POWER RANKINGS #2: AVELLINO 3a MOLTO... INCOMODA!

Avellino rimane la terza molto incomoda nei  Power Rankings di Sportfromthecouch

Vediamo lo stato dell’arte delle varie squadre.

  • Armani Jeans Milano. Conferma la posizione della settimana scorsa. È passata da un buco molto stretto nel big match contro Reggio Emilia. Sinceramente gioca ad un livello molto più basso del suo potenziale. Vince. Questo certamente conta. Ma non convince affatto.
  • Grissin Bon Reggio Emilia. Conferma la posizione della settimana scorsa. Perde lo scontro con Milano, non ne esce ridimensionata, ma dimostra di non avere ancora la forza fisica e tecnica per poter essere stabilmente la prima della classe in questa serie A. Ha sprazzi da top, ma le manca ancora qualcosa.
  • Sidigas Avellino. Conferma la posizione della settimana scorsa. Sempre più il terzo incomodo di questo campionato. Fanno 12 vittorie di fila. Sembrano infermabili. Soprattutto contro Varese dimostrano di saper vincere d’autorità con i suoi giocatori migliori in giornata non proprio brillantissima. Ma pure con Veikalas e Buva, oltre al solito Nunnally, non ci sono problemi.
  • Vanoli Cremona. Conferma la posizione della settimana scorsa. Perde una partita pesante a Bologna contro una squadra notevolmente inferiore, ma ormai si è capito che in trasferta i ragazzi di Pancotto hanno un po’ meno punch di quando giocano davanti al loro pubblico. Normale. Che Cremona sia terza rimane comunque sempre un gran miracolo.
  • Umana Venezia. Conferma la posizione della settimana scorsa. In serie positiva da due partite. Diciamo che la Reyer appare in lenta ma costante crescita. È anche vero che il calendario le ha consegnato squadre alla portata, ma i segnali, al momento sono incoraggianti.
  • Dolomiti Energia Trento. +4 posizioni. Attenzione, attenzione. Riecco la Trento che conosciamo. Prima annienta Milano in EuroCup, poi gioca una partita durissima contro Sassari e la porta a casa con le unghie e coi denti. Segnali importanti. Soprattutto la squadra di Buscaglia ferma l’emorragia della serie negativa in campionato e, in un torneo così equilibrato, basta veramente poco per fare passi da gigante in classifica… e nel power ranking!
  • BancoSardegna Sassari. Conferma la posizione della scorsa settimana. Segni di vita dalla Sardegna. Indipendentemente dalla sconfitta, a Trento la squadra gioca una discreta partita e non molla se non al supplementare, dove la vena realizzativa si esaurisce. Rimane una squadra perennemente sull’ottovolante, ma almeno, appare in un minimo di crescita tecnica, se non di risultati. E ai play off, seriamente, chi li vorrebbe contro?
  • Giorgio Tesi Group Pistoia. -2 posizioni. Continua il lento declino di una delle sorprese del campionato. Si prende la rullata casalinga da parte dell’ultima in classifica e il pubblico pistoiese (caldo finché si vuole, ma simpatico il giusto…) gradisce, ma non troppo… In calo. Verticale.
  • Betaland Capo d’Orlando. +4 posizioni. Eccolo il colpo in trasferta che rischia di girare una stagione. Lo fa alle spese della sliding Brindisi, che continua a navigare dentro ai play off ma a forza di perdere rischia di uscirci. Questi due punti per i siciliani sono pesanti davvero, anche perché le dirette inseguitrici hanno tutte vinto e la classifica appare accorciarsi non di poco. Boatright 23 anche domenica. Il ragazzo sa come si fa canestro…
  • Enel Brindisi. -2 posizioni. Niente, con quella di domenica fanno 4 sconfitte nelle ultime cinque gare di campionato. I play off stanno via via scappando di mano, ed ora per la squadra di coach Bucchi urge anche guardarsi più indietro che avanti, visto come stanno rinvenendo le varie squadre alle spalle.
  • Pasta Reggia Caserta. +4 posizioni. Vince una partita fondamentale contro una diretta concorrente come Pesaro e fa un salto importante anche nei nostri Power Rankings. Poco da dire in una situazione così fluida nella bassa classifica, è un attimo perdere o guadagnare varie posizioni. Caserta ha messo un bel mattone verso la “tranquillità”.
  • Obiettivo Lavoro Bologna. +2 posizioni. Anche Bologna si aggiudica una scontro fondamentale contro una Cremona che in trasferta è ben più abbordabile che in casa. Pittman gioca un partitone (doppia-doppia a 15 punti e 11 rimbalzi) ed ecco che anche in casa Virtus improvvisamente la bombola ad ossigeno appare più capiente. Non di molto. Ma un po’ di più, si.
  • Openjobmetis Varese. -4 posizioni. Prende la rullata contro la squadra più in forma del campionato al momento. Con Avellino, al momento, si può perdere (soprattutto in trasferta) ma le differenze sono talmente minime che anche uno scivolone accettabile diventa grave.
  • Acqua Vitasnella Cantù. -3 posizioni. Perdere in casa contro Venezia è grave. I play off, obiettivo cui il magnate russo ambisce e per cui ha sostanzialmente rifatto la squadra, sono sempre più lontani, e con Torino in crescita la lotta per la salvezza è la “nuova” realtà. Perdere in casa contro Venezia è brutto. Molto brutto.
  • Consultinvest Pesaro. -3 posizioni. Perdere lo scontro diretto con Caserta tra le mura amiche e Torino che ti accorcia a sole due lunghezze lo svantaggio in classifica… Mamma che brutta Pasqua che hanno trascorso nelle Marche…
  • Manital Torino. Conferma la posizione della scorsa settimana. Alla buon’ora ecco che i ragazzi di Vitucci si sono svegliati dal torpore. Sono sempre ultimi, ma avere la salvezza a soli due punti cambia completamente le prospettive in Piemonte. Adesso sanno che se la possono giocare, e col fatto che davanti ci sono tante squadre che si “mangiano” punti tra di loro rende la lotta per non retrocedere, oltre che molto interessante, anche estremamente accessibile. Game on. 

POWER RANKING: REGGIO E' L'ANTI MILANO

DIstrazione

Il power ranking della serie A di basket
Un nuovo appuntamento per quelli che lo sport lo amano visto dal divano!
Via con la prima puntata.
  1. EA7 Milano. In campionato continua l’avanzata della squadra più lunga e completa della serie A. Vince. Ma non convince. Alterna momenti di basket dominante ad altri di abulia. Kalnietis deve ancora inserirsi. Batista invece ha un impatto notevole. Sabato gioca contro Reggio Emilia. Scontro che definisce la regular season.
  2. Grissin Bon. E’ l’anti-Milano per eccellenza. In casa non perde mai. In trasferta dipende da come “gira” ai talentuosi giocatori biancorossi. Senza più il doppio impegno, la squadra si può concentrare solo ed esclusivamente sul campionato. Il gioco continua ad essere ondivago, ma alla fine, molto redditizio. Attende il ritorno di Gentile e, soprattutto, Lavrinovic.
  3. Sidigas Avellino. Continua la crescita verticale della squadra di Sacripanti. Che non perde più una partita. La squadra ha talento ed esperienza. Nunnally è la ciliegina sulla torta. Riccardo Cervi il centro che a Reggio hanno sempre sognato, ma non hanno mai visto (o visto poco). Watch out for them…
  4.  Vanoli Cremona. Un’altra squadra che merita tutte le migliori parole. In casa gioca con grande ardore ed applicazione, quindi vince. Ha faticato tanto contro Pesaro (ma contro la Vuelle al momento faticano tutte), però orgoglio e dedizione hanno fatto sì che arrivassero altri due punti. Molto dipende dallo stato di salute di Luca Vitali.
  5.  Umana Venezia. Vince a Caserta in rimonta. Dà del filo da torcere a Reggio Emilia e Milano pur perdendo. La squadra sta lentamente crescendo anche se con limiti evidenti. Sulla carta è più forte della classifica che ha. Sulla carta…
  6. Giorgio Tesi Pistoia. Sta scivolando. A Reggio Emilia non si è praticamente presentata. Ha perso quattro delle ultime cinque partite giocate. E’ salva. Praticamente ai play off, se fa il suo dovere in casa. Il suo campionato l’ha già vinto ed è paradossalmente già finito. E qualcosa ce lo fa anche pensare
  7.  BancoSardegna Sassari. Come ti butto nel c***o un Triplete. Ha fatto parlare di sé più per tutto quello che è successo fuori dal campo, che in campo. Ha rifatto la squadra tante volte quanto ha cambiato allenatori. Adesso ci pensa il diesse che sarebbe anche un coach. Di talento ne hanno da vendere. Il problema è capire se hanno voglia di metterlo al servizio della squadra. Ai play off – se ci vanno – rischiano seriamente di essere la mina vagante.
  8.  Enel Brindisi. Alti e bassi. Solita squadra di medio livello infarcita di americani, quindi, legata “mani e piedi” alle lune degli strangers. Quindi anche un coach buono come Piero Bucchi si deve piegare al trend del momento e “incassa”. Hanno lasciato andare Scottie Reynolds che ha dimostrato nuovamente di essere una testa calda ed hanno ingaggiato Trotter. Han perso male a Varese. Però son sempre lì, a cavallo dell’ultimo posto utile per i play off.
