GARA 2 E' GIA' INIZIATA

Gara 2 è già iniziata.

Così

Gara 2 è iniziata un secondo dopo la sirena di Gara 1, quando Reggio e Avellino si sono ritrovate al centro del campo per i rispettivi saluti, e per poco non parte una royal rumble di dimensioni importanti.

Gara 2 l’ha iniziata Pino Sacripanti, che due o tre partite le ha allenate, e un poco di mestiere ce l’ha.

Un case study di cosa voglia dire essere passive aggressive nella pallacanestro. In USA LeBron James è l’emblema dell’atteggiamento suddetto. Il coach della Sidigas ieri sera, in conferenza stampa l’ha sublimato in salsa nostrana. Fantastico. Era ora che qualcuno partisse con un po’ di mind games. Rendere l’aria un po’ più frizzante.

Gara 2 è già iniziata, anche perchè Gara 1 non si è giocata sostanzialmente. Un quarto. Il primo. Il resto è stato Reggio Emilia a menare le danze ed Avellino a giocare col fioretto.

Una roba per cui a Reggio, nel fortino del Bigi, non vinci.

Quindi, Sacripanti sta già allenando gara 2. E’ evidente. Se dai suoi non arriva una risposta in termini di atteggiamento (e quindi di presenza in campo) questa serie ha un favorito chiaro, e un possibile dominatore.

Avellino la mossa l’ha fatta. Ora tocca a Reggio rispondere, anche se, partendo da quello che si è visto, c’è poco da rispondere, tanto è stata evidente e contundente la superiorità biancorssa.  E sia chiaro: la superiorità c’è stata anche nel primo quarto, quello chiuso da Avellino in vantaggio.

Darjus Lavrinovic al tiro

Alcune impressioni scritte sul momento mentre guardavo Gara 1.

  1. Gli americani: prima ti danno poi ti tolgono. Disciplinati, pazienti, “dentro” i giochi nel primo quarto (quelli di Avellino, ovviamente). Affrettati, shoot happy, e privi di  equilibrio offensivo/difensivo a inizio secondo quarto. Reggio è tornata in partita con due contropiede. E’ stato quello che non vuoi concedere a Reggio Emilia in casa sua. Tiri affrettati, palle perse, transizioni, soprannumeri. Avellino ha concesso tutto questo in pochi istanti. La partita è girata ed è diventata la “solita” partita di Reggio Emilia, da Reggio Emilia (cit.)
  2. I piccoli di Reggio hanno sempre battuto dal palleggio o dal P&R il rispettivo collega avellinese. Da lì in poi, si gioca il basket che vuole Reggio, con Avellino in acque sconosciute e perigliose. Finché le percentuali in attacco hanno tenuto è stata in partita ma si è notato benissimo che per la Scandone è stato un lento discendere. Non si può venire a Reggio, farsi battere sistematicamente dal palleggio e rincorrere. Si è votati al suicidio così.
  3. Il gap di intensità tra le due squadre si è notato fin da subito. Il vantaggio di Avellino nel primo quarto è stato, secondo me, figlio di buona disciplina offensiva e dalla pazienza di far lavorare la difesa reggiana. Non certo prodotto di cattiveria e fisicità.
  4. Ovviamente l’infortunio di Veremeenko potrebbe cambiare la “complessione” della serie. Mi chiedo, e lo chiedo, come sia possibile che un bestione di 107kg con problemi alla schiena giochi non fasciato alle caviglie. Mah, misteri baltico/caucasici probabilmente…
  5. Sacripanti è andato grosso (a la Billy Donovan) contro Reggio che è andata piccola. Buva-Cervi vs Polonara-Silins. Non sempre il più alto è il più grosso vince a basket…
  6. Le due perse in stecca di Leunen e Green, inframmezzate dalla non difesa di Acker su Kaukenas hanno indirizzato il match. Troppo superficiale Avrllino. Troppo “careless”, ai limiti del presuntuoso. Per vincere così al Bigi occorre avere percentuali che rasentano l’infallibilità. Non è stato il caso…
  7. Reggio ha tirato solo 2 liberi nel primo tempo. Sintomo che Avellino non ha usato i falli (da un certo punto di vista), che è stata poco fisica. Soprattutto è stata poco pugnace. Non ha “faticato” nè fatto fare fatica. Ha creato le condizioni perché Reggio dominasse. E Reggio è bravissima a dominare se glielo si consente… Anche perché,  se si fanno giocare in libertà gli esterni di Reggio che hanno talento, fisico e tecnica succede che alla lunga si soccombe. Cervi, Ragland, devono cambiare atteggiamento in gara 2
  8. Troppa fretta di Avellino di andare ad esplorare i vantaggi sotto canestro. Cervi è – come al solito – poco fisico nel prendere posizione e quindi rappresentare un bersaglio certo per i compagni, ma Avellino lo cerca con passaggi diretti. Silins e Polonara sono abituati a difendere contro gente più grossa. OJ è sveglio ed ha mani veloci e sa come usare il corpo.  La difesa, in generale, conscia di una situazione di inferiorità “lì”, è pronta su questa situazione. Muovere palla e uomini per arrivare dove si vuole. Facendo credere di non volere andare “lì”, sapendo che invece ci vuoi andare (decoy per i diversamente angolofoni). Se smascheri subito le tue intenzioni sei molto più intellegibile e paghi.
  9. Più la partita va avanti e più non sembra una semifinale play off. Poca fisicità, poca voglia di mettere il corpo, c’è un connotato di carente intensità in questa gara 1 che fa riflettere
  10. Pini che subisce il “Tony Allen treatment” e che punisce con una bomba frontale… Impagabile.

UNA GARA 2 CHE SI E’ GIOCATA E CHE HA FATTO LA STORIA.

Ieri sera ero a Scandiano a “soffrire” coi miei amici della BMR ad un passo da una storica finale promozione. I ragazzi di coach Luca Spaggiari (uno dei tecnici più bravi e più sottovalutati della storia recente del basket reggiano ed è forse ora che qualcuno se ne accorga della sua bravura… Oh, poi Clinton e Bronson, al secolo il presidente Bertani e Umberto Messori magari sperano invece che nessuno se lo fili) hanno compiuto l’impresa. Al termine di una vera battaglia (questa si una vera partita di play off con tanto di chiamate arbitrati da TSO) gli Scandianesi sono entrati nella storia. 84 a 69 e Forlì spazzata via 2-0. Tanti complimenti al lavoro di tutti per una stagione incredibile. Da incorniciare. Ma non è ancora finita. Nulla è impossibile per giocatori come Farioli, Bertolini, Pugi e company. Più vincono e più gli sale la carogna. Imola (molto più probabile) o Ferrara sono avvisate.

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