MILANO 1 - KAUKENAS 0

Milano 1, Kaukenas 0.

Questa è facile. Abusata. Inflazionata. Ma è effettivamente andata così.

Basta leggersi le statistiche reggiane, contro quelle dell’Olimpia.

Rimas ha giocato una partita monstre, per intensità e qualità. Milano gli ha concesso le prime, due o tre, partenze sugli stagger sulla linea laterale, poi però, è stato tanto merito del lituano che ha giocato con durezza e cattiveria.

Il problema è che l’87-80 finale è bugiardo. Per i padroni di casa. Bisogna essere onesti.

Anche ieri si sono viste le qualità di un roster sconfinato – quello milanese – che però va saputo gestire con oculatezza. Come, del resto, si sono visti anche i difetti dello stesso: l’incapacità di “uccidere” le partite. I picchi di intensità, seguiti a momenti di abulia. Il fatto che Simon e Gentile facciano scopa, perché se gioca bene l’uno non gioca bene l’altro e viceversa.

Tre aspetti.

  1. Milano ha un valore aggiunto quando riesce a schierare per lunghi tratti McLean, Sanders e Cerella assieme. Ha la possibilità di cambiare su tutti, ha un’intensità pazzesca, Cerella è un giocatore talmente applicato difensivamente da risultare di ugual qualità di uno che ti fa 20 punti (Della Valle è stato cancellato dal campo quando è stato “curato” dall’italoargentino) e McLean ieri ha fatto qualsiasi cosa. Il 27 di valutazione, 1.63 di efficienza offensiva, tre assist, due di quelli arrivati attraverso un paio di fucilate side to side da lasciare col fiato sospeso.
  2. Se pensi di avere una chance di vincere a Milano prendendo 15 rimbalzi in meno (e riuscendo a perdere anche un pallone in più), puoi risvegliarti da questo momento onirico. Se è vero che la pallacanestro è un gioco di possessi, la quantità e il volume di gioco proposto dai padroni di casa è stato ovviamente portato alle “estreme conseguenze” proprio da queste cifre. Reggio, perso Aradori che è l’unico che ha istinto e va forte a rimbalzo tra gli esterni, è stata spazzata via dalla cattiveria e dalla fisicità di Milano. Purtroppo i reggiani sono rimbalzisti “atletici” ma poco tecnici. Lo sono con pochi uomini, e troppi pochi esterni. Milano ha giocatori che se non gli si mette un corpo addosso e gli si “rompe” il timing ti mangiano in testa. E’ quello che è accaduto. Poi, se vogliamo aggiungere, non si può vivere di solo tiro frontale o tiro da tre punti. Non contro Milano. Un minimo di gioco interno serve. Un qualche “flash pivot” (visto che Lavrinovic non ci va più, se non con il solito, abusato, incrocio piccolo-lungo sotto canestro che Cerella ha pensato bene di punire con un bodycheck durissimo, distruggendo il tempo del passaggio anche in quella circostanza) – ma anche lì, perso Aradori, chi fa il post up? Polonara? Quello che scarica la palla marcato da Lafayette senza nemmeno provare a giocarsela? – la capacitò di fare un minimo di “dentro/fuori”. Portare la palla al di sotto della linea del tiro libero a difesa schierata servirebbe. Questo si lega all’ultimo punto: muovere la palla. Reggio tutte le volte che ha mosso l’arancia, che ha avuto la pazienza di far lavorare la difesa milanese e trovare il lato debole (situazione in cui notoriamente Milano ha limiti) ha avuto la meglio. L’inizio di partita della Grissin Bon lo testimonia (taccio, per amor di patria sul il quintetto piccolo che marca “dietro” i lunghi milanesi e il doppio stacco in post alto di Silins e Polonara in attacco… Se è vero che ci si allena con intensità, queste robe non possono esistere. Poi, concludo, si passa sempre da due cose per Reggio: la difesa sul pick and roll centrale e il post). Pietro Aradori, infortunato a Milano
  3.  Dopo Gentile, anche Aradori ci lascia l’inguine su un cambio di direzione in partita e Silins ha uno stiramento al quadricipite… Voi chiamatela pure sfiga… Che andate bene. Intanto cambiano gli atleti, ma gli infortuni sono sempre quelli, soprattutto negli stessi periodi dell’anno. Adesso la lotta è totalmente impari. Imparità decisamente autoinflitta. Congratulazioni.

