LA FINALE: REGGIO AL TOP, PSICODRAMMA MILANO

La Finale? E’ un rollercoaster di quelli da vivere tutto d’un fiato.

Siamo di nuovo da capo. Due partite e Milano sembrava in totale controllo. Due partite a Reggio e i ragazzi di Milano tornano a casina con le ossa distrutte e un discreto psicodramma.

Poco da dire. Reggio ha meritato tutto. Milano è una squadra in balia degli eventi, del suo (forse) fattore campo e degli umori della sua (presunta) stella.

Primo pensiero. Al di là del cuore, della mistica del Bigi, del #daicandom e del #notinmyhouse, la Grissin Bon ha riequilibrato la finale, rimettendo a posto quelle “voci” che l’avevano distrutta nelle prime due partite a Milano. Il differenziale a rimbalzi è stato addirittura vincente in gara 3 (35 a 32) e decentemente negativo in gara 4 (41 a 46). Il computo palle perse non ottimale in gara tre (16 per reggio – e 7 recuperi – 12 per Milano e -8 recuperi -) mentre è stato ottimale ieri sera (6 perse di cui 4 nel quarto periodo – e 7 recuperi – contro le 8 di Milano – e solo 3 recuperi). Il punto è che se Reggio perde sei palloni, in casa difficilmente perde. Perché ha il controllo del ritmo della partita, ha la possibilità di prendere conclusioni equilibrate dandosi, quindi, la possibilità di transizioni difensive ordinate ed efficaci, riempiendo l’area. Insomma tutte cose che a Milano non ci sono state e che a Reggio sì. L’efficienza offensiva? 0.99 punti a possesso per Reggio, 0.81 per Milano (poi se mai qualcuno in Lega iniziasse a ragionare di introdurre per le singole partite l’efficienza sui 100 possessi – dato questo che fa capire la reale efficienza in attacco di una squadra – non sarà mai troppo tardi, ma non pretendiamo troppo. In fondo è solo sport professionistico…) in gara 4 e 0.93 per Reggio e 0.91 per Milano in gara 3. Dati che testimoniano come Reggio Emilia abbia alzato il suo livello di gioco, di intensità e di attenzione. Tutti sono andati a rimbalzo e tutti hanno dato il loro fattivo contributo. Certo, il Lavrinovic di gara 3 e quello del secondo tempo di Gara 4 è stato qualcosa di veramente bello da vedere, ma tutti, indistintamente, hanno giocato una partita non solo di cuore, ma anche di testa e di tecnica.

Secondo pensiero. Vogliamo parlare di Milano? Da dove cominciare non si sa.

  1. Da quando Reggio Emilia è tornata in serie A, l’Armani Jeans al Bigi ha vinto solo una volta, tra campionato e play off. Il 9 marzo 2014, 78 a 82. Il resto sono stati solo rovesci. Non proprio una casualità immagino (poi se penso che Reggio voleva andarsi a giocare la finale in campo “neutro” … lasciamo perdere….).
  2. Le rotazioni di Repesa. Discutibili? Come minimo. Ma è normale, quando metà delle energie vengono spese a fare lo psicologo e a gestire le bizze di un singolo giocatore che pedissequamente fa saltare gli equilibri (fragili? Instabili?) di una squadra. Milano a Reggio Emilia non ha proposto nulla. Tante volte Reggio è stata “accusata” di una certa povertà tecnica nel preparare le partite. Ebbene questo discorso vale per l’Olimpia che a Reggio ha sostanzialmente proposto un basket di qualità mediocre. Spaziature inesistenti. Circolazione di palla random. Solo la transizione, quelle volte che Reggio gliel’ha concessa, il pick and roll centrale perché Reggio non lo riesce a difendere bene e iniziative personali. Il resto è stato solo un gran casino. Alessandro Gentile al tiro. La finale per lui è sofferenza
  3. Alessandro Gentile. I freddi numeri: 2 su 10 al tiro in gara 4. 1 su 8 in gara 3. Totale 3 su 18. In gara tre ha sfanculato letteralmente tutti dopo 6 minuti di partita con la sua squadra in vantaggio, così, perché McLean ha osato non intercettare un suo scarico destinato vieppiù al medico sociale in panchina. In gara 4 ha preso il solito tecnico d’ordinanza a poco più di un minuto dalla fine. Avrebbe potuto chiudere (per Reggio) la gara, e dovrebbe ringraziare quelli che ha sfanculato in gara tre, se in 30″ gli hanno ridato la possibilità di vincere. Per me la storia è semplice: se sei il capitano di Milano (e non della squadretta di promozione) ci sono onori e molti oneri. Ascoltando il podcast di TrueHoop (che invito tutti ad ascoltare perché merita), mentre si discuteva dei Golden State Warriors sull’orlo dell’eliminazione da parte dei Thunder, uno dei giornalisti in “trasmissione” raccontava che Bob Myers, giemme dei Warriors, prese Stephen Curry da parte e gli disse più o meno così: “I tuoi compagni guardano a te in ogni occasione. Occhio al tuo linguaggio del corpo e che messaggi mandi loro”. Ecco appunto, i compagni, che guardano al “capitano” (poi non so se i vari Macvan, Simon, McLean, e altri, guardano a lui, però… quello ha un grado) mettere in piedi quelle cifre, non metterla in una vasca da bagno, perdere interesse per la difesa e per di più venire mandati simpaticamente a ciapà i rat non è proprio ciò che si dice un messaggio positivo. Ovviamente sabato sera verremo tutti smentiti, ma il principio rimane. A novembre son 24… Si è giovani. Ma non più giovanissimi….

