Pallacanestro Reggiana, maledizione finita

Rimas Kaukenas Pallacanestro Reggiana

 

Pallacanestro Reggianaan ugly win and the jinx is history. 

Per i diversamente poliglotti (mi piace questa definizione): una brutta vittoria e una maledizione che diventa… storia.

  • Pallacanestro Reggiana a Pistoia aveva preso costantemente delle spatuzzate storiche. Dallo psicodramma della stagione della promozione con un quarto periodo allucinante, a quella dell’anno prima – quello della salvezza in Legadue grazie ad…. Antonio Porta – in cui Reggio sembrava aver ammainato la bandiera. Alle prestazioni non prestazioni degli ultimi anni. Insomma, Pistoia ha rappresentato per Pall. Reggiana, ciò che l’Amburgo rappresenta per il Borussia Dortmund: un tabù. Una partita in cui eventi ancestrali avvenivano, gli astri si allineavano e com’è come non è, la squadra tornava a casa con un orango, e non più  la scimmia con cui si era presentata alla palla due. Bene, ora c’è una differenza in questo nobile (per Reggio Emilia, eh, sia chiaro) paragone: la maledizione biancorossa è cancellata. Quella dei gialli di Herr Thomas Tuchel, no (vedasi qui per capire la comicità di certe cose….).
  • Pallacanestro Reggiana la sfanga con le stesse armi viste a metà settimana contro l’Alba Berlino: la durezza mentale, la cattiveria, la fisicità in difesa…. E le scelte sbagliate di “tale” Ronald Moore che nell’ultimo minuto ne ha commesse più di Bertoldo (Fallo di sfondamento commesso dopo non aver mosso un singolo secondo la palla… e lo sfondamento c’è tutta la vita e 0/2 ai liberi a poco più di 1″ dalla fine con il primo che doveva essere segnato e il secondo sbagliato per consentire un eventuale tap-in e rimandare tutto ai supplementari). Ma tant’è. In tempi di grosso casino e formule alchemiche tra italiani e stranieri, stranieri comunitari e extracomunitari, con un magnate russo che ipnotizza tutta la Brianza (titolo a tutta pagina de “La provincia di Como” perché regala un mazzo di fiori alla Cremascoli prima della partita. Un misto tra Piccolo Mondo Antico e il Libro Cuore…. a tanto è arrivata la professione giornalistica.), dove non c’è uno straccio di certezza del diritto a qualsiasi livello (e chi difende la regola, lo fa perché ballano fior di migliaia di euro, mica perché c’è da salvare il movimento ), si può anche pensare che i due terzi degli americani che popolano lo Stivale dei canestri nel loro paese natale farebbero i ball boys in qualche arena dove giocano i grandi. Inutile pretendere troppo. Il livello è questo. Si vive e si muore – sportivamente parlando – con le iniziative di giocatori che a volte non ne hanno idea. Sic transit….
  • Pallacanestro Reggiana dicevamo. Monumento a Rimantas Kaukenas (su di lui, mi dilungherò dopo su un altro aspetto), che nella veste per cui è pagato al momento (se non mi sono perso qualche passaggio, ovviamente…) fa la differenza giocando una partita d’altri tempi per durezza, vocalità e contenuti tecnici.

    Veremeenko Pallacanestro Reggiana

    Vladimir Veremeenko, il bielorusso ha fatto sentire il suo peso difensivo a Pistoia