  9.  Openjobmetis Varese. Fai te che scena questa qui: Varese, che ha avuto una stagione complicata, tribolata e con tantissimi problemi è a soli due punti dall’ottavo posto. Chi l’avrebbe mai detto? Sono 4 e 2 nelle ultime sei partite. In un campionato come questo è sufficiente a portarti a ridosso delle prime otto.
  10.  Dolomiti Energia Trento. Delusione notevole, questa qua. Anche lei sottoposta ai rigori del doppio impegno Italia-Europa, che “ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Nel girone di ritorno hanno vinto solo una volta, per di più in trasferta. 1-8 è roba da retrocessione. Play off a rischio, ma passaggio del turno di Eurocup a portata di mano. La vita è questione di scelte…
  11.  Acqua Vitasnella Cantù. Con i miliardi dell’oligarca russo si ricostruiscono i roster ma non si fanno le squadre. Nè, tantomeno, ci si garantisce un posto ai play off. Cantù è lì, a ridosso. Ma non riesce a fare il salto che le consentirebbe di andare alla postseason. Talento, chili ed esperienza ci sono. Ma manca continuità.
  12.  Consultinvest Pesaro. Inizio di campionato da squadra “pseudo-materasso”. Poi è arrivato Austin Daye e la vallata, improvvisamente, si è rischiarata. Anche Lydeka è una bella aggiunta sotto. Adesso è una squadra che dice la sua, che ha battuto Milano e Reggio Emilia e che domenica ha perso una grande occasione a Cremona. E’ nel gruppone di color che son sospese ma non è male. Non è male…
  13.  Betaland Capo d’Orlando. E’ una squadra che può ambire solo a salvarsi, e sarebbe già tanto. Ha dei valori in termini di talento ed esperienza. Boatright si conferma uno che sa dov’è il canestro, e chissà se lo rivedremo in Italia. A Sassari hanno lottato per un po’, poi son crollati. Probabile si salvino, ma non devono mollare la presa.
  14.  Obiettivo Lavoro Bologna. Hanno vinto due delle ultime quattro partite. Improvvisamente la classifica ha tutto un altro aspetto. Tuttavia la squadra rimane debole. La situazione (anche societaria) rimane estremamente fluida. C’è da lottare per la Virtus.
  15.  Pasta Reggia Caserta. La classifica li pone ancora al dodicesimo posto (in coabitazione). Tuttavia il trend è estremamente negativo. Hanno perso le ultime quattro. Hanno problemi di infortuni, qualche scricchiolio societario ed ovviamente hanno un bisogno disperato di lottare con le unghie e con i denti per cercare di prendere quei punti che servono per stare sicuri e farsi un altro anno “al sole”.
  16. Manital Torino.  Stagione piena di ogni sorta di problemi dentro e fuori dal campo. La vittoria con Trento è pesante perché mantiene in vita un campionato che è in life support. Rimangono seriamente indiziati a scendere. Però, almeno, adesso ci danno. Vediamo se riescono a mettere insieme una striscia di vittorie.

LA MEDIOCRITA' LASCIA SOLO MACERIE

La mediocrità ti “ammazza”.

