IL PAGELLONE GRISSIN BON: NON SI SALVA NESSUNO

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Come tutti i lunedì su Basketreggio è uscito il pagellone della partita di sabato sera tra Sidigas Avellino e Grissin Bon Reggio Emilia. Il risultato è stato, come tutti sanno, di 75 a 67 per la squadra campana che ha condotto da inizio a fine.

Come già spiegato ieri nei bullet soliti del lunedì, la partita dei reggiani è stata profondamente mediocre. Lo è stato da un punto di vista tecnico e lo è stato dal punto di vista dell’atteggiamento.

Questo si riflette ovviamente anche dal punto di vista delle valutazioni dei singoli che infatti vede tutti i giocatori biancorossi dietro alla lavagna. Nessuno si salva da una partita così scarsa di contenuti e valori.

Certo, ci sono differenze e sfumature in queste valutazioni, ma la sostanza è che nel pagellone tutti vengono bocciati.

IL PAGELLONE – IL MIGLIORE 

Lavrinovic il pagellone

Un primo piano di Darjus Lavrinovic

Il migliore della Grissin Bon nel match di sabato sera è stato Darjus Lavrinovic. Sia chiaro, è, come vedrete nel link sottostante, una prestazione da 5,5 . Le cifre lo salvano decisamente, perché una prestazione da 12 punti in 12 minuti è apparentemente ottima. Ma quello che lo condanna è l’impatto difensivo in cui anche lui è miseramente naufragato (d’altronde, a 35 anni, con piedi non velocissimi, senza regole certe su come difendere in certe situazioni ci si espone a brutte figure) e, soprattutto, il nervosismo nei confronti di tutti.

IL PAGELLONE – IL PEGGIORE

Stefano Gentile Pall. Reggiana

Stefano Gentile, il peggiore dei suoi nella trasferta di Avellino

Non c’è un singolo dubbio su chi sia stato il peggiore sabato sera: Stefano Gentile. Come già sottolineato in altri post, la beneficiata di Joe Ragland è stata possibile anche grazie alla “non” difesa dell’ex canturino il quale non ha mostrato la benché minima voglia di assolvere al minimo sindacale richiesto per il livello a cui si gioca: provare ad opporsi all’avversario. Non è mai stato un mastino, né si pretende che francobolli l’avversario, ma almeno l’idea di provarci sarebbe se non altro utile e incoraggiante, oltre che rispettoso nei confronti dei compagni.

continua a leggere su: http://www.basketreggio.it/sidigas-grissin-bon-il-pagellone/

 

 

 

Il basket non è (solo) improvvisazione

Il basket non è improvvisazione. Non lo può semplicemente essere.

  • Ok, certo, puoi avere Stephen Curry e Klay Thompson. Ma, a basket, vinci anche perché hai anche Iguodala e Draymond Green. Vinci perché quelli che hanno la green light per uscire dallo spartito, poi, quando c’è da sudare, stare assieme e tenere duro (ossia in difesa), almeno l’impegno ce lo mettono.
  • Vinci, perché anche se sei il più talentuoso della combriccola, non sei esente dallo sbatterti assieme a quelli meno dotati di te. Dal metterci uno straccio di intensità e voglia di competere. #perdire …..
  • Mi si racconta che ad Avellino, dopo che i 10 giocatori della Grissin Bon avevano lasciato un uovo ( dall’inglese: to lay an egg) sul parquet del Pala DelMauro, negli spogliatoi è scattata un Lituania (e repubbliche limitrofe)– Italia senza arbitro. Come sia finita non è dato sapere. Come non è dato sapere se il rumor corrisponda a verità (diciamo che sulle mie fonti tendo a mettere la mano sul fuoco). Fatto sta che questa sarebbe stata la naturale conclusione di quanto visto in campo per un’ora e mezza poco prima. Aggiungiamo anche che in casa biancorossa trattasi di caso di self policy. Già accaduta l’anno scorso con ottimi risultati (la Finale Scudetto lo testimonia) e come in tutte le buone famiglie a volte si va d’amore e d’accordo, altre volte si discute. E di brutto. Cos’è che fa la differenza? La famiglia stessa. Ho come la sensazione che le testoline presenti nel gruppo di quest’anno non siano esattamente quelle dell’anno scorso. Le cose accadono. Shit happens (non ve la traduco), ma poi bisogna stare attenti. Sulla crisis management (gestione della crisi) sono stati scritti interi manuali. Forse qualcuno è bene che venga letto…
  • Ora, quello che si è visto ad Avellino è stato brutto. Così come è stata brutta la partita con Torino in casa (ma lì i due punti sono arrivati, quindi un po’ di polvere è stata messa sotto il tappeto) ed altrettanto mediocre il secondo tempo contro il Trabzonspor in Eurocup, dove di basket se n’è visto poco.
  • Orbene. Ci sono alcune cose che mi hanno fatto particolarmente specie.

