REGGIO, UN NATALE DOLCEAMARO

  • Vladimir Veremeenko ReggioReggio passerà un Natale dolce e, al contempo, amaro.
  • Dolce, perché nonostante la rumba presa ieri sera in quel di Sassari la squadra è ancora prima in classifica, seppure in coabitazione con altre quattro squadre. La Milano che perde a Pesaro è tanto brutta, se non peggiore, del rovescio subito da Reggio in Sardegna. Che Cremona perdesse a Varese – nonostante i momenti opposti delle due squadre è accettabile -, così come Trento che si è rifatta della prestazione negativa contro Cantù, con una migliore, in casa, versus Capo d’Orlando. Sorprende Pistoia. Ma a questo punto è davvero lecito continuare a considerarla una sorpresa? Forse no. Forse è l’anno in cui sia in Toscana che a Cremona si sono allineati gli astri (In fondo in Premier League detta legge il Leicester di Claudio Ranieri, non si vede perché, più modestamente, nell’Italia del basket facciano la voce grossa anche squadre come Cremona e Pistoia).
  • E’ dolce perché in fondo quello di Reggio è un cammino importante di una squadra ormai consolidata ad alto livello, e questo è un dato assai poco scalfibile.
  • E’ amaro perché la partita di ieri ha segnato un netto passo indietro dal punto di vista della cifra tecnica mostrata dai biancorossi, al cospetto di una delle poche squadre che possano rappresentare un test probante in questo campionato.
  • Dico, finalmente possiamo parlare un po’ di pallacanestro no? Allora, rivisti i primi 5 minuti di partita, Sassari ha sostanzialmente preso un singolo tiro fuori ritmo, una bomba da tre punti di Marquez Haynes senza nemmeno pensare di provare un passaggio, che ha scheggiato il primo ferro. Visto che, però, Sassari ne aveva enormemente di più ieri sera, lo stesso Haynes si è ripreso il rimbalzo (Cosa avvenuta ache un’altra volta in corso di partita con Logan – Della Valle il “colpevole”, se non ricordo male, in entrambe le situazioni) ed ha rigiocato l’azione offensiva.
  • Orbene, il primo brocardo contro una squadra di ritmo è…. non farglielo prendere!
  • Se però, Reggio, mette 4 giocatori in campo che sono dritti come dei fusi in difesa, si fanno saltare al primo palleggio, e viene perso l’uomo sul primo taglio, è chiaro che poi, bisogna iniziare a ruotare. Se ruoti lo devi fare con tempi millimetrici (perché ieri sera Sassari la palla l’ha fatta viaggiare forte) e con un livello di concentrazione molto alto. Altrimenti, scusate la crudezza, si diventa carne da macello. E così è stato.
  • Sassari è stata fatta entrare in ritmo subito. Tutti i giocatori, già abbastanza carichi sin dalla palla a due, hanno acquisito fiducia, e da lì, come dicono di là dello “stagno”, è stato uno… snowball. 
  • Ora, per quanto mi riguarda, per Reggio, il fatto tecnico della gara di ieri è molto chiaro: se non sei disposto ad accettare l’idea che difensivamente non puoi perdere neanche un passo su tagli, cambi di direzione, back doors, scarichi, ecc ecc allora ce la si può giocare, e, alla lunga anche vincerla (in fondo, in questo cazzo di campionato non è scritto da nessuna parte che debbano essere sempre delle cicloturistiche!). Se però questa disponibilità, innanzitutto mentale, manca, allora il risultato è stato quello visto ieri: una lenta, inesorabile, demolizione a colpi di tiri da tre punti. Attenzione, costruiti bene per la maggior parte (Di tiri della “domenica” ieri sera ne ho visti pochi).

