CALLERI: STORIA DI UN ACQUISTO FANTASMA

Di Simone Russo

Jonathan Calleri doveva andare all’Inter, poi in prestito al Bologna, poi si sono inseriti quelli del Galatasaray. Un tourbillon al termine del quale, per adesso, Calleri resta il centravanti del Boca Juniors. Almeno fino al prossimo colpo di scena di un mercato calciatori sempre più pazzo.

La vicenda di Calleri è interessante e si presta a diverse riflessioni, perché racchiude in sé molto del calcio di oggi: un calcio dove la parte più consistente del racconto è scritta dagli uffici marketing, mentre sul piano tecnico resta poco spazio per valutare e mettere giù due righe di ragionamento.

LE FAMOSE “TERZE PARTI”

Jonathan Calleri

Jonathan Calleri in azione con la maglia del Boca Juniors

Partiamo dal primo aspetto interessante della vicenda, quello relativo al tortuoso percorso che l’attaccante del Boca avrebbe dovuto fare (e forse, a questo punto, non farà mai) per arrivare in Italia. Da quel che è uscito sulla stampa nazionale e sui blog specializzati in mercato, emerge il fatto che il cartellino di Calleri sarebbe di proprietà di un fondo di investimento, Stellar. Poiché la Fifa ha vietato l’intervento di ‘terze parti’ tra le società, nel passaggio dei giocatori da una squadra all’altra, il fondo in questione si sarebbe comprato una squadra uruguaiana di seconda fascia, il Deportivo Maldonado, che verrebbe usato come strumento per far ‘sparire’ il ruolo del fondo Stellar: Calleri passa dal Boca al Defensor, poi all’Inter (che non ha spazio per calciatori extracomunitari) e quindi presumibilmente in prestito al Bologna. L’operazione per ora è saltata, nonostante nei giorni scorsi il presidente del Boca Daniel Angelici si sia sbilanciato dicendo che il giocatore sarebbe passato all’Inter. Forse solo una mossa per spingere il Galatasaray, squadra turca evidentemente parecchio dotata di liquidità, a intervenire con decisione nella trattativa. Vedremo.

La situazione di mercato di Calleri va spiegata perché da mesi se ne parla senza cogliere il nodo centrale della vicenda: Calleri è forte? L’Inter ne ha bisogno? Il Bologna ne ha bisogno?

CALLERI, LA VERA QUESTIONE

Abbiamo visto Calleri giocare, ne abbiamo studiato le statistiche, lo abbiamo valutato nel contesto del campionato argentino e possiamo dire che, in base a diversi parametri, questo attaccante di 22 anni è un vero enigma. Un giocatore capace di giocate dal profumo tecnico prettamente sudamericano, come il celeberrimo gol di rabona al Quilmes qualche mese fa; o come l’altrettanto bel gol in pallonetto al Temperley dello scorso febbraio, quando uccellò il portiere in uscita con un superbo lob da posizione defilata al termine di una lunga fuga solitaria sulla fascia. Calleri ha il piede educato, segna spesso di testa, non disdegna l’appoggio al compagno meglio posizionato, dimostrando senso del gioco. Ma si tratta di un giocatore che presenta qualche evidente punto interrogativo. Le statistiche segnalano che il ragazzo, classe 93, ha segnato 19 gol in 66 partite, di cui nove in 23 dell’ultimo campionato argentino. Una edizione, va detto, molto particolare: nell’ambito della riorganizzazione dei campionati, la federazione si è inventata un torneo da 30 squadre di cui molte prese dalla serie B. I gol di Calleri dell’ultimo campionato, quindi, vanno ‘pesati’: anche alla luce del fatto che nei campionati precedenti il bomber aveva timbrato con cadenze più rarefatte.

