Pall. Reggiana, vincere e respirare

Stefano Gentile Pall. Reggiana

Stefano Gentile, eccellente nella Supercoppa di Torino

Pall. Reggiana vincente e convincente nella due giorni di Torino. Quella che ha regalato alla squadra biancorossa in secondo trofeo “pesante” in tre anni.

Dunque

  • Pall. Reggiana, delle quattro squadre coinvolte in questa manifestazione è parsa quella che ha voluto maggiormente questa coppa. Che ha sentito l’importanza psicologica, più che tecnica, di onorare al massimo delle sue possibilità quest’impegno, giocando al meglio delle sue possibilità le due partite che l’hanno vista coinvolta. Quindi chapeu a Pall. Reggiana, a giocatori e staff per la serietà e la tostaggine con cui hanno affrontato l’impegno di Torino. Un bel segnale di mentalità, non c’è che dire.
  • Conoscendo le dinamiche e il modo di pensare dei maggiorenti di Pall. Reggiana, che il volere così fortemente la Supercoppa nasca da un bisogno di a) darsi delle certezze in vista di una stagione con delle aspettative importanti dopo un precampionato in chiaroscuro (chiariamoci, il precampionato conta qualcosa più di 0. O meglio, conta per chi deve fare degli abbonamenti e che se perdi o non ingrani può avere un’influenza negativa sulla corsa al botteghino a sottoscrivere il tagliando annuale, ma se si ragiona in base ai risultati, è bene guardare a lunedì prossimo e all’impegno con Torino. Ecco quel giorno il risultato inizierà a contare davvero) e b) dal calmare le acque dopo un paio di settimane in cui la tensione è stata palpabile tra questione palasport, sfoghi, solidarietà ed exit strategies più o meno paventate. Era troppo importante giocare al massimo questa manifestazione – vincerla è stato un bonus fantastico – per sedare un po’ gli animi. Abbassare il livello dell’acqua che stava salendo un po’ troppo (per altro inutilmente, siamo ancora a settembre vivaddio!), riannodare un po’ le fila del discorso e ricreare quella chimica tra le varie componenti dentro e fuori Pall. Reggiana che sono stati uno dei segreti dei suoi successi dell’ultimo lustro.
  • Siccome, poi, come le sfighe, anche le fortune non vengono mai da sole, ecco che a rasserenare ancor di più il cielo sopra Via Martiri della Bettola ci pensano anche quei birbantelli dei tedeschi
  • La familiarità e la chimica già molto avanzata tra i giocatori di Pall. Reggiana hanno indubbiamente costituito un vantaggio competitivo importante nei confronti di Sassari e Milano. Soprattutto in questa fase della stagione, si è potuto notare in modo patente la differenza tra una squadra che in molte fasi degli 80′ giocati si trovava ad occhi -semi – chiusi  e altre due che hanno cambiato l’intera struttura del roster (Sassari mantenendo la stessa filosofia – talento, talento, talento…. talento! -, Milano onestamente tutta da scoprire) e che sono a tutt’oggi dei veri e propri cantieri aperti. Certi brani di pallacanestro biancorossa sono stati decisamente importanti, c’è una forte continuità con la fase finale della scorsa stagione, sia dal punto di vista offensivo dove tempi e spazi sono abbastanza rispettati (salvo solo quando la palla ristagna un po’, ma almeno a Torino i vari Amedeo Della Valle, Stefano Gentile, Pietro Aradori e Darjus Lavrinovic hanno sempre pagato la cauzione) sia, e questo secondo me è l’aspetto dove Reggio è parsa più cresciuta, nella fase difensiva. I raddoppi sul portatore di palla sono stati puntuali, le “scalate” e le rotazioni a tempo. Molto bene. Pure troppo per essere “solo” il 29 di settembre.
  • Parliamo un po’ di singoli. Mentre molti di voi intorno ai primi di luglio si stracciavano le vesti perché Andrea Cinciarini aveva giustamente deciso di accettare l’offerta della sua vita e percorrere l’autostrada alla volta di Milano (salvo poi essere oggetto, lui pure, del metodo Cervi, che a Reggio Emilia praticano in molti, dopo che domenica, contro Pall. Reggiana, il “nostro” ha disputato una partita a tratti obiettivamente poco commendabile per bruttezza) qualcuno – ….. – sottolineava come con Stefano Gentile, Pall. Reggiana non ci avrebbe affatto perso. Anzi, in coppia con Andrea De Nicolao ci avrebbe pure guadagnato! I primi exit poll vanno in quella direzione. Il fratello di Alessandro, è stato il mio Mvp della due giorni torinese. Il terzo quarto contro Sassari è stato pesante nel far rientrare Reggio in partita dopo che gli americani del Banco avevano dato fuoco alle polveri. Contro Milano è stato di una solidità importate. L’upgrade rispetto a Cinciarini? Dire che ha più tiro è perfino puerile sottolinearlo. Gentile gioca tra la linea dell’equatore (tiro libero) e quella dei 3 metri della pallavolo. Il suo ufficio è quello, ogni tanto si avventura in zingarate, ma generalmente è lì dove opera. Avete presente il beneficio che porta alla manovra un play che pompa meno la palla e che soprattutto scende poche volte sotto la linea della carità? Più spazio per gli altri. Campo allargato. Capacità di vedere tagli ed uscite con maggiore tempismo e, tutto sommato, non andare ad intasare degli spazi. Inoltre a livello di difesa sulla palla mi pare più efficace. Infine, questo è cattivo. C’ha una vera, reale, tangibile fotta (oh, il Dna è quello…) e non mi dispiace per niente. Poi, siccome sono un po’ incontentabile, dico anche che nei finali di quarto le scelte devono migliorare. La lucidità deve prevalere – almeno in quei momenti – sull’istinto.
  • Darjus Lavrinovic è il miglior pivot della serie A – un anno dopo, same ol’ story – e il cardine delle fortune di Pall. Reggiana. Punto. Finito. La giuria non è nemmeno istruita a riaprire il caso. Che è ovviamente chiuso. Una prece: conservate la sua schiena, i suoi quadricipiti, i suoi retti femorali, i suoi polpacci intatti da qui fino a giugno!