    Ojars Silins Reggio

    Ojars Silins, l’unico, assieme a Veremeenko ad aver fatto vedere un minimo di impegno difensivo ieri sera a Sassari

  • Se però gli Amedeo Della Valle, i Pietro Aradori, gli Achille Polonara, gli Stefano Gentile (comico il modo in cui si è spetusciato contro il blocco di un lungo, da rimessa dal fondo, con Logan che si apriva nell’angolo opposto. Lo avevo capito anche io dal divano che sarebbe finita lì la palla, e si poteva fare qualsiasi cosa, salvo quello che è accaduto. Chiaro segnale che la testa era rimasta a casa) non rispettano le consegne difensive, allora è finita. Ed infatti, è durata quello che è durata, cioè poco. In questo ambito, ne salvo due: Vladimir Veremeenko e Ojars Silins. Hanno capito il tipo di partita, ed hanno difeso. Gli altri, ieri, di voglia di abbassare il culo ne ho vista poca. Troppo poca.
  • Dice: ma l’attacco tutto sommato ha funzionato. Eccome! 62% da 2, 25% da 3, 86% ai liberi. Cifre, tutto sommato, da sottoscrivere con serenità in condizioni normali. Ma ho come la sensazione che queste siano statistiche “drogate” dall’arancia meccanica sassarese: “Io difendo, ma in fondo, se muovi la palla un tiro buono te lo concedo, il problema – per voi – è che si gioca al ritmo che vogliamo noi, con i tempi e spazi che decidiamo noi, e voi, alla lunga, non lo reggete”. E infatti…
  • Se Reggio vuole andare a Sassari e giocarsela talento contro talento perde.

    David Logan Reggio

    Un primo piano di David Logan, mattatore nella vittoria di Sassari contro Reggio

  • Capitolo David Logan. Reggio non gli ha mai preso la targa. L’ottimo Vincenzo Iannuzzi su Facebook mi parlava di “Golden State….”. Al di là dell’absit iniuria verbis doverosa e di prammatica, il paragone lo cavalco in questo senso. L’utilizzo di Logan ricorda (absit iniuria ecc… ai massimi livelli possibili) ciò che i Warriors fanno con Steph Curry. Quando porta palla ha libertà di creare e sviluppare dal palleggio (ne ha le caratteristiche), quando si libera della palla, lo tengono costantemente in movimento facendolo passare attraverso vari screens oppure lo fanno lavorare sulla riga di fondo. Seguirlo è dura, durissima. L’unico uomo che ha la durezza mentale per sostenere il tour de force è un fenomeno lituano di 39 anni che però è ai box per un’infiammazione alla spalla.  Detto questo, per avere una chance, si deve, necessariamente passare da lì…Mission failed….
  • Quello di ieri sera era l’ultimo ostacolo alto per Reggio. Mi sento serenamente di sostenere che da domenica, contro Varese, si può tranquillamente tornare alla normalità delle cose. Reggio magari si è rovinata il Natale, ma festeggerà un Capodanno coi fiocchi.
  • Rimango con un’ultima impressione sulla Sassari vista ieri. Quello di ieri, per il Banco ed i suoi giocatori, mi è parso uno statement game. Un messaggio, volendo, è stato lanciato. Se questi attaccano la spina. Se questi decidono che è tempo di finirla con le cazzate ed è giunto il momento di giocare. Se questi, improvvisamente, si mettono  sulla stessa pagina, a mio modestissimo parere, sono ancora i più forti in circolazione, nonostante abbiano cambiato tutto. I se sono tanti, e domenica contro la Giorgio Tesi Pistoia abbiamo quella che il grandissimo Rino Tommasi chiamava “la prova del nove“.
  • Un’ultima, importantissima cosa: un sincero, affettuoso, augurio di un Felice Natale e un ottimo 2016 a tutti voi e alle vostre famiglie. The couch se ne va a Berlino per un qualche giorno – si vedrà un Alba Berlino contro nessuno del campionato crucco di pallacanestro -; i bullet (anche se … del doman non v’è certezza) tornano nel 2016. Come dice il Maestro Buffa: Abrazo 

 

GRISSIN BON, UN'ALTRA CICLOTURISTICA

Amedeo Della Valle Grissin Bon

  • Grissin Bon, ma quando mai ci darai una ragione per dilungarci un po’ a parlare di… pallacanestro?
  • Ebbene sì. L’ennesima cicloturistica. L’ennesima partita in cui il “tutto previsto” suona talmente scontato che se fosse un capo in vendita all’Outlet di Fidenza non lo esporrebbero neanche in vetrina con l’etichetta “scontato al 50%” perché…. sarebbe fin troppo scontato farlo!
  • Hai presente Zorro contro il Sergente GarciaThis is what is all about…. 
  • Lo ammetto: una certa stanchezza mi pervade. Quella di dovermi sorbire “spettacoli” di tal fatta… e, pervicacemente, commentare il nulla per il gusto di farlo (Non me l’ha ordinato il dottore lo so…)
  • Ora, mi chiedo – e umilmente vi chiedo -: quali spunti tecnici rilevanti ha offerto una partita come quella di ieri?
  • Cosa c’è realmente da analizzare?… Potreste serenamente prendere i bullets della scorsa settimana applicarli alla partita di ieri, cambiare il nome dei protagonisti in positivo, shakerare un pochino ed eccovi pronta l’analisi (analisi?) della vostra partita della Serie A italiana tra una forte e una non forte. 
  • Oh, chiariamoci: il tifoso è contento… la sua squadra vince facile, senza patemi, e si conferma una volta di più come una delle prime due, tre forze di questo campionato.
  • Il fatto è che, onestamente, certe partite hanno proprio stufato (Almeno il sottoscritto). Anni addietro le squadre che andavano in trasferta non lo facevano per onor di firma. Se non altro ci provavano. Venivano preparate, avevano un piano partita solido, l’identità tipica dei “guastatori” che magari avevano studiato un qualcosa per infilare un granellino di sabbia nel motore potente (molto potente) dell’avversario. Poi, magari, se ne tornavano a casa col ventello sul groppone. Certo, male faceva, ma almeno ci si poteva guardare allo specchio e dire di averci provato. Ma ora?… Si può dire la stessa cosa?
  • Ieri Caserta ha speso soldi per una trasferta – perché così imponeva il calendario – dando la sensazione di farlo obtorto collo. Che questi qua fossero sconfitti lo si è capito dal semplice modo in cui hanno affrontato le scale che portano al campo dagli spogliatoi. Al modo in cui hanno svolto il riscaldamento.
  • Un tanking tecnico autoimposto. Quasi voluto. E allora la domanda che mi viene spontanea è: ma cosa siete venuti a fare? Perché avete firmato un contratto, per caso? Perché c’è scritto che per una certa cifra (se vi arriva) voi dovete fornire una certa prestazione? Ragazzi, ci vuole però un po’ di rispetto… Innanzitutto verso se stessi. Perché a fare su e giù per il campo prendendo anche delle botte si fa fatica. Perché una squadra che ti asfalta senza neanche mettere la terza marcia non dovrebbe essere un’esperienza piacevole da vivere. Perché, in fondo, fare bella figura in Via Guasco, a Reggio Emilia, un luogo che, insomma, inizia ad essere uno di quelli che contano in giro per lo stivale del basket ha pur sempre un suo perché. Invece no, invece, placidamente, dieci giocatori con la maglia nera sono affondati. Con serenità. Senza far rumore. Sono arrivati. Hanno preso una ripassata. Sono ripartiti. Senza far rumore. Inosservati. Quante partite avete ormai visto così? Io tante. Troppe…
  • Ripeto quanto detto settimana scorsa: la Grissin Bon è una potenza di questa pallacanestro. Gioca un basket intelligente. Di SQUADRA – ripeto… DI SQUADRA!!!!!! -. Perché siamo arrivati al punto che se giochi di squadra, sei già a metà dell’opera (perché metà delle altre non ci provano nemmeno), se poi ci aggiungi un tasso di talento importante con dosi omeopatiche di esperienza ad alto livello, ecco che improvvisamente diventi un contender. 
  • Quello che mi sta piacendo di questa Grissin Bon è che sembra giocare ancora meglio in assenza di papà RimantasE’ come se certi giocatori si sentissero “liberati” – vero Pietro Aradori? -, che tutti si sentissero in dovere di portare il loro mattone, perché il leader indiscusso è in tribuna a firmare autografi, causa infortunio. E’ una bella crescita. Incoraggiante. Ci sono spaziature, ci sono decisioni veloci, c’è la capacità di coinvolgere tutti. Certo, non tutto è perfetto o fila liscio. Ma la Grissin Bon copre le sue magagne “strutturali”, con un’impalcatura di gioco che si sta evolvendo costantemente verso il meglio.