Cavenaghi Calleri

El Torito Cavenaghi, bomber, idolo delle folle del River Plate

Se guardiamo poi la classifica marcatori dell’ultimo campionato, vediamo che Calleri (autore di 10 gol) è stato preceduto da giocatori che hanno già fallito in Europa o da onesti mestieranti agli ultimi scampoli di carriera. Al primo posto si è piazzato Marco Rubén, con 21 reti: giocatore esploso una decina d’anni fa prima con la maglia del Rosario Central e poi con quella del River Plate: ha girovagato tra Spagna, Ucraina, Francia e Messico, convincendo davvero solo al Villareal nel 2011 – 2012. Giocatore ‘compatto’, veloce, dotato, ma certamente non un fenomeno. Tornando alla classifica marcatori, con 14 gol troviamo Claudio Bieler, altro nome non del tutto ignoto a livello di Sudamerica: poco prolifico in Argentina, ha trovato la sua casa nel campionato dell’Ecuador, poi ha fatto benino negli Usa a Kansas City prima di scoprirsi bomber anche in madrepatria al Quilmes. Calleri si è fatto superare in classifica marcatori anche dal redivivo Fernando Cavenaghi, che ha timbrato 11 volte nel River prima di finire a godersi un dolce prepensionamento a Cipro, dove peraltro sta segnando a raffica in maglia Apoel. Cavenaghi, prima della seconda giovinezza argentina, aveva fallito un po’ dappertutto, dalla Russia al Brasile, tranne che in un magnifico biennio a Bordeaux tra 2007 e 2009. Ma quello del torito è un caso particolare: flop in Europa, ma grande in Argentina, visto che stiamo comunque parlando del decimo marcatore di sempre nella storia del River Plate. Tornando a bomba,  il nostro Calleri ha segnato meno di questi attaccanti non esattamente irresistibili, in un campionato ‘indebolito’ dalla presenza di molte squadre di serie B. Per questo sul suo acquisto occorre mantenere un profilo di dubbio, al di là delle buone credenziali tecniche del giocatore.

NON ILLUSTRI PREDECESSORI

Stracqualursi Calleri

Denis Stracqualursi, la sua carriera ha vissuto su un solo anno di “grazia”, quello al Tigre

In generale, la parabola di Calleri non può non ricordare, a chi segue il calcio argentino, quelle di altri attaccanti molto quotati in patria e finiti ai margini una volta arrivati in Europa. Negli ultimi anni i casi si sono sprecati. Senza scomodare le vicende di Martin Palermo, controverso nei risultati europei, basta prendere in considerazione qualche profilo a noi più vicino temporalmente. Ad esempio quello di Mauro Boselli: devastante nell’Estudiantes tra 2008 e 2010, fallimentare in europa con Wigan, Genoa e Palermo. Prima di lui, altro flop impronosticabile quello di Denis Stracqualursi. El Traca impressionò così tanto nel Tigre 2010 – 2011, da meritarsi nientemeno che la chiamata dell’Everton: fu un fallimento totale, da cui il giocatore non si è più ripreso, tanto da passare anche per gli Amirati Arabi. Ora gioca nel Lanus, senza lasciare tracce importanti. Eppure, appena quattro anni fa era uno splendido attaccante, atletico e tecnico, capace di fare reparto e di aiutare i compagni. Evidentemente le valutazioni fatte su un giocatore nel contesto del campionato argentino vanno soppesate bene, per evitare il rischio di prendere qualche granchio notevole.

 

Reggiana-Padova: granata sgonfi all'esordio

 

Simone Russo

Reggiana-Padova ossia, non perdere, talvolta, conta quasi quanto vincere.

Non è lo stesso. Ma quantomeno, come quel limone strappato con le unghie alle tre e mezza del primo dell’anno, fa notevolmente morale. Ecco: la Reggiana che ho visto ieri, ripensata a mente fredda, mi sembra proprio come quella ragazza con cui non vorrei più avere a che fare; ma con cui già so, temo, che uscirò altre domeniche… Non sai se sperare di sì o di no; sai solo che i tuoi amici non ti diranno quello che pensano, per non ferirti.

E’ con questo spirito votato ad un sobrio pessimismo della ragione, che proviamo a squadernare alcuni bullet point granata sulla prima gara della Reggiana in questa stagione del signore 2015 – 2016.