  • Peana rutilanti anche per lo stesso Valdimir Veremeenko che, essendo l’unico (assieme al buon Rimas quando ha fiato ed energia) che fa legna in retroguardia, quando si alza il livello dello scontro fisico va a nozze. Ha ragione un ottimo intenditore di pallacanestro (e non solo di quella): “E’ l’unico che ci mette della cattiveria dietro…”. Ehhhh già: quindi tutti a stracciarsi le vesti per il buon bielorusso. Oh i rimbalzi sarebbero sempre 2 (in 24 minuti) e lui farebbe il centro (senza esserlo, per altro) di Pall. Reggiana. Bazzecole, se conta fare a sportellate, Vladimir è il tuo uomo e ci son partite che vinci proprio alzando il livello dello scontro.
  • Ecco è proprio questo ciò che ha, secondo me, senso portarsi a casa da Pistoia e che, a mio modesto avviso, rappresenta una svolta importante per il futuro del campionato di Pallacanestro Reggiana: l’idea che anche se si gioca male a pallacanestro (e Reggio a pallacanestro, al momento, male ci gioca… purtroppo) c’è un propellente che ti fa guadagnare tempo, spazio e, soprattutto, punti in attesa che qualcosa di tecnicamente migliore si possa vedere anche in futuro. Questo salto di qualità, mentale, più che fisico, è roba delle ultime settimane. Una squadra che non abbassa lo sguardo e frigna se la temperatura in campo sale, ma che è all’altezza dello scontro fisico e risponde. Credo che il vituperatissimo Stefano Gentile (la settimana appena passata è stato oggetto di una sorta di processo mediatico all’indirizzo del figlio fratello d’arte) in questo aspetto abbia i suoi bravi meriti. Poi, certi palloni giocati negli ultimi due minuti di gara non sono commentabili per decenza (e perché gli avvocati costano…). Però, tra Veremeenko e la sua fisicità e ingombro, l’aura carismatica di papà Rimas e Gentile e la sua cazzimma (è il meglio che possa fare per cavarmela con stile…)  questa Pallacanestro Reggiana ha una veste un po’ diversa rispetto alle versioni passate.
  • Secondo me, pur non giocando un buon basket, il momento peggiore per Pallacanestro Reggiana è passato. Domenica arriva l’Armani “fashion”… Che è in crescita. Il mio gut feeling è che ci sono tutte le premesse perché finisca come l’anno scorso e come tre anni fa. Spero vivamente di non sbagliarmi.

    Max Menetti Pallacanestro Reggiana

    Max Menetti in conferenza stampa

  • Chiudo con una piccola osservazione. Scorrendo Facebook mi è capitato di vedere sulla pagina di Basket Time l’intervista post Pistoia allo stesso Kaukenas. Devo ammetterlo: sono un po’ confuso. Il rispetto, la considerazione e, soprattutto, l’ammirazione per l’ex Siena sono sincere (oltre che dovute). Però…. penso ci voglia un po’ più rispetto dei ruoli. Ascolto le sue parole e mi chiedo: è un giocatore che parla o un allenatore? Pallacanestro Reggiana a volte è strana, perché c’è un allenatore che a volte parla come un giocatore e un giocatore che, a volte, parla come un allenatore. A me, personalmente, (conta zero lo so, però lo dico comunque. E’ il mio blog e faccio quello che voglio) crea confusione questa cosa e mi fa sorgere anche qualche domanda. In particolare una: cui prodest? Al di là del fatto che Max Menetti non ha bisogno del mio personale endorsement (probabilmente è l’ultima cosa che desidera), ritengo che, pur con tutti i suoi limiti, pur piacendo o non piacendo, egli (cioè Max) due o tre cose le abbia fatte per la pallacanestro a Reggio Emilia anche prima dell’avvento di papà Rimas (tipo salvare una squadra praticamente spacciata, promuoverla in serie A dominando un campionato, raggiungere i play off dopo un’annata da ricordare nella stagione da neopromossa e così via…) quindi, ritengo che ci voglia un po’ più di rispetto anche nella comunicazione. Che Reggio abbia vinto perché nel secondo tempo sono cambiate “le regole difensive” aspetto che me lo dica il coach e che mi spieghi il perché. A mio modesto avviso, in un club sportivo le cose funzionano bene se i ruoli sono chiari e definiti. Altrimenti il rischio è quello di venire strumentalizzati e di “servire” per qualcosa o qualcuno. Se Kaukenas, perché no, ha mire da tecnico (legittime, legittimissime per svariate ragioni) basta che si accomodi in panchina e faccia vedere a tutti quanto è bravo e verrà giudicato per le sue capacità. Altrimenti continui a predicare pallacanestro in canottiera e mutande, perché lì, a 39 anni, è ancora in grado di far parlare i suoi polpastrelli e le sue incredibili palle. Pistoia docet… (e scusate se ho osato tanto. Sono consapevole che Dio dovrebbe solo essere adorato).