MILANO-REGGIO: PRIMO QUARTO

Reggio con lA uomo a tutto campo subito. Sicuramente un bel messaggio di non sudditanza nei confronti di Milano che non ha ancora passato la metà campo.

Reggio dimostra che qualcosa ha pensato al post basso di Gentile. Raddoppio col lungo al palleggio dell’attaccante, col il “Golden boy” non pronto a leggerlo. Palla persa 4-0 Reggio.

Reggio sta letteralmente portando a scuola Milano su entrambi i lati del campo. In difesa riempie l’area, va “nei posti” dove Milano attacca e costringe l’Olimpia a sbagliare, in attacco muove la palla e colpisce il lato debole dei padroni di casa che è notoriamente deficitario.

Gol di Milano su una “seconda palla”. Per il momento questo è l’unico punto debole mostrato dalla retroguardia reggiana.

Reggio deve avere pazienza. Polonara air ball da tre: non è un problema di non aver toccato nemmeno il ferro e il problema è che la difesa Olimpia non “fatica”.

Milano non pronta sulle corse di Kaukenas. Dall’altra parte Aradori a mani basse sullo “spot up” da 3 di Sanders.

Milano cambia piccolo/lungo anche lontano dalla palla. De Nicolao affretta, perché vede il mismatch ma sottovaluta la potenza di Sanders. Palla persa, transizione difensiva rivedibile dei reggiani che si dimenticano “solamente” di Lafayette che si arresta da 3 e punisce. Sorpasso milanese: 10-9.

Eccoci di nuovo, se Reggio muove la difesa ha sempre un buon tiro. Milano a turno continua a perdere Kaukenas, che punisce puntualmente. Contro parziale reggiano, e si avvicina per Repesa il momento di Cerella.

Riecco il “soldato” Veremeenko.

Difesa “toreador” di Aradori che concede il terzo palleggio a Gentile che segna.

Nuovamente transizione difensiva reggiana non omogenea nel coprire le corsie, ma Sanders è lisergico nel far partire una fucilata per Gentile che si guadagna il fallo in entrata.

Però i liberi del Golden boy non si possono guardare. Un pugnale in mezzo al cuore quella roba lì.

Cinciarini faccia a faccia su Needham, l’azione non deve iniziare dall’americano…

Needham due palloni toccati, due perse. Milano di nuovo avanti

E anche Aradori con un problema muscolare all’inguine. Evidentemente appena vedono i ponti di Calatrava i muscoli di questi giocatori diventano di cristallo…

Quando Reggio ha la pazienza di far toccare la palla a tutti e gestire un attacco collettivo ma ad alto ritmo ha sempre un buon tiro. Quando esce da questi binari, soprattutto mentali, ecco che Milano trova soluzioni. Secondo me si gioca a un ritmo che Milano può sostenere ma a cui non vuole sottomettersi. Tuttavia è così, perché Reggio quando può corre.

MILANO-REGGIO: SECONDO QUARTO

Mettiamola così: l’approccio di Milan Macvan a questa gara 1 di finale è un filo “lascivo” ecco….

Serie difensiva di Milano da libro di testo con cambi sugli esterni e corpo sempre fra palla e canestro, l’airball di Needham naturale conseguenza di tutto ciò.

Seconda bomba di Sanders con close out di Polonara poverissimo: poca aggressività mentale, poca voglia di faticare. Bomba evitabile (+6 di Milano).

Parziale di Milano con aiuto sciagurato di Gentile su Della Valle ben marcato da Simon. Polonara libero e piedi per terra prImo ferro, rimbalzo di Simon che lancia Gentile in fuga. Schiaccione. +8 Milano. Time out Reggio.

Milano è nel classico momento dove dietro non fa passare gli spilli e da lì trova linfa per attaccare. Reggio va solo per vie perimetrali e non ha nulla dentro l’area.

Aradori non riesce a correre.

Reggio ancora a 0 dopo 4′ di secondo quarto.

Primi 5′ di quarto di Milano col fuoco dentro, in difesa tutti tengono tutti e in attacco giocano sulla prima penetrazione e scarico, difesa mossa, seconda penetrazione per tiro o scarico comodo.  Reggio si è spenta come un cerino. 13-0 e Menetti che si brucia anche il secondo time out.

