GARA 5: TRE CONSIDERAZIONI VELOCI

Gara 5?

Tre considerazioni mi sovvengono. Di più credo non se ne possano fare, anche perché siamo alla vigilia del primo “dentro o fuori” di queste semifinali.

Scusandomi con gli “affezionati lettori” per il ritardo di questo post. Ma sono state giornate intense. Vi ho trascurato. Probabilmente succederà ancora. Me ne scuso in anticipo e confido sulla vostra comprensione.

Comunque…

Gara 5. Tre considerazioni veloci quindi.

Darjus Lavrinovic_Gara 5

1) Mi stupisco di chi si stupisce. Finalmente, sull’orlo del baratro e all’indomani di una scoppola storica al termine di una partita non giocata, lo staff tecnico reggiano ha fatto il suo mestiere ed ha finalmente preparato una partita su basi tecniche diverse. Più adatte a mettere in difficoltà gli avversari che stavano facendo quello che volevano ed erano perfettamente adattati al gioco reggiano. Quindi, quando ho visto Lavrinovic (a proposito, prego che i 25′ di gioco di Gara 5 non presentino il conto questa sera e in una eventuale gara 7. Corre “zoppo”. Si vede benissimo. Registro, per altro, rumors dicono che Veremeenko sia già vestito stasera e up and running per l’ultimo atto della serie, se servirà)  con due piedi piantati in area sul Pick and Roll centrale bello staccato da Cervi, con gli esterni tutti “a casa” sui tiratori avversari, ho ovviamente salutato l’habemus papam, peccato, che queste cose  dovevano essere fatte prima. Probabilmente ci si sarebbe evitati un’umiliazione (si certo, ci sono le creme urticanti, le minacce, le uova, gli attacchi batteriologici, e i rischi di uno showdown termonucleare tra Reggio ed Avellino, ok….) e tutto quello che ne è conseguito.

Avellino Time Out - Gara 5

2) Avellino, come pensavo, non ha meritato di vincere giovedì sera. Quindi al di là di tutto, il 3-2 nella serie non fa una grinza. Quello che si è notato è che la squadra si aspettava sì qualcosa di diverso rispetto alle quattro partite precedenti, ma che, nonostante l’essere preparati, non è riuscito a tradurlo in una manovra fluida ed efficace. Diciamo che i lunghi hanno avuto una off night , non solo per quanto riguarda le percentuali e la contudenza al tiro, ma anche negli aspetti del gioco che avevano fatto la differenza per la Scandone nei due incontri in Iripinia: blocchi col portatore di palla, tempi di esecuzione, decisione nel fare le cose. Cervi e Buva sono apparsi esitanti e con poco timing nelle loro conclusioni. Avellino ha fermato troppo la palla e non ha attaccato, secondo me, con la necessaria cattiveria e decisione. Poco da fare, a Reggio, per vincere bisogna giocare la partita perfetta e con continuità. Altrimenti si perde. E’ così. Funziona così. E finchè Reggio Emilia gioca nella sua casa, sarà sempre così.

3) La questione arbitrale. Non mi soffermo su chi ce l’ha più lungo tra reggiani e avellinesi. Di Rocco Siffredi ce n’è uno ed è molto più che sufficiente… Nè mi va di buttare il cervello all’ammasso. E’ uno sport che fanno già in troppi. La povertà tecnica di certi arbitri è palese ed evidente. Siamo arrivati a un punto in cui dalla terna che viene designata si può intuire se ad essere favorita è la squadra di casa o in trasferta. Il che è incredibile. Basta solo essere un po’ addentro a certe dinamiche e conoscere le “caratteristiche” di certi arbitri. Io quello che non sopporto più é che, a parte, quei due o tre “mostri sacri” della fischiata, vedo direttori di gara che non conoscono minimamente i giocatori che dirigono. Non ne conoscono le tendenze di gioco, i loro movimenti in campo, cosa fanno per eventualmente “ingannarli” (fa parte del gioco essere furbi. Ma anche lì, basta saperlo e ci sono rimedi). Ecco quello non sopporto è la totale assenza di “scouting” da parte di moltissimi arbitri. Mi si viene a raccontare che anche la terna arbitrale è una “squadra”? Ebbene le squadre preparate spesso hanno la meglio su quelle non preparate. Vale per quelle che giocano, e vale per quelle che fischiano. Perché è ovvio che certe fischiate – sbagliate – nascono dal fatto che gli arbitri conoscono a menadito il regolamento ma poi non conoscono i giocatori e lì accade il cortocircuito di chiamate assurde cui abbiamo assistito in queste partite. Inoltre, come avevo accennato altre volte, dalle serie inferiori non arrivano certo segnali incoraggianti sulla qualità arbitrale. Quindi, il problema c’è; il dibattito, a mio avviso, ha senso (ovviamente quello intelligente. Quello da tifo estremista o quello cerchiobottista “DC” è semplicemente deleterio) di esistere, ed è giusto che se ne continui a parlare. Le bocce sono in movimento? E quindi? Cos’è? Non si deve “disturbare il manovratore” nel solco della peggior mentalità italica? Se i toni sono quelli duri, ma civili (e soprattutto non faziosi), ben vengano.

Intanto, buona Gara 6.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *