerca di cifre. A Phila dovranno avere ancora tanta pazienza.