Milano-Reggio Kaukenas

Simon scherza Della Valle in post basso. Non l’ha neanche visto.

Milano-Reggio ADV

Cerella è la dinamo difensiva dell’Armani

Reggio gioca la death line up… Milano risponde con Macvan da 5 e Sanders da 4

Reggio sta con fatica rimettendosi in moto. Milano ha il solito difetto che alla giugulare non ci va mai fino in fondo.

Kaukenas un uomo tra i bambini a Reggio Emilia….

 

27-14 nel secondo quarto, 15-0 di parziale per iniziarlo manco fossimo sul Suzanne Lenglen. Reggio ha mollato sul piano dell’intensità e dell’energia, oltre ad aver perso Aradori per la partita. Solo Kaukenas a dimostrare di avere istinti superiori almeno a questo livello di gioco. Chiudere a -12 per la Grissin è tanta roba. Distacco accettabile. È’ tutto ancora possibile, ma occorre cambiare registro. 

MILANO-REGGIO: TERZO QUARTO

Terzo fallo di Lavrinovic. Non una buona notizia in apertura di quarto.

Se ci fosse lo shot tracker come nel golf per i tiri di Gentile, sarebbe una linea retta… Come pensa di far canestro con ‘sta parabola? 

Sanders… Terza bomba…

Milano butta alle ortiche (vecchi difetti) due palle, Kaukenas dall’angolo la punisce e tiene in vita una Grissin Bon col defibrillatore attaccato…

Lavrinovic sbaglia la bomba frontale che avrebbe rimesso reggio pienamente in partita. I mali del vivere e morire esclusivamente con il tiro da fuori.

Kaukenas di forza riporta in partita la Grissin Bon. Milano non l’ammazza. Come sempre.

Milano trova dalla spazzatura il canestro del +8 dopo che Cinciarini l’aveva fermata, aveva fatto casino con il palleggio e se l’era ritrovata in mano non si sa per quale motivo. Segnali…

Lamonica è il miglior arbitro italiano con piste di vantaggio su tutti gli altri perché oltre che conoscere il regolamento, conosce i giocatori e i loro trucchi….

No aspetta, Polonara marcato da Lafayette in post basso scarica fuori a Veremeenko?… Ho visto bene?? Il padre di tutti i mismatch e tu scarichi la palla fuori? Sul -8 nel terzo quarto di una finale Scudetto?… Vabeh dai…

Milano-Reggio Polonara

Ah Veremeenko la palla l’ha sparata agli spettatori in prima fila. Giusto così….

E poi su forzatura di Lafayette fai gli autoscontri con Kaukenas, Macvan ti prende il vantaggio e alla fine spingi facendo fallo…. Ri-Vabeh.

Needham out of character. Della Valle distratto. Bruttissima palla persa a metà campo, Milano respira e torna con vantaggio in doppia cifra Time out della Grissin Bon

Milano chiude forte il quarto sporcando le linee di passaggio di Reggio e non facendosi più battere dai reggiani. I quali senza Kaukenas sembrano dei pulcini spauriti.

MILANO-REGGIO: QUARTO PERIODO

McLean da tre? Così? Senza avvisare?…Ragazzi…

Reggio recupera palla ma poi non la muove in attacco. Son tutti fermi, tutti sulla riga da tre punti. Così per Milano è facile. Troppo…

Al contrario Milano appoggia sotto a McLean che la spara sul lato debole per Lafayette che punisce 8’34”.

Milano-Reggio McLean

Quando invece la Grissin muove la palla e soprattutto la abbassa sotto la linea di tiro libero gli spazi si creano. Kaukenas ne beneficia per altri due ottimi punti dall’angolo.

Milano ha momenti di oblio offensivo. Improvvisamente tutti smettono. Grissin ancora appesa a un filo. Sottilissimo.

Macvan se non lo tagli fuori subito è bravissimo a prendere il tempo e ad essere sempre in posizione per prendere il rimbalzo offensivo. Molto bravo lui, molto poco intensa Reggio. Per Milano questi extra possessi sono mamma perché più che creare ulteriori opportunità di mettere punti sul tabellone (va da sé che quello è lo scopo del gioco), mangia tempo alle possibilità di rimonta degli ospiti.

Ecco appunto, quando non è Macvan é McLean che poi fa andare delle fucilate impressionanti per i compagni.