    Achille Polonara Grissin Bon

    Achille Polonara ieri è parso tornare sugli standard eccellenti dell’anno scorso

  • Poi, ammettiamolo, partite come ieri sono perfette da giocare. Massima resa, minima spesa, si direbbe… Un allenamento con in palio due punti. Una partita così è perfetta, perché gli automatismi si oliano ancora di più; perché si acquisisce ulteriore fiducia in ciò che si fa, e, soprattutto, è perfetta per far ritornare in forma giocatori che magari stavano attraversando un momento di appannamento. L’Achille Polonara di turno. Il Pietro Aradori di nuovo puntero cinico e spietato che segna tanto con pochi tiri. O l’Amedeo Della Valle  brillante e con un vecchio amico: il tiro da fuori.

    Max Menetti Grissin Bon

    Un primo piano del coach della Grissin Bon, Max Menetti

  • Max Menetti ha parlato di partita matura da parte di una squadra maturaE’ una bella sintesi. Aderente a ciò che effettivamente si è visto ieri. Una partita che ha ufficializzato la presenza della Grissin Bon alle Final Eight di Coppa Italia. E’ un bel traguardo. Ormai, però, in questo panorama non può più essere considerato una conquista. Semmai, la “conquista” è della Vanoli Cremona o della Giorgio Tesi Pistoia, le invitate a sorpresa al ballo delle grandi. Ma per la Grissin Bon…. no. Il rango ormai è quello della grande squadra. Andare alle Final Eight è solo un piccolo passaggio.
  • Mercoledì sera, la Grissin Bon ritrova una vecchia avversaria….la ricordate? A Sassari non ci saranno tricolori in palio. Ci sono però rapporti di forza da confermare. Forse, è quella la speranza, ci sarà pure una partita di pallacanestro da vedere. Ma di quello non sono completamente, totalmente, sicuro….

 

Grissin Bon e la differenza tra basket e pallacanestro

Ojars Silins Grissin Bon

Grissin Bon e la solita, abbastanza stucchevole, lezione di “pallacanestro” al malcapitato avversario di turno: in questo caso l’Enel Brindisi.