    Pietro Aradori Italia

    Pietro Aradori, uno dei volti nuovi di Pall. Reggiana quest’anno

  • Apprezzabile l’atteggiamento e l’approccio alla sua nuova avventura in Pall. Reggiana di Pietro Aradori. Ha messo punti pesanti nel finale della partita contro Sassari, è stato solido e contundente contro Milano, fornendo anche un bel contributo in difesa, roba che non gli riesce sempre così bene.
  • Degli altri, da Amedeo Della Valle (eletto, lui sì, MVP della manifestazione. Ad maiora) a Rimantas Kaukenas ad Achille Polonara si sa tutto ed avremo tempo di parlare di loro nelle settimane a venire.
  • Infine quello che su cui bisognerà lavorare un po’. Sono sostanzialmente due le aree in questo momento che mi hanno “preoccupato”. La prima: i rimbalzi. Contro Sassari il differenziale è stato -4 (31 a 27 per i sardi). Contro Milano il disavanzo è stato ben più marcato: -12, mitigato (eufemismo) dalle 24 palle perse (contro solo le 11 di Pall. Reggiana) dei meneghini. La sensazione avuta è che Pall. Reggiana sia un filo leggera sotto canestro. Mi sembra un problema strutturale. Potrà migliorare – soprattutto con il miglioramento della forma di Veremeenko – ma ho come il timore che senza maggiore fisicità e “presenza specifica” la questione rimarrà sul tappeto.

    Vladimir Veremeenko Pall. Reggiana

    Vladimir Veremeenko, nuovo straniero di Pall. Reggiana

  • Vladimir Veremeenko. E’ fuori forma. Oh, in Pall. Reggiana c’è da dire che una contrattura al polpaccio dura un mese, quindi ci sta anche… Ma il giocatore va decisamente recuperato a una forma “agonistica”. Senza però incorrere nell’errore di volerne forzare il ritorno al top, così da metterne a repentaglio la salute fisica e perderlo per un bel po’ di tempo. Inoltre non è un “cinque”. Ma questo già si sapeva. Ha piedi veloci, è uno che “parla” la stessa lingua di Kaukenas e Lavrinovic con cui bisognerà trovare il modo (e il coraggio) di proporli assieme. Potrà dare una bella mano, ma è parso davvero molto, troppo, indietro.