Più di una schioppettata in mezzo alle coronarie.

Questo basket è ormai intriso di tanta di quella mediocrità che si fa fatica a trovare il modo di uscirne. La famosa “luce in fondo al tunnel” (L’aveva detta qualcun altro una roba simile… it didn’t end well).

La mediocrità è come le sabbie mobili: ci finisci dentro , ti avviluppano, ti soffocano, e…. addio.

La mediocrità la vedi in campo. E la vedi anche fuori. Fai fatica a liberartene.

E’ un costume. Una consuetudine. A cui personalmente faccio fatica a rassegnarmi.

E’ brutto, lo so. Me ne rendo conto, perché poi uno fa sempre la figura di quello che rompe le palle e a cui non va mai bene nulla, eppure qui c’è un prodotto – la pallacanestro – che deve essere venduto. Possibilmente bene.

Pietro Aradori la mediocrità non lo sfiora

Invece ho come la sensazione che sia sempre più un prodotto vicino alla scadenza. Non dico avariato, ma certamente vicino alla fatidica data entro cui un prodotto deve essere mangiato.

Questo, però, è un prodotto che costa. Per chi “fa” pallacanestro e – vista la situazione contingente – anche per chi la guarda.

E’ un prodotto che non rende.

Ho come l’impressione, per altro, che sia un prodotto su cui ci si lavora poco. Dentro e fuori dal campo. E se lo si fa (lo vedremo dopo), non con le finalità “più nobili” diciamo…

Certo, lo so, i due seguitori di questo blog vorrebbero che mi soffermassi a parlare della partita di ieri tra Reggio e Pistoia.

Quale partita scusate?

L’ho rivista. Non ho preso un singolo appunto. Non c’è stata una singola situazione tecnica che abbia attirato la mia attenzione e che mi abbia fatto crescere nella comprensione del gioco.

Parliamo di mediocrità? Quella di ieri mi ha ricordato le vecchie partite del campionato messicano che mi guardavo quando ero di stanza là. Vedevi questi dieci giocatori che correvano su e giù per il campo, che si scambiavano parziali uno dietro l’altro, tutti che andavano da una parte e tutti che andavano dall’altra, chi aveva la palla tirava, chi non l’aveva se aveva voglia difendeva, altrimenti l’andava a raccogliere sotto al canestro e la rimetteva in campo e si ricorreva dall’altra parte del campo. Nessuna organizzazione. Nè difensiva. Nè offensiva. Si giocava a briglia sciolta.

Intrattenimento puro.

Due le differenze. Che ieri, al Bigi, almeno una squadra – seppur a tratti, seppur con un livello di organizzazione cestistica ai limiti del praticabile (per essere la seconda squadra del campionato) – ha onorato l’impegno. L’altra, che, attenzione giusto per non dimenticarcelo, è la quinta forza del massimo campionato di serie A, no. Chiariamolo: le colpe di Reggio sono notevolmente inferiori rispetto a quelle dell’avversario. Per fare una bella partita occorrono due squadre, se una non si presenta, manca già un ingrediente fondamentale del marketing mix. Pistoia, come già altre squadre, è salita a Reggio Emilia consapevole che non aveva una chance. Ha giocato come una squadra già condannata in partenza. Soprattutto ha giocato come una squadra che il suo campionato l’ha già ampiamente vinto: si è salvata con largo, larghissimo, anticipo, ed è già fondamentalmente ai play off. Perdere a Reggio Emilia, giocando bene o male, cambia poco. Alla facciazza dell’onorare l’impegno e nel godersi una sfida di alta classifica in campionato.

Poi certo, per un tifoso, la partita di ieri è il massimo: massima resa, minima spesa (so to speak). Due punti in più in tasca e via che si pensa a Milano. Fantastico!

I tifosi è giusto che facciano… i tifosi e pensino così. E’ un loro diritto sacrosanto.

Veremeenko abbraccia Della Valle

Io però tifoso non sono. E più invecchio, più la componente sentimentale si affievolisce per lasciare spazio ad altri aspetti che mi attraggono del gioco (o Gioco come direbbe Flavio Tranquillo). E più vedo la serie A, più quegli aspetti che mi attraggono, vengono vieppiù sviliti.