    Darjus Lavrinovic in primo piano - Reggiana basket

    Un primissimo piano di Darjus Lavrinovic. Il centro lituano è apparso alquanto fumantino in quel di Avellino

  • La prima. Vedere Darjus Lavrinovic incazzato come un puma fin dal primo secondo in cui ha messo piede in campo. Che Darione sia vocale lo si sa. Le cose le vuole fatte in un certo modo. Se non gli piacciono, parla (non come il papà Rimas, lì siamo ad un altro livello). Il fatto è vederlo nervoso, irascibile, onestamente sopra le righe, sin dal primo momento. Quella è una spia. Se qualcuno la riconosce e non si volta dall’altra parte è meglio.
  • Perché Darjus ha un diavolo per capello? Forse perché la difesa sul pick and roll sabato sera è stata qualcosa da Rocky Horror ShowQualcuno, magari più attento, più preparato, e più addentro alle cose, mi può spiegare quali sono state le regole con cui è stato difeso il fondamentale del gioco su cui Avellino ha sostanzialmente costruito il suo successo? L’unico fondamentale, aggiungo. Perché, qualcosa mi dice che, fermato quello, Reggio, da Avellino, sarebbe tornata con due punti in più in classifica (la controprova non c’è, ma due partite le ho viste – forse non capite – ma viste si…). L’interpretazione offensiva/difensiva del pick and roll (i puristi lo chiamano screen and roll) è, quasi, tutto nel basket del 2016. Sabato sera ho visto la collaborazione piccolo/lungo lasciata ad libitum dei singoli interpreti. Una volta si cambia. Un’altra volta si raddoppia. Forse si esce. Forse si sta dentro. A volte si pressa la palla, altre volte no. Un dato certo: il terzo non collabora mai, quindi, una volta saltata la prima linea, siamo nel campo delle preghiere elevate a sistema. Penso a uno come Vladimir Golubovic e vedo il suo viso spaesato. Onestamente, una cosa così, a questo livello non è accettabile. La si può buttare sull’ironia finché si vuole, ma semplicemente non è un qualcosa che può essere presentato in campo. Reggio è, sempre e comunque, la seconda forza del campionato, bisogna presentarsi meglio. Molto meglio. Non arrivo a pensare alle ripetizioni fino alla morte del buon Fabrizio (Frates) (sempre sull’attenti) al “Pick and Roll con 4 si cambia, con 5 no” ecc ecc. Ma Cristo Santo, tra il nulla e il tutto una via di mezzo ci deve pur essere!
  • Capitolo Joe Ragland. Dunque: queste sono le sue cifre annuali:

Le cifre di Joe Ragland di Avellino

Sono drogate da quanto gli è stato concesso di fare sabato sera. Il punto di partenza è, aspetta che ci penso…. il pick and roll (se poi il piccolo è Stefano Gentile, allora, ragazzi è una festa per tutti. La difesa – difesa… – fatta vedere sabato sera è stata una mancanza di rispetto verso se stesso, il suo essere un giocatore professionista, ed i suoi compagni. E sarebbe bene che qualcuno, da dentro, glielo facesse notare…). Ragland è un buon giocatore. Ma non è improvvisamente diventato Derrick Rose…