(PS: a proposito della “vendetta” di Pall. Reggiana su Sassari. Ho come la sensazione che in Sardegna facciano fatica a prendere sonno da sabato sera, e se proprio ci fossero problemi di insonnia ho come la sensazione che a quelli di Sassari basti guardare lo Scudetto che hanno cucito sulla maglia per riprendere a riposare placidamente… Purtroppo, scusate la crudezza, non c’è il benché minimo paragone tra il Tricolore e la Supercoppa. Quest’ultimo rimane un trofeo importantissimo, da coccolare quasi, per Pall. Reggiana e l’ambiente reggiano. Se mi si parla, però, di “vendette”, scatta la vena provincialistica al sapore d’erbazzone e mi scende la libido di default… eh vabbè)

Italbasket, mission accomplished?

Italbasket: mission accomplished… evviva!

  • Italia-Repubblica Ceca sembra finita da secoli. In fondo è avvenuta solo un paio di giorni fa. Eppure è quella che ha regalato all’Italbasket il pass per aver il… pass alle Olimpiadi di Rio del 2016. Figo no?… Eppure, più ripenso al dentro/fuori con i Cechi e più sale quel pizzico d’amaro per un’occasione perduta. Mi riferisco ovviamente alla partita dei quarti di finale contro la Lituania.
  • Vediamo un po’ di fare ordine in questo che vuole essere un post di chiusura di quello che è stata Italbasket in questo Eurobasket 2015 e come mi è parsa… dal divano!
  • La partita contro la Repubblica Ceca è stata a tratti un ottimo allenamento agonistico. Era evidente, perché fortemente tangibile, il senso di quella mancanza di tensione agonistica al massimo livello che era palpabile la sera prima contro la Lituania, oppure nelle gare precedenti che valevano il passaggio del turno per uscire dalla palude di un girone eliminatorio ai limiti della praticabilità e che, a onor del vero, in termini di stanchezza fisica e mentale alla lunga ha lasciato il segno.

    Andrea Bargnani Italbasket

    Andrea Bargnani, ha giocato una grande partita contro la Repubblica Ceca

  • I ragazzi di Italbasket ci hanno messo un tempo a scrollarsi di dosso il torpore, a sputare fuori le tossine di 45′ pesanti giocati contro una squadra tostissima (e infatti, guarda chi c’è in finale?), la rabbia che nasce dalla consapevolezza di aver buttato via un’occasione. E’ successo verso la fine del secondo quarto, quando finalmente l’Italia ha preso un minimo d’inerzia grazie a Marco Belinelli e Danilo Gallinari, per poi scappare nel terzo periodo con un Andrea Bargnani sontuoso. Con la Repubblica Ceca intenta a “gestire” le forze per giocarsi tutto nella gara contro la Lettonia, che infatti è stata dominata dai cechi facendo la storia cestistica della loro nazionale, piazzandosi settima, e cogliendo quindi, priva volta nella storia, l’opportunità di disputare il torneo preolimpico e giocarsi un posto a Rio.
  • Per chiudere il discorso sulla Repubblica Ceca dico solo che Jan Vesely si è dimostrato un giocatore di altissimo rango europeo, giocando in un ruolo, quello di centro, che probabilmente – vista anche la tendenza delle pallacanestro di oggi giorno – è quello più confacente a lui, anche se poi mi ricordo che il ragazzo era stato scelto alla numero 6 dagli Washington Wizards  per essere impostato addirittura da esterno. Esperimento che, per varie ragioni non è riuscito (né a Washington né a Denver dove di fatto non ha mai avuto una chance). Aggiungo anche che, in una sorta di passaggio simbolico di consegne, sono curioso di vedere Tomas Satoransky di là dall’Oceano, quando il prossimo anno vestirà la maglia degli Wizards, appunto, che lo hanno scelto alla 32 del draft del 2012. Quando sei sostanzialmente una point guard di 2.01, la tua dimensione tecnica e agonistica non può che essere al massimo livello: ossia la National Basketball Association.

    Simone Pianigiani Italbasket

    Simone Pianigiani, coach dell’Italia

  • Torniamo a Italbasket allora. Faccio due considerazioni finali in generale (mi riserverò un post pagellone sui giocatori nei giorni prossimi – gli eventi si accavallano e non avendo il dono dell’ubiquità mi riesce difficile seguire tutto). Perché ho scritto sopra che mi rimane l’amaro in bocca per un’occasione perduta contro la Lituania. Perché, vedendo rotazioni, conduzione tecnica, e performance dei giocatori chiamati in causa giovedì nella partita contro la Repubblica Ceca, la gara contro Jonas Valanciunas e compagni si poteva veramente vincere. Secondo me è stata condotta – sul campo – in modo non ottimale. E’ doveroso avere un piano partita. E’ doveroso seguirlo. Poi però c’è la partita. E la partita “detta” certe scelte. Giocare 18′ filati con gli stessi giocatori è mandare quei giocatori al “massacro” da un punto di vista fisico e mentale, perché al momento in cui la partita si decide (e quella è stata una vera dog fight contro un avversario busso come dicono a Reggio Emilia) i tuoi migliori sono cotti. Dire che la conduzione tecnica (attenzione gli allenatori sono tre. Lo sostengo sempre, perché è la verità. Il capo allenatore è il vertice di un lavoro di gruppo, poi però ci sono gli assistenti che hanno un’importanza altrettanto fondamentale. Si è gruppo in campo, ma lo si è, vieppiù, in panchina) nella partita contro la Lituania ha lasciato perplessi può certamente dare fastidio a chi la riceve, ma ritengo sommessamente che sia nella natura stessa delle cose e nel rispetto dei ruoli. E, vado a memoria, mi pare che nella storia dell’umanità solo uno ha camminato sulle acque e moltiplicato i pani e i pesci; ma magari – alla mia ancora “tenera” età – mi sono perso qualche pezzo….
  • Ho notato molta festa per aver centrato l’accesso al torneo per avere l’accesso a Rio. Era l’obiettivo minimo. E’ giusto festeggiarlo. Ma secondo me si è solo a prima della metà dell’opera. In termini assoluti questa Nazionale vale molto di più del quinto (o sesto) posto con cui si classificherà alla fine. Certamente è un miglioramento rispetto all’ottavo dell’ultima edizione, però il potenziale di questa squadra è molto più grande. Solo che non ho ancora capito qual’è la vera identità della stessa. Che “animale da pallacanestro” è quest’Italbasket?
  • Ultima parola per un hashtag: #wearefamily. Me lo sono ritrovato ovunque. Ho visto tavolate di giocatori al ristorante a celebrare l’inizio dell’avventura europeo e la fine della stessa. Ho visto spinto questo concetto in tutte le possibili salse. Bello eh, per carità, però io quando vedo queste operazioni di marketing rimango sempre un attimo diffidente. Sapete cosa mi ricorda il #wearefamily in stile Italbasket? Lo #StrongerTogether dei Miami Dolphins che usano ormai da quando, purtroppo, la mia squadra di football americano preferita, si coprì di vergogna sull’intero suolo statunitense per il famoso bullying scandal  con Richie Incognito (ora ai Buffalo Bills) e Jonathan Martin (ora ritirato) protagonisti di questa vicenda. I Dolphins, per cercare di rifarsi un’immagine e dare un senso di compattezza al gruppo – effettivamente e solidamente emendato da comportamenti deprecabili che però nel machissimo mondo dell’NFL non sono estranei – ha coniato l’hashtag di cui sopra (strongertogether – più forti assieme, in sostanza) per testimoniarlo. Il problema è che poi alla fine la squadra, nonostante gli slogan, ha navigato nelle mediocrità di un record del 50% tra vittorie e sconfitte, slalomeggiando tra polemiche striscianti – e pubbliche – tra giocatori, e giocatori e allenatori. Ovviamente, per quanto riguarda Italbasket nulla fa riferimento a “scandali di bullismo” o questioni che riguardino più la cronaca che lo sport. Anzi! In questo senso, per fortuna – sottolineato mille volte – i ragazzi che compongono il gruppo mi sembrano tutti dei signori professionisti.  Questa lunga digressione, però, mi serve per dire che alla fine, essere “una famiglia” è bellissimo, ma poi bisogna farlo vedere in campo – se poi lo si fa anche al ristorante o davanti alla Playstation tanto meglio! – con un aiuto puntuale in difesa, con un palleggio in meno e un passaggio in più al compagno libero, con un rimpiazzo se il tuo compagno perde l’uomo, con la concentrazione massima sul compito da svolgere sia a livello individuale, che di gruppo. Ecco, per me, #wearefamily significa soprattutto questo, il resto è una figata, ma, dal mio umile punto di vista, secondario.