  • Doverosa premessa: giudicare una partita in cui sei sotto dopo neanche un minuto è qualcosa di difficile. La gara ha preso un corso tutto suo, come una di quelle contorte visioni di Murakami che non sai mai dove minchia vanno a finire… Sulla Reggiana di ieri, dopo lo 0 – 1, è calata una fittissima nebbia di ghisa. Il virus dell’incertezza si è diffuso nell’aria e molti alfieri dell’undici granata si sono trovati con le mutande piene di una scomoda compagnia autoprodotta, roba che forse neanche la Dengue. Ne è seguita una balbettante prova complessiva, dove è difficile distinguere il buon frumento dalla gramigna. Pur tuttavia…
  • Pur tuttavia ieri abbiamo trovato un paio di punti cardinali: un portiere che para e una punta che fa gol. Simone Perilli ha volato tra i pali come il miglior Divano Feola, indimenticato portiere dallo stile tutto suo che l’anno scorso ci ha salvato in diverse circostanze. Feola aveva la disgraziata abitudine di non uscire spesso, Perilli può migliorare in questo fondamentale. Detto questo, a bocce ferme, il buon Simone è migliore in campo per le prodezze in serie che ci hanno evitato il ko a fine primo tempo. Dovrà confermarsi, non sarà facile. E’ un 95.

    Rachid Arma Reggiana

    Rachid Arma, bomber della Reggiana

  • Rachid Arma ha buttato via molte palle ma sul tiro sbagliato di Federico Angiulli al settimo minuto del primo tempo ha fatto quello che deve fare una punta, ovvero: muoversi in anticipo sul difensore verso la porta e, soprattutto, tirare al volo. Nel momento decisivo è stato perfetto. Nel resto della gara, con una Reggiana mai in grado di servirlo bene, si sono visti i limiti. L’importante è aver capito che questo non è Ruopolo: la palla non gli va data sulla testa ad altezza trequarti, ma sulla testa in area o al massimo con lancio in verticale nella profondità.

    Alessandro Spanò Reggiana

    Alessandro Spanò, difensore della Reggiana

  • Dei quattro dietro, ha convinto solo Paolo Frascatore. Giocatore scuola Roma, a livello giovanile ha vinto fin dagli allievi, per poi finire in una delle squadre primavera più forti degli ultimi anni (quella di Florenzi, di Caprari, Viviani, Sabelli: tutti professionisti tra A e B). Intendiamoci: Frascatore non è Mignanelli, non ha la stessa propensione a fare l’ala e non è un creatore di gioco. E’ un terzino che sa difendere, è attento tatticamente, attacca con prudenza, ha un ottimo sinistro e sa coordinarsi con i compagni di difesa e centrocampo. Per il resto: Alessandro Spanò, idolo sempre e comunque, ha clamorosamente sbagliato sull’azione del gol del Padova; Minel Sabotic non lo guardo nemmeno; Vasile Mogos grande fisico ma macchinoso sul breve e quindi incapace di arginare l’avversario nell’uno contro uno. Un paio di colpi di tacco tentati sulla trequarti avversaria mi inducono a fosche previsioni. A questa Reggiana, manca un centrale di esperienza, punto.
  • A centrocampo, un Andrea Parola che convince solo quando si difende, o anche quando saluta il pubblico ed esce; Mirko Bruccini da trincea ma davvero sottotono rispetto all’anno scorso. Federico Angiulli, invece, ha fatto bene. Con errori, certo, ma è l’unico che abbia provato la giocata non banale con dei risultati. La sassata da fuori area sul palo un’altra chicca. Un assist notevole per Arma in verticale. Veramente, un bel centrocampista, che prima o poi ci lascerà come Vacca. Complessivamente, però, la squadra ha dimostrato grande difficoltà a ripartire. E i centrocampisti hanno una fetta rilevante di colpa, tanto che il primo cambio è stato mettere il peso piuma tecnico Maltese per Parola, in modo da vedere qualche giocata in più. Lodevole correzione in corsa: il subentrato ha fatto benino, incrinando il piattume precedente al suo ingresso con qualche timido tentativo di verticalizzazione. Considerazione finale. Antonio Vacca è un giocatore dotato, ma non ha cambiato il destino della Reggiana lo scorso anno. Occorre che il sostituto, questo Paolo Bartolomei che non conosco e quindi sarà fortissimo, sia davvero capace di vedere il gioco: perché ieri, di gioco, ne abbiamo visto proprio pochino.