Ah c’è la seconda differenza: in Messico ci sono arene come queste dove si gioca. In Italia ci sono i gradoni e le asce del Bigi… sigh…

Mentre vedevo e rivedevo la partita pensavo sempre alle stesse cose. Già dette e ridette in varie occasioni.

La prima: fossi in Sky rinuncio ai diritti sulla Serie A. Ma chi lo fa fare ad un’azienda che sta su un mercato (in crisi… ma dov’è la novità?) per fare profitti e manda in onda un prodotto della fattura di quello di domenica?

La seconda: la tristezza della partita di ieri, per Reggio, almeno, è il fatto che Pistoia non abbia sostanzialmente offerto resistenza (si vero ci sono stati i primi 5′ di partita, va bene… Appena la Grissin Bon ha provato a far finta di difendere è finita la partita), sminuisce la bontà – che c’è eccome – di alcuni momenti della gara della Grissin Bon. E’ come se in fondo, la mancanza di resistenza, il non sentire di dover lottare, rappresenti quasi una mancanza di rispetto per l’evento e per l’avversario stesso (cioè Reggio Emilia). Non va bene. Non è giusto. Questa non è l’Nba dove si giocano 82 partite – alcune delle quali in back to back – dove voli attraverso fusi orari, dove stanchezza, infortuni, e altri aspetti influenzano la prestazione (e comunque in ogni partita della National Basketball League, dalla più bella alla più brutta ci sono almeno un paio di giocate da farti alzare dalla sedia, ed il livello di intensità – notato personalmente – è mediamente rispettabile anche in regular season). In Italia si gioca una partita alla settimana. Ci si prepara per una settimana.  Le trasferte sono pianificate per tempo ed organizzate accordingly. Per me scuse per vedere partite come quella di ieri da parte della quinta forza del campionato non ce ne sono (anche perché se sei quinto dopo un mese di campionato può essere un caso, ma se sei quinto dopo 7 mesi qualche merito ce l’hai…e sei capace di giocare a pallacanestro. O almeno mi illudo…).

Max Menetti disegna alla lavagna

Terzo ed ultimo punto: la gara di domenica è stata l’ennesima riprova che la serie A italiana non è allenante per affrontare le coppe europee. Alla lunga, il fatto di avere, a livello domestico, poche, pochissime avversarie che abbiano la struttura, l’organizzazione e la mentalità per affrontare le partite in un certo modo, lo si paga sul palcoscenico europeo, dove lo stile di basket è molto diverso (a contraris vediamo Trento, che, per continuare a giocare alla grande in Eurocup, è arrivata a 1 e 8 perse nel girone di ritorno in campionato). Purtroppo la mancanza di equilibrio competitivo tra lega domestica e competizioni internazionali porta induttivamente a fare delle scelte. In Italia Reggio Emilia è una forza, a cui, soprattutto in casa, basta infilare la quarta marcia (manco la quinta e la sesta) per asfaltare chiunque. In Europa se non si ha la forza mentale per andare a tavoletta e stare lì con la testa per 40′ e reggere l’urto (fisico e tecnico) di buonissima parte degli avversari, si fa una fatica immonda.

Ecco, a proposito di Europa, la mediocrità qui raggiunge i livelli massimi.

La guerra delle coppe europee. Eurolega, Fiba, Fip.

No, il triangolo non l’avevo proprio considerato.

Il quale, se ci mettiamo in mezzo anche i tre club che rischiano di finire stecchiti in questa lotta fra squali (cit.), diventa un bel quadrilatero.

Reggio Emilia, Trento e Sassari – conta zero, lo so – hanno tutta la mia solidarietà. Li posso criticare – anche ferocemente – per ciò che offrono sul parquet, ma non mi dimentico certo che di fianco al nome hanno (per esempio Pallacanestro Reggiana) una sigla che definisce una società di capitali. Che sia a responsabilità più o meno limitata, questo mi induce istintivamente a pensare che stiano su un mercato per fare degli utili. O comunque per gestire introiti e fatturati. Il fine “nobile” dello sport al massimo livello è una favola a cui non credono più neanche i bambini.

Inoltre, con tutti i loro limiti e difetti, sono società serie.