Zona… Ultima spes…

E Reggio con tutto quanto a 1’25” e a meno 6. Milano alza le mani dal manubrio e paga. Reggio dimostra di voler giocare ancora.

Sanders aziona le 4 ruote motrici, entra con i cingolati e dà fiato all’Armani.

Simon avrebbe bisogno di una forchetta…

87 punti presi, a Milano perdi.

A domenica, dove si riparte, incredibile vero?, da 0-0

GARA 2 E' GIA' INIZIATA

Gara 2 è già iniziata.

Così

Gara 2 è iniziata un secondo dopo la sirena di Gara 1, quando Reggio e Avellino si sono ritrovate al centro del campo per i rispettivi saluti, e per poco non parte una royal rumble di dimensioni importanti.

Gara 2 l’ha iniziata Pino Sacripanti, che due o tre partite le ha allenate, e un poco di mestiere ce l’ha.

Un case study di cosa voglia dire essere passive aggressive nella pallacanestro. In USA LeBron James è l’emblema dell’atteggiamento suddetto. Il coach della Sidigas ieri sera, in conferenza stampa l’ha sublimato in salsa nostrana. Fantastico. Era ora che qualcuno partisse con un po’ di mind games. Rendere l’aria un po’ più frizzante.

Gara 2 è già iniziata, anche perchè Gara 1 non si è giocata sostanzialmente. Un quarto. Il primo. Il resto è stato Reggio Emilia a menare le danze ed Avellino a giocare col fioretto.

Una roba per cui a Reggio, nel fortino del Bigi, non vinci.

Quindi, Sacripanti sta già allenando gara 2. E’ evidente. Se dai suoi non arriva una risposta in termini di atteggiamento (e quindi di presenza in campo) questa serie ha un favorito chiaro, e un possibile dominatore.

Avellino la mossa l’ha fatta. Ora tocca a Reggio rispondere, anche se, partendo da quello che si è visto, c’è poco da rispondere, tanto è stata evidente e contundente la superiorità biancorssa.  E sia chiaro: la superiorità c’è stata anche nel primo quarto, quello chiuso da Avellino in vantaggio.

Darjus Lavrinovic al tiro

Alcune impressioni scritte sul momento mentre guardavo Gara 1.

  1. Gli americani: prima ti danno poi ti tolgono. Disciplinati, pazienti, “dentro” i giochi nel primo quarto (quelli di Avellino, ovviamente). Affrettati, shoot happy, e privi di  equilibrio offensivo/difensivo a inizio secondo quarto. Reggio è tornata in partita con due contropiede. E’ stato quello che non vuoi concedere a Reggio Emilia in casa sua. Tiri affrettati, palle perse, transizioni, soprannumeri. Avellino ha concesso tutto questo in pochi istanti. La partita è girata ed è diventata la “solita” partita di Reggio Emilia, da Reggio Emilia (cit.)
  2. I piccoli di Reggio hanno sempre battuto dal palleggio o dal P&R il rispettivo collega avellinese. Da lì in poi, si gioca il basket che vuole Reggio, con Avellino in acque sconosciute e perigliose. Finché le percentuali in attacco hanno tenuto è stata in partita ma si è notato benissimo che per la Scandone è stato un lento discendere. Non si può venire a Reggio, farsi battere sistematicamente dal palleggio e rincorrere. Si è votati al suicidio così.
  3. Il gap di intensità tra le due squadre si è notato fin da subito. Il vantaggio di Avellino nel primo quarto è stato, secondo me, figlio di buona disciplina offensiva e dalla pazienza di far lavorare la difesa reggiana. Non certo prodotto di cattiveria e fisicità.
  4. Ovviamente l’infortunio di Veremeenko potrebbe cambiare la “complessione” della serie. Mi chiedo, e lo chiedo, come sia possibile che un bestione di 107kg con problemi alla schiena giochi non fasciato alle caviglie. Mah, misteri baltico/caucasici probabilmente…
  5. Sacripanti è andato grosso (a la Billy Donovan) contro Reggio che è andata piccola. Buva-Cervi vs Polonara-Silins. Non sempre il più alto è il più grosso vince a basket…
  6. Le due perse in stecca di Leunen e Green, inframmezzate dalla non difesa di Acker su Kaukenas hanno indirizzato il match. Troppo superficiale Avrllino. Troppo “careless”, ai limiti del presuntuoso. Per vincere così al Bigi occorre avere percentuali che rasentano l’infallibilità. Non è stato il caso…
  7. Reggio ha tirato solo 2 liberi nel primo tempo. Sintomo che Avellino non ha usato i falli (da un certo punto di vista), che è stata poco fisica. Soprattutto è stata poco pugnace. Non ha “faticato” nè fatto fare fatica. Ha creato le condizioni perché Reggio dominasse. E Reggio è bravissima a dominare se glielo si consente… Anche perché,  se si fanno giocare in libertà gli esterni di Reggio che hanno talento, fisico e tecnica succede che alla lunga si soccombe. Cervi, Ragland, devono cambiare atteggiamento in gara 2
  8. Troppa fretta di Avellino di andare ad esplorare i vantaggi sotto canestro. Cervi è – come al solito – poco fisico nel prendere posizione e quindi rappresentare un bersaglio certo per i compagni, ma Avellino lo cerca con passaggi diretti. Silins e Polonara sono abituati a difendere contro gente più grossa. OJ è sveglio ed ha mani veloci e sa come usare il corpo.  La difesa, in generale, conscia di una situazione di inferiorità “lì”, è pronta su questa situazione. Muovere palla e uomini per arrivare dove si vuole. Facendo credere di non volere andare “lì”, sapendo che invece ci vuoi andare (decoy per i diversamente angolofoni). Se smascheri subito le tue intenzioni sei molto più intellegibile e paghi.
  9. Più la partita va avanti e più non sembra una semifinale play off. Poca fisicità, poca voglia di mettere il corpo, c’è un connotato di carente intensità in questa gara 1 che fa riflettere
  10. Pini che subisce il “Tony Allen treatment” e che punisce con una bomba frontale… Impagabile.