  • La partita l’avete vista. Nel caso ve la siate persa, ecco qui.
  • Nel  caso l’abbiate vista, ma vogliate gustarvi gli highlights, ecco qui.
  • Le dichiarazioni del dopo partita del coach della Grissin Bon, Max Menetti le potete trovare qui
  • Quelle del coach dell’Enel, Piero Bucchi, qui.
  • Le conclusioni, sinceramente, traetele voi…
  • Il fatto è che di queste “non” partite di serie A ormai ne sto vedendo ormai in continuazione. A Cremona era stata la Grissin Bon a non presentarsi. Ieri è stata l’Enel Brindisi. Mentre cercavo di tenermi interessato a ciò che stavo osservando, una domanda continuava ad affiorare nel mio ormai lasso cerebro: se io fossi chi caccia i soldi per assicurarsi i diritti di questo spettacolo, sarei felice o no di aver messo i soldi (non tantissimi ma comunque sempre soldi sono) in una Lega che all’ora di pranzo della domenica offre una partita senza equilibrio, con un livello di scarsa spettacolarità? Che tipo di return of investment (ROI) ci può essere quando il livello è questo qua? Non lo so… Si sa come funziona in Italia. Molte decisioni vengono prese con scarsi fondamenti economici e molti fondamenti politici. Certamente per l’utente finale – che è poi quello che paga – il paragone fra Sky e Rai non si fa neanche (siamo a galassie di distanza l’una dall’altra), ma poi, anche per il buon Bonfa (che ci ricorda sempre come sia bravo a sapere cos’è un pocket pass) e il buon Huguito (Sconocchini), passare un’ora e mezza della loro vita – non so quanto ben pagati  – a commentare qualcosa come quello visto ieri deve essere durissimo.
  • Sia chiaro, la Grissin Bon ieri ha dato una vera lezione di pallacanestro. Ha giocato con una qualità altissima.  I giocatori hanno evidenziato la massima disponibilità a passarsi la palla e cercare la soluzione migliore. La squadra ha mostrato un’attitudine ottimale a difendere su qualsiasi avversario, partendo dalla responsabilità individuale di tenere gli “uno contro uno” fino al sistema di aiuti che ieri sono scattati puntuali – anche se poi il bisogno di farli scattare è stato minimo visto che i giocatori brindisini la palla non se la sono passata, facendo fare ai reggiani la figura dei mastini in difesa.
  • Il segnale più incoraggiante, a parte le 7 vittorie consecutive della Grissin Bon (L’ultima sconfitta proprio contro Brindisi in Eurocup, ma lì erano stati i biancorossi a spararsi su un piede), è che mi pare proprio che la squadra abbia ufficialmente svoltato. Impressiona, positivamente, il fatto che una delle sue migliori prestazioni stagionali sia arrivata proprio con papà Rimantas (Kaukenas) contumace per un’infiammazione alla spalla – ragazzi, a 39 anni, improvvisamente il corpo, anche quello di uno pseudo cyborg come il suo, e nonostante il guru svedese che gli fa i programmi, ti abbandona. Quindi, questo ulteriore stop and go di Rimas personalmente me l’ero messo in preventivo. Tiri come un matto per un pezzettino di stagione, ma poi d’un tratto paghi. E’ l’età bellezza… ed i rigori di un basket iper atletico come quello dei giorni nostri (ed è anche la ragione per cui la famosa petizione per portare Kobe Bryant una stagione a Reggio Emilia mi appare più che altro come una simpatica iniziativa per aumentare il numero di click su un sito che bisogno non ne avrebbe…. e comunque non attraverso una petizione surreale, ecco) -. La squadra ha mandato in doppia cifra 4 elementi. Ha fatto giocare tutti. Ha trovato buone risposte da ragazzi come Arturs Strautins. Soprattutto  ha confermato di avere un’identità ed una cultura che la definisce.
  • Ed è proprio la cultura e l’identità che la Grissin Bon di ieri ha messo in evidenza che mi lascia abbastanza tranquillo per i tempi che verranno. Nel senso…. sono tranquillo nel considerare il fatto che Reggio Emilia non uscirà dal vertice della pallacanestro italiana per fattori, per così dire, esogeni. Se accadrà, sarà perché fattori endogeni faranno sì che un certo livello di investimenti e di spesa sulla squadra non possano più essere mantenuti sul medio/lungo periodo. Personalmente sono molto più preoccupato delle conseguenze che la crisi della Landi Renzo Spa – la deflazione colpisce tutti, purtroppo (Guru docet) – possa avere sul divertissement di famiglia, piuttosto che di Milano, Sassari, Trento e via discorrendo.
  • Vedendo la partita ieri, mi è parso tutto molto chiaro. Reggio Emilia potrà serenamente mantenersi al top della Serie A di basket – nonostante le critiche, l’incontentabilità degli analisti, dei brusii, e di tutto quello che si vuole – perché gioca a un gioco che gli altri non praticano. Gioca a quella cosa per cui cinque ragazzi con la stessa maglia e canottiera cercano di passarsi la palla per trovare il tiro migliore per far vincere il nome che c’è scritto davanti alla stessa canottiera, e non quello dietro. In difesa, idem. E’ un fatto di cultura. Di identità. E, pure, di soldi (far giocare gli italiani, garantendosi una posizione di classifica eccellente, crea introiti), il che, visto che si parla di professionisti, è un added value e non una colpa. Il vertice del basket italiano è veramente di pochi: di quelli che hanno una base italiana che definiscano una certa cultura del lavoro e di quale sia il percorso per raggiungere certi obiettivi. Tolta Pistoia (che merita il massimo rispetto), guardate pure chi è in testa alla classifica. Milano è la più internazionale di tutte; per il mio modesto parere, non è un benchmark perché nonostante i soldi spesi – come scrivevo lunedì scorso – mostra un’attitudine perdente (l’uscita prematura dall’Eurolega – non certo persa contro il Cedevita settimana scorsa – ne è l’ennesima riprova), ma ha una cosa che altri non hanno: un maestro in panchina. Piaccia o non piaccia, Repesa è uno che insegna questo sport. Poi, che lo si voglia mettere in discussione perché la squadra non rende, è logico, ma fa sempre parte di quanto dicevamo esattamente poco sopra.
  • Il resto della truppa è un’accozzaglia di squadre che allocano la maggior parte delle loro risorse in americani di scarso livello, che vedono nella lega italiana un punto di partenza, un modo per mettersi in mostra e magari attrarre squadre di altre leghe europee (dove ci sono i soldi…. anche lì, probabilmente, ancora per poco). Che identità e che cultura si vorrà mai costruire in queste realtà? Quando ogni anno la spina dorsale della squadra viene cambiata? Che livello si vorrà mai raggiungere, quando, come ieri, ci sono dei giocatori che ad un certo punto si mettono a giocare solo per le loro statistiche?… Per questo son tranquillo: criticabili per criticabili, la Grissin Bon, rebus sic stantibus , ai vertici ci starà eccome.