Vladimir Golubovic ai tempi del Basket Lubiana

Vladimir Golubovic quando vestiva la maglia dell’Olimpia Lubiana. Nello specifico si appresta a giocare un pick and roll con Sani Becirovic: talento, all’interno del sistema…

  • Vladimir Golubovic. Eccoci qua. Dunque, mi sono preso la briga di interagire con un mio contatto in Spagna per chiedere informazioni. Quanto dettomi:

 Vlado es considerado aquí un jugador muy trabajador, con buena ética de trabajo y que suele dar un buen rendimiento en los clubes que ha estado…Sus habilidades más importantes son la inteligencia en el juego para aprovechar las ventajas de los compañeros y el tiro a media distancia.

  • Per i diversamente spagnoli significa che “Vlado qui è considerato come un gran lavoratore, con una buona etica e che ha sempre dato un buon rendimento nei club in cui ha giocato…. Le sue qualità più importanti sono l’intelligenza nella capacità di approfittare dei vantaggi creati dai compagni e il tiro dalla media distanza“. Tradotto: è un giocatore di sistema, se la squadra viaggia secondo canoni solidi, lui migliora se stesso e gli altri, se ognuno va per i fatti suoi, lui non capisce come muoversi e quindi non rende. Allora: per “Vlado” non ho visto nessuna situazione che lo porti a sfruttare il tiro dalla media, ho visto due ricezioni statiche alla Lavrinovic finite male, e un paio di scarichi. Ricezioni in movimento, poche, quasi inesistenti. In difesa, anche lui è finito nell’arancia meccanica della disorganizzazione sul pick and roll. Allora, io qui lo dico e qui lo nego: tempo due settimane, se la situazione non migliora, Golubovic (uno con una carriera da solido giocatore di medio/alto livello in Europa, che merita solo rispetto e considerazione) verrà considerato a Reggio Emilia, uno sfigato… Spero di sbagliarmi.
  • I lunghi. Ripeto un refrain, che però mi sta a cuore: non è che hai tre lunghi, e allora li fai giocare perché devi. Li si fa giocare con un’idea che permetta di ottimizzare le loro caratteristiche ed esaltino quelle dei compagni. Non un tanto al metro… Lavrinovic, Veremeenko, Golubovic (e Polonara, anche se è un 4… che costeggia il 3) hanno pochissimi rivali in Italia e pochi in Europa. Il bello è che sono tre giocatori con caratteristiche diverse, quindi, anche complementari. Ma bisogna lavorare per fare in modo che queste caratteristiche vengano sfruttate ed esaltate. E’ inutile avere i lunghi più forti del campionato, se i piccoli non li “aspettano” mai e se la squadra ha un solo modo di farli giocare. E’ sempre la solita storia: se Shaq planasse a Reggio Emilia, si fa in modo di esaltare le sue caratteristiche, o lo si piega al volere del sistema che non… sistema?
  • Ometto, per carità di patria, il discorso offensivo. La squadra non va più in transizione, perché non difendendo e subendo canestri non ha mai un vantaggio in quel senso (e ne avrebbe tanto bisogno). Inoltre ho come la sensazione che le avversarie abbiano capito che tornare in tanti tolga ritmo all’attacco reggiano, che, almeno a vedere l’ultima settimana, non ha più la pazienza di aspettare i giocatori, passarsi la palla per mettersi in ritmo e riuscire a lavorare gli uni per gli altri. Il discorso verrà affrontato nel finale: se improvvisamente perdi la tua identità, non sei intenso, non hai le gambe che sorreggono la tua volontà, giocare un buon basket diventa impossibile. Ci sono troppi giocatori alla ricerca di se stessi (siamo a fine gennaio, sarebbe il momento di iniziare a crescere, non cadere in empasse esistenziali). Reggio Emilia, ultimamente, sta giocando un basket di qualità bassa. Molto bassa.
  • Max Menetti in conferenza stampa

    Max Menetti, allenatore della Grissin Bon, in conferenza stampa. Due o tre robette le avrebbe da spiegare. L’importante sarebbe chiederglielo….