    Nicholas Siega Reggiana

    Nicholas Siega, motorino inesauribile della Reggiana

  • Attacco. In evidente difficoltà Raffaele Nolè, spaesato e poco produttivo sulla fascia, anche se in un paio di azioni ha fatto vedere che la sua fama è fondata. L’impressione è che questo non sia un esterno, ma una mezzapunta più adatta al gioco centrale: è rimandato. Nicholas Siega ha sbagliato una quantità di palloni che fa spavento, ma il suo dinamismo e lo spirito di sacrificio lo rendono una pedina insostituibile in questa Reggiana e in questo 4-3-3. Dio ce lo conservi così a lungo. Segnali molto incoraggianti dal subentrante Antonio Loi. Tutti ci aspettavamo Danza, dopo il buon precampionato del prestito del Torino, invece mister Alberto Colombo ci ha proposto questo arrembante e tecnicissimo classe ’96 del Cagliari. E il ragazzo ha dimostrato che ci sa notevolmente fare, anche se solo con 4 palle giocate. Lo rivedremo, perché ha dimostrato una sfrontatezza che a questo 11 manca disperatamente. Di Arma abbiamo detto: ieri è stato generalmente servito poco e malissimo. Dividerà la critica, perché non ha niente del giocatore che fa innamorare la piazza. A parte il gol in canna, ovviamente.
  • Titoli di coda: nostalgia canaglia. Questa Reggiana, nonostante le operazioni di mercato di Ferrara, sembra più debole di quella dello scorso anno. Meno squadra. Meno forma e meno sostanza. Ma… c’è un grosso ‘Ma’ che incombe su noi criticoni della prima giornata di campionato, quindi eiaculatori precoci di perenni insoddisfazioni covate probabilmente altrove: una partita così l’anno scorso l’avremmo persa 11 volte su dieci. Lo Stellone per ora è con noi e la Dea Palla ci occhieggia benevola lassù da dietro le nubi… Ammesso che non sia un po’ zoccola, è una buona notizia.

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http://sportfromthecouch.com/it_IT/index.php/2015/07/09/calcio-prima-divisione-reggiana-i-bullet-points-dello-scout/

Football, Premier League. Six things I’ve learnt watching Arsenal-Liverpool

One of the most entertaining 0-0 I’ve watched in recent years. Arsenal and Liverpool put on a brilliant football show in the Premier League Monday night. Here’s what I’ve learnt about those two sides.

ARSENAL 

Petr Cech

Petr Cech saved the day for Arsenal in the fist half against Liverpool

  • The back four looked soft and too superficial in defending and, more importantly, when they had to play the ball forward. Calum Chambers made a couple of terrible blunders that could’ve costed Arsenal a goal and should definitely spike Petr Chech a good meal for saving the day for Arsenal (with a factual contribution by posts and bar too). This is an old adage for Arsenal: to not have bought some quality and solid full backs in years. With Per Mertesacker and Laurent Koscielny you have more experience than Chambers and Gabriel Paulista, but defensive mistakes, either technical as well as mental, are always behind the corner. Gary Neville blasted Arsene Wenger transfer policy to not buy powerful players (which means players who have a big physical impact on the game) during last years of his tenure. Wenger rebuffed and Arsenal legend Thierry Henry ran in his defense. It doesn’t matter the way you look at it, if there wasn’t Francis Coquelin as the only midfielder to have a strong defensive attitude with the mentality to run after every opponents, to hold the position, and to get stuck in challenges and tackles, defense would be left to its own destiny. I was still amazed by how “compact” Arsenal was in its defensive phase during Community Shields match against Chelsea (won by Arsenal 1-0). Gunners were defending with 10 (if not 11 players) behind the ball with that 3 lines so tight that a breath of fresh air could not get through. That attitude seems vanished, and now Arsenal fans are left mumbling on this average start of the season.
  • Arsenal second half was stronger than the first, at least offensively. They were more consistent in playing offensive football, passing was sharper, players movement was more intense and consistent. Still, something is not coming right in my view. Aesthetics are getting the best over effectiveness. This team DNA, through the years, seems to favor the fine art of scoring by bringing the ball beyond the goal line through an endless streak of passes instead of going for the kill when the moment comes. I’m honest, Arsenal’s power play is a beauty to watch, but sometimes you have to kick a scorcher and score!