    Toto Bulgheroni Grissin Bon

    Toto Bulgheroni, ex patron della Pallacanestro Varese e uno dei grandi padri nobili del basket italiano

  • E chiudiamo con queste parole di uno dei padri nobili della pallacanestro italiana: «Io sono legato ai giorni andati, quelli in cui si faceva il bene della pallacanestro e non solo delle proprie società. Non potrei mai fare il presidente di un organismo in cui ci sono soggetti che non pagano gli stipendi ai propri giocatori e in cui gli ultimi arrivati credono di poter insegnare ai vecchi. La lega attuale, per di più, non ha poteri. Vogliono fare il 6+6 (squadre composte da sei stranieri e sei autoctoni ndr): ma dove li vanno a trovare i sei italiani?». Chapeu, Antonio Bulgheroni, per tutti Toto. La Grissin Bon, per ora, sei italiani li ha trovati. E che italiani….

 A proposito di identità, dalla Grissin Bon alla Bmr… Una breve digressione

Bmr Scandiano

La squadra della Bmr Scandiano davanti allo stabilimento del suo main sponsor

  • Oggi è un post lungo, me ne scuso, se siete ancora con me ve ne sono vieppiù grato. Però, visto che ero al Pala Regnani di persona, ieri, ritengo doveroso spendere due parole per quanto visto tra Bmr Scandiano e 4 Torri Ferrara. Alla vigilia era la prima (4 Torri Ferrara) – a 18 punti – a pari merito, contro la seconda (Scandiano) a 16. Il risultato è qui. 84 a 56. Una sola parola: impressionanti. La Bmr di ieri è stata impressionante. Ha stritolato la capolista un quarto alla volta, togliendo letteralmente l’aria all’attacco estense mano a mano che la partita è andata avanti, con gli avversari che ad un certo punto l’hanno data su mentre Scandiano continuava la sua opera di demolizione. Parlando di identità e di cultura, il paragone tra Grissin Bon e Bmr lo rivedo nella partita di ieri. Una squadra, quella scandianese, che ha un’identità solida, con un allenatore, Luca Spaggiari, che è un tutt’uno con la società (a parte l’anno sabbatico, cui è stato costretto tre anni fa). E’ vero: questa Bmr ha tanto talento (Bartoccetti, Bertolini), tanta esperienza (Farioli), e tanta classe (il redivivo Federico Pugi) diffusa in tutti i reparti, ma poi ci vuole un “certo” allenatore per mettere tutti sulla stessa pagina, far si che tutti si passino la palla, e che tutti possano esprimere il loro talento all’interno di un ritmo di gioco che coinvolga tutti. Soprattutto e qui secondo me, c’è il suo capolavoro (al momento in cui scrivo ovviamente): quello di averli fatti difendere tutti, ottenendo disponibilità e abnegazione da parte anche di coloro che magari vedono nella difesa un simpatico intermezzo tra i vari momenti in cui la palla sosta nella metà campo offensiva (Bartoccetti che “lotta” per la posizione contro un lungo avversario in uno dei vari miss match della partita di ieri è l’immagine più vivida che mi rimane di quanto sto scrivendo). Chapeu – nuovamente – per questa squadra, e per la società. Poi oh, è ovvio che a Bill Clinton e Charles Bronson al presidente Bertani e al plenipotenziario Umberto Messori un qualche sgrisore lungo la schiena starà venendo, visto che a sto giro, a Scandiano la squadra per vincere c’è sul serio….