Come detto,  stanno su un mercato, quello dello sport PROFESSIONISTICO, per cercare di arrivare ad ottenere dei profitti, o, vista la situazione generale, limitare le perdite alzando sempre più l’asticella della competitività dei tornei cui partecipano.

Purtroppo, Eurolega e Fiba hanno dissotterrato l’ascia di guerra (forse mai davvero accantonata) ed hanno ridato fuoco alle polveri.

Letta così, la questione mi pare seria.

Ero curioso di capire anche che tipo di sanzioni, minacciate dalla Fiba, sarebbero state estese.

Eccole.

Mi pare abbastanza chiaro chi siano le vittime designate di questa vicenda. Al di là del supporto legale che l’Eurolega ha garantito a Trento, Reggio Emilia e Sassari, paiono purtroppo l’anello debole di una vicenda più grande di loro. La Fiba, che sta lavorando per fare terra bruciata intorno a Euroleague (e l’ingresso dell’NBA nel board come “alleato” Fiba toglie una grossa stampella all’avversario). Ieri ha presentato una Coppa, che per credibilità, montepremi e prospettive non può reggere il confronto né con l’Eurolega, né con l’Eurocup. Questo oggi, ovviamente. Tra qualche anno, non so. Però, quando offri un premio di 500 mila euro al vincitore, non ti rendi già immediatamente attrattivo nei confronti di gran parte delle squadre di vertice dei campionati (di vertice) del continente. Dall’altra parte l’Eurolega dovrebbe uscire dall’affiliazione Fiba (le famose deleghe) e gestirsi tutto in house, in stile Nba. Ma è un costo esorbitante in un’economia asfittica (immaginate solo alla contrattualistica e agli arbitri, per dire…). Semplicemente non se lo possono permettere. In mezzo c’è la Lega di serie A che ha lasciato libertà di coscienza alle squadre coinvolte e la Fip, che ovviamente, sta con la Fiba, che però minaccia di togliere l’organizzazione del Preolimpico di Torino e vietare la partecipazione alle competizioni internazionali sotto l’egida FIBA alle federazioni che accetteranno che le loro squadre vadano in Eurocup (Olimpiadi, Mondiali, Europei… Li voglio vedere i prossimi Europei senza l’Italia, la Spagna, la Francia, la Turchia ecc… me li voglio proprio gustare. Si… si…) . Fip che fa parte del CONI che punta alle Olimpiadi del 2024 come fosse l’Eldorado (e Baumann, il massimo esponente FIBA… è membro CIO, quindi vota per la sede dei Gioch). Fip che rigetterà le decisioni dell’assemblea di lega e che, sollecitata dalla FIBA stessa, deferirà  le tre squadre che hanno sottoscritto la licenza triennale per l’Eurocup.

Oh ci sarebbe anche Milano, ma quella è fuori dai giochi. Ha una licenza decennale con l’Eurolega e Armani è sponsor delle rappresentative azzurre alle Olimpiadi. Ma questi sono dettagli.

L’Eurolega è fuori dai giochi di potere Fiba/Uleb. Perché?

Un nome (e pure una garanzia. Ma vera. Non fasulla): Img

Qui e qui

Ci andate voi a fare la guerra contro questo colosso.

E’ qui che cade tutta l’impalcatura “buonista/moralista” della vicenda.

L’Eurolega non si tocca per ovvi motivi. Questi

The Euroleague clubs will present the new project to the international federation and invite FIBA to join, working together for the growth and benefit of both club and national team competitions.

 

Mi sembra una partita in cui purtroppo le tre squadre italiane mi sembrano i vasi di coccio in mezzo a quelli di ferro.

Indubbiamente armi ne hanno e ne avrebbero.  Fatto sta che portare tutto alle estreme conseguenze oltre che un processo rischioso è pure costoso, in termini di soldi e di tempo.

Non so… Sicuramente è uno spettacolo pessimo, che periodicamente la pallacanestro europea offre ai suoi tanti, tantissimi, aficionados.

A perderci è purtroppo lei.

A perderci è anche la voglia di sviluppare un certo modo di fare basket in piccole ma ambiziose realtà come Reggio Emilia, Trento e Sassari.

E’ la mediocrità bellezza. C’è ovunque. Nel basket impera ormai da qualche tempo…