Grissin Bon, il fortino regge

Achille Polonara Grissin BonGrissin Bon, il fortino continua a reggere.

In via Guasco il percorso dei biancorossi continua ad essere intonso: 4 vinte o 0 perse. Anche la Dolomiti Energia Trento ha dovuto inchinarsi alla legge del Pala Bigi.

  • Chiariamo subito: la partita di ieri la Grissin Bon la doveva vincere “sì o sì”. Era importante perché dopo quattro sconfitte di fila tra campionato e coppa, era fondamentale rimettere in moto una Formula Uno con una Power Unit che pareva essere più sfiatata di quella di una McLaren Honda di quest’anno.
  • Quindi, vincere. E basta. I due punti sono arrivati. Brutti, sporchi e pure un po’ cattivi. Poi, onestà vuole, che al di là del fatto di aver portato il record a 5 vinte e 3 perse, c’è poco da suonare le fanfare. Ma tant’è, in periodi di scarsa brillantezza, ci si aggrappa a tutto, e questi due punti sono pesanti proprio perché, almeno, fanno respirare la squadra, danno tranquillità, e fanno sì che la temperatura dell’acqua, alzatasi a livelli bollenti in settimana.
  • Va detto che la partita di ieri è stata una brutta partita di pallacanestro. Si può dire? Si offende qualcuno per caso? Probabilmente la posta in palio era tanta. Ma sta di fatto che il 69 a 65 finale per la Grissin Bon rispecchia 40 minuti di basket mediocre, in cui i lampi di classe di alcuni sono stati rari momenti cestisticamente rilevanti tra lunghi periodi di torpore, costellati da errori tecnici su entrambi i lati del campo.
  • La Grissin Bon – come contro Pesaro – era partita forte con un 17-0 in 6 minuti ad inizio partita. Ma già come contro i marchigiani, e pure nella stessa partita contro Trento, i biancorossi hanno dimostrato di non essere in grado di sostenere i vantaggi. Una squadra in forma, di fronte a un approccio nullo come quello dei trentini, avrebbe pigiato sull’acceleratore ed avrebbe messo a “dormire” la partita in un tempo. Invece, gli ospiti pur non entusiasmando, e anzi, giocando una partita obiettivamente scarsa, hanno avuto sempre l’opportunità di tornare a contatto (dal 17-0 appunto, al 22-19 nella parte iniziale del secondo quarto). Reggio era riuscita ad andare avanti di 14 (48-34 nel terzo quarto) e 15 punti (61-46, massimo vantaggio, nell’ultimo periodo). Anche lì, Trento, è riuscita a rimontare, mangiando punto su punto una Grissin Bon, come detto, incapace di sostenere i break a suo favore.
  • Quattro considerazioni.

    Rimas Kaukenas Grissin Bon

    Rimas Kaukenas, durante la settimana le parole, ieri i fatti…

  • La prima. Rimantas Kaukenas settimana scorsa ha rilasciato un’intervista “che passerà ai posteri”. Ora, al di là di ciò che posso pensare io della stessa (secondo me discutibile per tempistica e, soprattutto, per certi contenuti), quello che va sottolineato è che papà Rimas oltre a parlare, ha fatto anche i fatti: ha segnato i primi 4 punti della gara (con la difesa trentina che guardava, come dire, da distanza di sicurezza e interessandosene il giusto….). Soprattutto Rimantas ha sciorinato tutto il quantitativo di huevos che si porta in dotazione quando ha scoccato la bomba del 68-61 in transizione che ha di fatto tolto le castagne dal fuoco a una Grissin Bon improvvisamente stesa a metà tra il lettino dello psicanalista e quello dell’emergency room. Quella è roba che se la sbagli può succedere di tutto. Se la segni, c’è solo che da applaudire: prima il coraggio e poi il gesto tecnico. Come direbbe qualcuno “il senso del dramma” è stato pienamente rispettato…
  • Stefano Gentile.
    Stefano Gentile Grissin Bon

    Stefano Gentile con la maglia di Cantù, sua ex squadra

    L’ha detto Hugo Sconocchini in trasmissione, lo dico modestamente anche io che non ho scudetti, Olimpiadi e argenteria varia da esporre in anni di carriera di altissimo livello: Gentile è quello che nel terzo quarto ha spaccato in due la partita ed ha scavato quel vantaggio che ha consentito alla Grissin Bon di impantanarsi, successivamente, senza pagare dazio (solo qualche capello bianco in più a gentile pubblico, ma il grigio piace dicono….). Al di là delle cifre, l’impatto degli 8 punti del figlio d’arte sono stati pesanti. Soprattutto è stato importante che a) facesse correre il pallone e dettasse un minimo di ritmo b) evitasse errori banali in difesa. Anzi meglio, evitasse giocate poco razionali in momenti topici della partita. Missione compiuta e tiriamo inanz….

  • Achille Polonara. Fortuna che ieri c’è stato lui. Che è parso quasi quello dell’anno scorso. Ha punito tutti gli scarichi. E’ stata valida spalla di Kaukenas nel break iniziale della Grissin Bon. Da due ha infilato un percorso netto notevole. Da tre, pur senza esagerare, ha ripreso confidenza con il canestro. In generale, anche se a rimbalzo può e deve far di più, si è visto un giocatore un po’ più vivo rispetto alle ultime uscite. La speranza è che quella di ieri sia l’inizio di una risalita. Sarebbe splendido, perché, in un reparto lunghi ai minimi,  (ieri Pechacek DNP CD per dirla all’americana) se Polonara torna su, questo assume tutta un’altra conformazione.
  • In generale. Quello che si è notato è uno stato di forma precario non ottimale. La Grissin Bon pare manchi di brillantezza fisica in molti suoi uomini. E’ un problema, perché poi non si ha la forza di finire i break quando vengono iniziati. Soprattutto si cercano soluzioni individuali a problematiche tecniche che dovrebbero essere risolte collettivamente attraverso un passaggio, un taglio o una “lettura” in più. Quando questo è avvenuto, la Grissin Bon è andata via liscia come l’olio. Quando invece si è andati ognuno per i fatti propri, sfinendo lo Spalding a forza di palleggi, si è fatto il gioco degli avversari che hanno recuperato. Fortunatamente non abbastanza.
  • Infine. Il presidente di Trento si è vagamente infastidito per il commento di Sky e per il trattamento di favore riservato a Kaukenas. Che ingenuo che sono, pensavo si fosse infastidito perché i giocatori che lui paga sono scesi in campo contro la Grissin Bon sotto di 17 punti….

Reggio Emilia, il motore batte in testa

Lavrinovic Reggio

Il motore di Reggio Emilia inizia seriamente a battere in testa.

Tre sconfitte consecutive in una settimana. Una classifica definibile come “mediocre” al momento. Una cifra di gioco che sta vieppiù scemando. Segnali non confortanti verso una settimana che prevede il derby con Brindisi in Eurocup e, soprattutto, una sfida tostissima contro Trento in campionato domenica prossima.