    Olivier Giroud

    Arsenal striker, Olivier Giroud

  • Olivier Giroud looked a bit lazy yesterday and the games before. It could be because he’s getting distracted by transfer rumors who want Arsenal big in the market for a top tier striker. Karim Benzema took himself out of the race – he wants to stay put in Madrid and pledged his loyalty to la camiseta blanca –, but Edinson Cavani shares are suddenly sky rocketing and Arsenal is closely monitoring his situation in Paris and be ready to place a competent offer for the former Napoli star. Thing is: Giroud is a very good striker, not excellent though. I think he’s better served for his team mates and Arsenal style of football when he moves around the box, creates holes where the offensive midfielders can get in and look to score or playing the one-two ball and then cut towards the goal. Yesterday he looked too steady, almost stuck in the mud of Liverpool penalty box with the likes of Skrtel and Lovren taking care of him nullifying his dangerousness. Arsenal, albeit the addition of a new player up front, needs the best possible Giroud. Yesterday night he was very far from that.

LIVERPOOL

  • How did Liverpool change from last year squad! Brendan Rodgers reshaped the team and turned its mentality, moulding it a little closer to its personal view of football than last year. It’s more power than finesse. It’s more about being solid in the back, risk a little less, and taking the scoring chances when they arrive than trying to play possession football, being unbalanced and weak in defending the ball. Liverpool deserved to be up at the end of the first half. It’s true, Arsenal got a regular goal disallowed, but Liverpool, on its side, hit the post twice and Cech performed a couple of miracle saves. Emre Can, James Milner and Lucas (who seems to be on his way out of Anfield) provided such a solid performance in midfield. They were playing box to box until their stamina allowed them. They took a breath in the second half, but that’s human nature: they couldn’t continue to keep such an high intensity for the whole 90 minutes. What I liked the most was how they played the direct ball over Benteke when they needed to, and bring the pressing on the other half of the pitch. What I didn’t like? Maybe they were sitting too deep when Arsenal was displaying its power play. Liverpool needed to hold the defensive line higher and make life harder for opponents when they want to get into the penalty box. What was missing (always in my opinion)? Maybe a bit more quality in the holding midfielder when Liverpool had to turn the play from defensive to offensive. A Gundogan kind of player may be the last missing element to become a title favorite. In the end, this year, sides who are aiming at the big prize ought to deal with the Reds.
  • Don’t evaluate Christian Benteke only for the goal he’ll score. He’s a workhorse. He is the target for his teammates when they are in difficult situations. They pass the long ball to him and he will run after it no matter what. He’s opening holes for Coutinho and Roberto Firmino (good debut from the 1st minute for the former Bundesliga’s Hoffenheim) or Ibe. He’s a constant threat in the penalty box because of his physical strength and ability to hit the difficult – but spectacular – shot. It’s not a case that Coutinho’s beginning of the season is beyond expectations. Look for his Belgian colleague on offense to find one (not the only one, of course) good reason.

    Philippe Coutinho

    Philippe Coutinho is having a brilliant start of the season for Liverpool

  • Philippe Coutinho. He’s playing a big part on this brilliant start of the season by Liverpool.  He looks more mature and more confident in his boundless qualities. He’s holding the physical challenge, he’s moving around, and he constantly sees the goal. Only the posts (and Cech, once again) stopped the Brazilian from adding another goal to the one he scored in this season debut . Nevertheless Coutinho seems getting closer and closer to accomplish his full potential and become that difference maker that is in the hopes of Mr Rodgers and all Liverpool fans.