Italia-Lituania: talent vs system

Italia-Lituania…. un bel coitus interruptus…

  • Talent versus system… who wins? Tradotto per i non inglesievoluti: Italia-Lituania, talento contro sistema…. chi vince?
  • Vince il sistema. Anche ieri sera, purtroppo, ne abbiamo avuto l’ennesima, stucchevole, ripetitiva, insopportabile conferma. Il talento ti concede di arrivare a giocartela, ma se le fondamenta del tuo gioco sono poco stabili, se segui “l’onda” e non hai la pazienza di aspettare “quella giusta”, se non hai chiaro in testa dove vuoi andare e con chi, c’è poco da fare: al momento topico, contro una squadra tosta (ma abbordabile), alla fine si perde.
  • Si perde di poco? Certo. Il -10 finale è bugiardo come pochi. Ma si perde. E ci si gioca il Preolimpico contro un avversario di quelli che, in tutta onestà, preferirei evitare.

    Marco Belinelli Italia

    Marco Belinelli, 18 punti per lui contro la Lituania

  • Il sistema dell’Italia? Il pick and roll tra Marco Belinelli e Andrea Bargnani. Nel secondo tempo è stato questo. Giocato allo sfinimento (anche perché in campo pressoché ininterrottamente per tutta la ripresa, supplementare compreso). Con ottimi risultati certo. Ma nel supplementare nessuno dei “nostri” stava più in piedi e lì gli azzurri sono colati a picco.
  • Tutti a dare addosso ad Alessandro Gentile. Certo la palla che poteva dare all’Italia la vittoria nei tempi regolamentari è stata gestita in modo dozzinale, pedissequo, naive come direbbero gli inglesi, da un giocatore che fino a quel momento aveva fatto tutto sommato bene. Ho notato (e qualcuno dopo mi ha confermato che la cosa non è stata effettivamente gradita dal diretto interessato) che Marco Belinelli ha gradito poco la cosa. Nello specifico ha perfettamente ragione. Gentile ha fatto quello che, molto poco prosaicamente, si definirebbe una cazzata. Tuttavia, questa mattina, mentre scorrevano le immagini del secondo tempo dell’Italia (ho tolto l’audio perché i decibel di Flavio Tranquillo hanno praticamente raggiunto quelli delle prove del concerto di Luciano Ligabue AL Campovolo), un mio amico ex giocatore mi faceva notare che alla stessa età di Gentile, quando Belinelli si affacciava prepotentemente al grandissimo basket, in Nazionale (quella dei Gianluca Basile, piuttosto che di Gek Galanda), lui tirava tutto quello che vedeva, fottendosene delle gerarchie. La maturità, e la maturazione, soprattutto, di un giocatore (e di un uomo, più che altro) è un fatto che richiede tempo e un’innumerevole quantità di esperienze. Certo, l’MBA cestistico, Belinelli se l’è fatto negli scorsi due anni da Prof. Gregg Popovich, e da lì direi che il nostro ne è uscito conscio delle sue qualità e di come si dovrebbero giocare i possessi pesanti.