  • A Venezia si poteva fare. E’ la convinzione che mi ha lasciato la visione della partita. Con un po’ più di struttura e di attenzione c’era modo di portare a casa una W che sarebbe stata esiziale per vivere meglio una settimana pesante e riprendere un po’ di vigore.
  • Perché si poteva fare? Beh le cifre e le prestazioni dei singoli ci vengono abbastanza in aiuto. Venezia ha semplicemente trattato il pallone come fosse il pezzo di un asteroide appena caduto sulla terra e rinvenuto al Pala Taliercio: 20 palle perse (Michael Bramos e Mike Green hanno svettato nella categoria con 4 turnovers a testa). Hrvoje Peric – che durante le semifinali dei play off dell’anno scorso aveva fatto molto male a Reggio Emilia (e non solo a lei) – ieri è stato un fantasma che si è aggirato per il campo. Thomas Ress che a stento si reggeva in piedi e Ben Ortner in una di quelle giornate. Insomma, Venezia non era al top. Lei pure si presentava all’appuntamento con tre sconfitte consecutive e con una squadra che balbettava. Rimane la sensazione, quindi, che per Reggio Emilia si sia trattato di un’occasione persa, nonostante la giustificazione di un roster ridotto.
  • Perché non si è fatto? Perché nonostante la prestazione di Reggio Emilia sia stata di gran lunga migliore di quella sciorinata (si fa per dire) sette giorni or sono contro Cremona, tuttavia non è stata sufficiente. L’impressione, come detto, è che sia mancata una struttura di gioco solida per poter tornare da Venezia con i due punti in tasca, a cui si aggiungono degli errori nelle rotazioni che non vanno bene e che devono essere eliminati velocemente, a cui si è aggiunto che ci sono giocatori lontanissimi dall’essere pronti e che ora hanno minuti (e occasioni) importanti che però non sono (e saranno) in grado di sfruttare e, last but not least, il fatto che al momento, troppi giocatori non sono in forma.
  • Partiamo dall’ultimo punto, che è quello più facile. Il grado di forma fisica e mentale di un giocatore, dal mio modesto e limitato osservatorio, è quanta presenza egli ha in difesa (sempre per quel famoso broccardo che la difesa è un fatto di gambe, di fisico, ma anche di testa e di voglia). Ci sono giocatori che mi pare abbiano “smesso”. Amedeo Della Valle, purtroppo, ha colpito “il muro” ed ora bisogna attendere che la curva di rendimento torni in ascesa. Penso che l’indice dello stato di forma di ADV sia come si applichi nella difesa sull’uomo, quanti palleggi di penetrazione tiene, quanto è “sveglio” nell’aiutare sulle rotazioni. Ieri è stato saltato all’oxer un totale di volte. I piedi sono stati mossi poco. Sulle linee di passaggio è stato praticamente assente. Il problema è che il roster è talmente ridotto all’osso (perché i lunghi sono in sottonumero e Silins è un esterno sottratto a quel reparto e Strautins è un bel talento ma mi lascia delle riserve sia sul presente che in prospettiva) che Della Valle deve necessariamente fare gli straordinari. Idem dicasi per Achille Polonara. L’impatto è stato sotto i minimi consentiti. La difesa è stata impalpabile. Il “vero” Polonara ieri, un Peric così, se lo prendeva, lo metteva sul bus e se lo portava a fare un giro. Invece non è così. Non è giusto condannarli. Non è nemmeno giusto dubitare di loro (A Reggio Emilia si fa presto a passare dalle stelle alle stalle). Stanno semplicemente pagando, e pesantemente, il fatto di essere due dei migliori giocatori in ambito nazionale e che, meritatamente, hanno visto premiati i loro sforzi nella loro rappresentativa. Questo calo era prevedibile (basta guardare le cifre dei due ragazzi in stagione). Spiace che chi non l’ha potuto (o voluto) prevedere in fase di costruzione della squadra ora si trova con una coperta cortissima e con conseguenze, in termini di risultati, rivedibili.
  • Errori di rotazione. Siamo tornati alle vecchie situazioni. Voi l’avete vista la faccia con cui Pietro Aradori è rientrato a 6′ dalla fine della partita? Era la faccia di uno a cui per due quarti interi non è riuscito nulla (o pochissimo), che ha fermato la palla più del dovuto, che da ex, ha giocato in un ambiente poco friendly (e stiamo usando un eufemismo), facendo una fatica boia nel mettersi in partita… Ma che, nel terzo quarto, improvvisamente, è esploso: 9 punti, 2 palle recuperate, assist e rimbalzi. Aradori è stato il principale artefice del break che ha portato Reggio Emilia a + 7 (50-57) nel terzo quarto. E’ uscito a un minuto dalla fine del terzo quarto sul 59 a 65, per far posto a Strautins. Ci sta: dai un riposo di un minuto al tuo miglior giocatore, soprattutto quello più caldo in quel momento, più i due dell’intervallo tra il terzo e quarto periodo, così può tirare il fiato, recuperare un minimo di energie, per poi ripartire forte a inizio quarto periodo. No. E’ rientrato a 6′ dalla fine (quindi 5′ filati di pino) con la sua squadra sotto 71 a 69. Da qui alla fine il “nostro” ha chiuso con: 0/1 da due punti, 1/4 ai tiri liberi, 2 rimbalzi e 1 fallo commesso. Caro Pietro: benvenuto nel mondo in cui se passi una partita a cercare il tuo ritmo, lo trovi, spacchi in due la partita per i tuoi, finisci in panchina. E quanto ci finisci non sai più quando rientrerai. E se rientri e il ritmo lo perdi… beh… lasciamo perdere, vah… Sinceramente? Questa tendenza era finita da un po’. Ieri sera è ricomparsa. Prego perché questa fase duri poco (quasi niente) e si torni a una lucida conduzione della gara con rotazioni fatte come si deve.