UNA GARA 2 CHE SI E’ GIOCATA E CHE HA FATTO LA STORIA.

Ieri sera ero a Scandiano a “soffrire” coi miei amici della BMR ad un passo da una storica finale promozione. I ragazzi di coach Luca Spaggiari (uno dei tecnici più bravi e più sottovalutati della storia recente del basket reggiano ed è forse ora che qualcuno se ne accorga della sua bravura… Oh, poi Clinton e Bronson, al secolo il presidente Bertani e Umberto Messori magari sperano invece che nessuno se lo fili) hanno compiuto l’impresa. Al termine di una vera battaglia (questa si una vera partita di play off con tanto di chiamate arbitrati da TSO) gli Scandianesi sono entrati nella storia. 84 a 69 e Forlì spazzata via 2-0. Tanti complimenti al lavoro di tutti per una stagione incredibile. Da incorniciare. Ma non è ancora finita. Nulla è impossibile per giocatori come Farioli, Bertolini, Pugi e company. Più vincono e più gli sale la carogna. Imola (molto più probabile) o Ferrara sono avvisate.

GARA 1, THE DAY AFTER: 6 COSE DEGNE DI NOTA

Gara 1 è stata un dominio biancorosso.

La red (and white) nation, può serenamente godere di questo inizio di playoff dei suoi beniamini. Reggio Emilia, dopo aver finito male la regular season è parsa molto vispa ieri sera.

Quello che non è stata Sassari, che Gara 1 l’ha persa prima ancora di giocarla. Probabilmente già sull’aereo che portava i ragazzi in Emilia.

Tuttavia,

C’è poco tempo.

Il ritmo è incalzante e domani sera si è di nuovo in campo. Gara 1 va dimenticata in fretta