    Danilo Gallinari Italia

    Danilo Gallinari, stella dell’Italia e dei Denver Nuggets

  • Dopodiché aggiungo questa cosa. Italia-Germania a Berlino, ultima palla del regolamentare: Danilo Gallinari, punti due. Italia-Lituania, palla a Gentile. Risultato: palla giocata a usta (come si dice dalle mie parti). La domanda nasce spontanea: l’ultimo tiro dell’Italia, chi lo scocca? A casa mia, zero dubbi: Gallinari, prima opzione, Belinelli, seconda, Gentile, terza. E da lì non si scappa. Ma poi rimane sempre il solito discorso del divano e della panchina…
  • Accorciare le rotazioni di per sé non è una brutta cosa. Però poi le energie, soprattutto quando si gioca praticamente tutti i giorni, e la partita per come si sviluppa, dovrebbero consigliare un utilizzo “razionale” delle stesse. Se i tuoi go to guys si sparano un intero secondo tempo in campo, più un supplementare (con Bargnani con la bua al polpaccio e Belinelli con l’inguine ballerino) non è che puoi pensare che al supplementare non si perdano palloni stupidi o manchino le forze per concludere a canestro o per correre dietro a palla e lituani. Nicolò Melli – ottimo nel primo tempo meritava di giocare anche nel secondo tempo -. Marco Cusin, con tutti i suoi limiti, minuti per stare in campo ne aveva (e due mazzate le poteva tirare). Insomma. Rotazioni corte certo, ma non tali da portare allo sfinimento le stelle dell’Italia.
  • La mia sensazione? Proprio per quel discorso del talento, l’Italia ha avuto due fiammate veramente importanti nel secondo quarto (28-22, con 4 punti filati di Cusin, appunto…) e nel terzo (57-52, recuperando alla grandissima da -8 – 40-48 – con Bargnani e Belinelli in super auge) ma non ha avuto la forza e la compattezza tecnica per sostenere i parziali provando a sferrare altri “pugni”.
  • Mi spiace per Andrea Bargnani. Ne ho parlato tanto in questo Eurobasket. Però ieri secondo me ha giocato una grandissima partita contro un avversario, Jonas Valanciunas, che ieri ha spiegato due o tre cose su come si gioca pivot. Andrea non è andato sotto, ha iniziato poco preciso al tiro ma ha proseguito. Ha continuato a tirare ed alla fine, nel terzo e quarto periodo ha fatto vedere cose egregie. Nel supplementare è andato a sud anche lui, ma non ne aveva più. L’unico difetto? Il solito: 5 rimbalzi. Troppo pochi…
  • Complimenti alla Lituania. Questi giocatori, indipendentemente dal tasso di talento di cui dispongono, hanno una pallacanestro in testa ed è quella. Cambiano le generazioni, ma il DNA, la “cultura” che hanno rimane indelebile. Ed è un bel vedere e una bella cultura. La pazienza di aspettare un buon tiro. La perfezione nelle spaziature. Le letture. La voglia di fare l’extra pass per mettere in ritmo il compagno meglio piazzato. L’idea che ogni gioco ha un obiettivo, e quell’obiettivo comunque va perseguito con fiducia. Muovere palla e giocatori. Quello che avviene sul lato debole determina l’esito di quell’azione. Mi levo il cappello. Tanta roba.
  • E chiudiamo con un po’ di dichiarazioni illuminanti. Pollice alto per Danilo Gallinari

Non ci sono scuse, è andato via un obiettivo che avevamo in mente, adesso a mente calda è difficile trovare le parole giuste, ma la strada è ancora lunga e ancora un obiettivo da raggiungere. Mi sono rotto le palle di perdere, questa era un’occasione importante, non l’abbiamo sfruttata. Non si giocano gli Europei tutti gli anni, questa era una grande occasione ed è andata, ma adesso abbiamo un obiettivo importante. Sappiamo benissimo cosa fare nei prossimi giorni, sarà fondamentale vincere

Abbiamo avuto buone opzioni per vincere la partita prima del supplementare. Faremo fruttare quest’esperienza domani

  • Su quest’ultima affermazione mi permetto solo di far notare che non è che si affronti una Lituana abbordabile tutti gli anni. E che certi treni, per l’Italia, vanno presi quando passano. Infine, oggi è un altro giorno: e la Repubblica Ceca, come l’ha definita un mio amico, è un avversario…. cazzuto.
  • And the winner is…. Riccardo Morandotti!… La Moranda due o tre robe a questo gioco le sapeva fare, sulla sua pagina Facebook l’ha toccata con discreta scioltezza…

Singolarmente siamo forti molto forti, il basket è un gioco di squadra.

  • Finita qua. Nient’altro da aggiungere.