    Adam Pechaceck Reggio Emilia

    Un primo piano di Adam Pechacek. Il lungo sta dimostrando di essere ancora molto indietro per ricoprire un ruolo rilevante in un team ambizioso

  • Giocatori assolutamente non pronti a sfruttare l’occasione che gli si presenta. Apriamo il capitolo Adam Pechacek. Siamo al cospetto di un giocatore evidentemente non pronto a ricoprire un ruolo importante di una squadra ambiziosa come Reggio Emilia. Siamo al cospetto di un giocatore che in tre azioni di fila sbaglia una schiacciata che non sbaglia uno juniores, scaglia un tiro da tre punti senza minimamente pensare all’idea di uno migliore attraverso un sano, razionale, accettabile movimento di boccia (il principio che chi è libero tira, me lo tengo per Sant’Anselmo al sabato pomeriggio), commette fallo su uno show perché è troppo dritto (pigro oserei dire) e muove male i piedi. Domanda: in cosa è migliorato Pechacek in questi tre anni di Reggio Emilia? Attendo notizia… Dico solo una cosa: se penso che per fare posto a lui, si è rinunciato a Riccardo Cervi e Giovanni Pini (tutti in Italia cercano degli italiani, a Reggio Emilia ci si rinuncia… bah…) mi vengono gli sgrisori lungo la schiena. Oltre al fatto che sotto canestro si è in troppo pochi e se arriva il colpo della strega a uno siamo ai ceri accesi in chiesa.
  • La mancanza di struttura. Poca esecuzione. Troppi palleggi. Pochi passaggi. Poco movimento di palla… Poca execution (l’ho già detto?). Scelte rapide non collima sempre con scelte giuste. Si è tornati a fermare la palla e a fare i turni al tiro. Figlio di un calo di forma. Figlio degli infortuni. Ma a me, certe facce che sto vedendo, non piacciono molto. Spero di sbagliarmi.
  • Purtroppo questa volta, né papà Rimantas Kaukenas né Darjus Lavrinovic hanno pagato la cauzione a Reggio Emilia.
  • Come avevo già scritto qui, a Venezia, al di là di tutti i difetti di una prestazione non ottimale si può perdere. Certo, il sapore di occasione persa rimane, perché questa Venezia è una squadra con una sua vulnerabilità. Quello che non è accettabile, e rimane tale, sono le sconfitte di Capo d’Orlando e Cremona. Quelle rendono il record di Reggio Emilia mediocre al momento. Due sconfitte che sono come due bogey in un giro di golf: quelli te li porti dietro per tutte le 18 buche, e pesano sul risultato.

    Stefano Tonut

    Stefano Tonut, brillantissimo talento di Venezia

  • Prima di lasciarci, mi preme dire due parole su…. Stefano Tonut. Lo ammetto, ne avevo sempre sentito parlare, ma l’avevo visto poco, pochissimo. Quello che mi ha sorpreso: un fisico scolpito per giocare a pallacanestro ad alto livello, con una parte alta del corpo da giocatore importante. Una meccanica di tiro estremamente competente segno che il DNA è qualcosa di importante. Infine, non capita molto spesso che Kaukenas venga battuto in uno contro uno, preso dritto per dritto, e venga messo col sedere sul parquet. Ci sono i prodromi di un giocatore che può diventare importante nel nostro panorama e Charlie Recalcati, che alla sua età la spiega sempre a molti, mica ha pensato di toglierlo quando ha capito che era bollente come l’acqua per un infuso. Al contrario, l’ha cavalcato fino alla fine, e il ragazzo ha risposto in ossequio al talento di cui dispone. Quando vedo i Della Valle o i Tonut, penso che ci sia ancora speranza per il futuro di questo gioco nel nostro Paese.