  • Le rotazioni. E’ mai possibile che appena aumenta il numero degli uomini a disposizione saltano le rotazioni. Sono tre partite che vedo e che capisco poco o nulla di come vengono gestite. Sicuramente io non sono un’aquila, ma dalla qualità di gioco che viene proposta, probabilmente non lo sono neanche i giocatori in campo, perché mi pare che tutti siano slegati gli uni dagli altri. Orbene: è ovvio e scontato che 7 giocatori sono giusti, 8 sono già un problema, 9 o 10 sono una catastrofe per gli allenatori (che predicano abbondanza, ma che poi al momento di ruotarli è un casino…). Se però si vuole essere ambiziosi su più fronti (non si spende per avere Golubovic per accontentarsi di fare bella figura in Coppa ed aspettare che arrivi primavera….) bisogna essere in grado di gestirli, nove, dieci giocatori. Perché i minuti sono sempre quelli, ma i giocatori cui darli aumentano. E se sono atleti di buoni e di qualità, è dura farli contenti tutti. Io, per esempio, non ho capito ancora qual’è il quintetto per vincere la partita. Vedo Aradori che si accende, poi va in panchina, poi viene dimenticato, poi entra nel finale, fa due sciocchezze, time out, torna in panchina e addio… Oh è Aradori eh, non uno qualunque. Lui, lo vogliamo in campo quando c’è da rimontare o vincere la partita, oppure no? O lo vogliamo in campo “solo” se non fa cazzate? La vuoi vincere in difesa o in attacco? Chi sono quelli con cui ti butti nel fuoco quando l’incendio divampa? Boh… lo scopriremo solo vivendo. Un fatto è certo: la politica del farli contenti tutti è rischiosa. Perché il pericolo è quello di perdere il filo tecnico e di fare arrabbiare un bel po’ di persone.
  • Kaukenas. Tutti attendono il suo ritorno come l’Avvento del Messia. L’uomo che moltiplicherà i pani e i pesci. In un contesto come questo, Kaukenas è un giocatore che vuole (GIUSTAMENTE!!) almeno 20′ di utilizzo. Sarebbe il decimo giocatore di altissimo livello da far contento (anzi il primo: lui è il capobranco). Occhio, Kaukenas, in una situazione simile, non sono sicuro sia la soluzione definitiva e quello che manda a posto tutto.
  • L’intensità. Il basket di oggi è intensità. E’ voglia di competere. E’ voglia di pareggiare l’atletismo dell’avversario e fare meglio.

  • Ho un flash di sabato sera. Una delle poche volte in cui Avellino ha fatto girare palla, ribaltando il lato, il close out reggiano sul lato debole è stato pari a quello di uno del campionato di Prima Divisione. Se non sei intenso. Se non ne hai. Sei fi-ni-to. Qui, dopo un anno e mezzo di doppio impegno coppa-campionato, siamo ancora al fatto che la squadra non riesce a tenere alta l’intensità, per un’intera settimana di “lavoro”, con i viaggi in mezzo. Il che mi fa riflettere molto…
  • Ultimo punto. Il record della Grissin Bon è: in casa 8-0, in trasferta 4-5. Risparmiatemi la bazza che nel basket italiano non ci sono partite facili in trasferta. Va bene per la narrazione (o narraffione per noi bagnaisti) di certuni. Una squadra come quella biancorossa non può avere un record negativo lontano da Via Guasco. Se ce l’ha è perché, la sintesi di tutti i problemi evidenziati sopra (sabato sera ad Avellino), si traduce in un record negativo.
  • Ma alla fine, la Grissin Bon batterà il Trabzonspor mercoledì sera in coppa con sette o più punti di scarto e, vedrete, tutti vivranno  felici e contenti….