Quindi, molto sintenticamente…

  1. Staff tecnico Grissin Bon 1 – Staff tecnico Banco Sardegna 0Annuntio vobis, magnum gaudio (Anzi come mi ha fatto testé notare un mio aficionado: Nuntio vobis magnum gaudio)… In gara 1, finalmente, c’è stato un piano partita! Quello che non era parso esserci in stagione regolare.  Il talento contro talento che aveva annichilito Reggio nella regular season ha lasciato spazio a una preparazione, almeno difensiva, di un certo tipo. Oh, non siamo alle alchimie di un Obradovic, ma almeno su David Logan – il motore mobile  del Banco Sardegna – si è visto qualcosa di diverso: un raddoppio profondo sui pick and roll laterali che l’ex Panathinaikos non ha letto con efficacia e, soprattutto, la marcatura di Silins. L’anno scorso, nella serie finale, era stata efficacissima la 3-2 con OJ in punta. Ecco che di nuovo lui viene chiamato alla bisogna per mandare fuori binario un giocatore disequilibrante come Logan. Si attende la risposta dei sassaresi. Perché, ovviamente, il fatto sostanziale è questo: senza un Logan appena decente a Reggio Emilia non hai chance. Puoi provare a stare a contatto, ma non la vinci. O meglio, la puoi vincere, ma occorrono altre cose. Quelle che Sassari, ieri sera ha mostrato di non avere. Pietro Aradori Mvp di Gara 1
  2. Chapeu per Pietro Aradori. Ha disputato una partita… alla Aradori. Ha segnato canestri importanti, ha infilato circus shots alla sirena. Ha fatto le sue cose. Niente da dire. Qualità altissima. Ways to go dicono di là dall’Oceano. Ad maiora dicevano i nostri “nonni”. C’è solo da continuare così, mostrando la giusta disciplina (e attitudine) senza sacrificare la benché minima oncia dello sconfinato talento offensivo che possiede.
  3. Sono un po’ preoccupato per Lavrinovic. Non l’ho visto bene. Non l’avevo visto bene contro la Virtus mercoledì sera, l’ho rivisto male contro Sassari in Gara 1. Mi pare molto indietro e al momento non in grado di fare la differenza, come gli si richiede. Whattsappata della mattinata: «Dovrebbero tenerlo fuori dieci giorni e aspettarlo per le semifinali facendolo allenare. Così bruciano lui e Golubovic». Il mio ragionamento è semplice: siamo ai play off, è “vinci o vai a casa”. Meglio un giocatore con un terzo del talento di un altro ma sano, piuttosto che uno forte ma fortemente limitato. Ci vuole personalità per andare da Darjus e dirgli: «Accomodati, allenati, ci vediamo alle semifinali», me ne rendo conto. Il resto delle valutazioni le lascio a voi.
  4. Needham. Scusate se mi permetto di smorzare i vostri orgasmi esterofili. Non è che ho visto il “nuovo” Chris Paul. Non ho nemmeno visto il “nuovo” Terrell McIntyre. Ho visto un giocatore che ha messo pressione sulla palla. Che ha giocato con impegno. Che ha avuto un atteggiamento giusto, come si conviene a un professionista. Ho visto un giocatore che ha fatto cose semplici e che non ha commesso errori marchiani. Ho visto, credo, un giocatore che col tiro non ci è amicissimo, ma mi riservo di rivalutare la cosa Ha giocato pallacanestro. Viene pagato per farlo. Mi pare tutto nella normalità. Il problema, forse, è che chi lo ha preceduto nel ruolo, a pallacanestro, c’ha giocato un po’ troppo poco. Quindi il senso di “lucida esaltazione” che si respira per il nuovo yankee potrebbe nascere da manchevolezze precedenti (me la cavo così, dai…).
  5. Se è vero che in una partita, come del resto in una stagione, quello di cui ci si ricorda è come si inizia e come si finisce, si può serenamente dire che i primi 8′ di partita di Sassari sono stati imbarazzanti. Gli ultimi 10/11 sono stati forse anche peggio, perché in quel frangente, almeno, la partita i Campioni d’Italia l’avevano rimessa in piedi (senza mai veramente impensierire Reggio, va detto). Dritti in difesa. Sempre un passo indietro oppure, al contrario, un passo troppo in avanti. Zero fisicità. Nessun body check. Passivi. Superficiali nel far trovare ritmo a Reggio Emilia. Ha concesso qualsiasi cosa ad Aradori. Soprattutto ha concesso al “Cagnaccio” il post basso senza lottare, senza farlo faticare per operare dalle sue posizioni preferite, da cui, per altro, se lo si fa entrare in ritmo diventa letale. Brutto. Non è stata roba da play off e nemmeno da detentori dello Scudetto in carica.
  6. Domani è un altro giorno (cit.). Vedremo gli aggiustamenti, se ci saranno. Reggio Emilia ieri sera ha messo in campo qualcosa di nuovo ed ha un vantaggio tecnico evidente. Riuscirà a ripetersi? Riuscirà a tenere la stessa disciplina e la stessa intensità? Le condizioni, sulla carta, ci sono. Il Banco Sardegna? O “entra” nella serie oppure potrebbe essere un playoff molto più breve del previsto. We’ll see…