Terzo Pensiero. Per la serie, cose che fanno male al basket. Messaggio di ieri mattina: «Lanzarini, Mattioli, Mazzoni. Ma che terna arbitrale è?». Quindi come va? 2-2 o 1-3? «2-2. Secco!». Le ultime due chiamate di Mazzoni (quella su Lafayette poi….) sono incommentabili. Adesso mi metto in poltrona, apro i pop corn e attendo serenamente la lezzzzzzioncina dai soliti professori dell’ultima ora…

LA FINALE, GARA 4: PRIMO QUARTO

Il gruppo di Milano

Dopo una buona difesa, Cinciarini ha la genialata di lanciare il contropiede reggiano con un lob inesistente. Milano formato trasferta?

Due palle perse: Batista che spinge Veremeenko come fosse in uno dei peggiori bar di Caracas. Bah…

Reggio fa le sue cose, quando riescono è un appoggio a canestro, quando non riescono sono infrazioni di 24″… Anche lì, Veremeenko deve prendere quel tiro (da tre punti). Non sono situazioni in cui un tiro può essere passato così.

Reggio con la run and jump, Sanders dal nulla la punisce da tre.

Brani di pallacanestro pornografica…

…Prima che Della Valle crei dal nulla

Quarta palla persa di Reggio che non punisce un Cinciarini davvero tanto soft.

Gentile ha difeso due azioni su Della Valle, giustamente troppe, quindi meglio lasciare la penetrazione facile ad ADV

Reggio già in bonus

Kalnietis è un trainwreck... Lanciato è veramente notevole per il ruolo che ricopre.

Eh certo, sicuramente sullo scouting report di Milano su Aradori c’è scritto “passare in quarta in transizione“. Gentile regala il gioco da 4 punti al redivivo bresciano.

Ma la domanda che mi faccio é: ma i giocatori di Milano si parlano? Cioè su un drag che non è nemmeno tale di Lavrinovic, Batista e Gentile cincischiano… Vado io, vai tu…e intanto Aradori piazza la seconda triple… Ehhh e poi penso che l’Architetto deve allenare il Legadue…

Milano arranca, tolto il contropiede primario e un po’ di velocità, siamo alle preghiere on the fly. E in difesa sono un passo indietro su tagli elementari. Aradori in casa sua, piedi per terra, la mette anche in fase REM.

La 3-2 di Milano

E transizione difensiva suicida di Reggio che lascia Simon libero da tre.

Di nuovo uomo…e fallo senza senso di Lafayette.

Milano è in partita grazie ai falli di Reggio e ai liberi che tira.

Sasa Parrillo lancia McLean per una schiacciata… Ovviamente se è negato l’uso delle mani a Silins lo deve essere anche a Cerella eh caro il mio Mazzoni? Cosa dici?

Seconda azione di basket di Milano e secondo fallo di Silins

Pensa te, Milano dal nulla, in vantaggio.

LA FINALE-GARA 4: SECONDO QUARTO

Menetti parla con Sasà Parrillo

Lafayette e difesa due strade parallele che mai si incontrano…

Reggio ama far schiacciare McLean… Bello fare uno show a metà campo con gli altri tre difensori che pensano alla pizza al Paprika…

Cinciarini come Ince nella finale di Barcellona del ’99… Contro Veremeenko la passa all’ala… Che cosa mi tocca vedere… Due tiri ha passato nella stessa azione: due!

Veremeenko che butta al sinbin un cioccolatino di Kaukenas… Non è più la pallacanestro dei vostri padri…

Però è inutile fare la press se poi, una volta tornati  a metà campo, non tieni un palleggio di penetrazione… 

Terzo tiro passato da Cinciarini…

Terzo fallo di Silins… Bad news

Ed air ball…..e Kalnietis

Reggio fatica, Milano non capitalizza perché è totalmente asfittica in attacco

Kalnietis è buono… Molto.

23 falli in 15 minuti… Sticazzi (scusate)

Batista un uomo sull’orlo di una crisi di nervi

Reggio aspetta Milano in area, Milano si continua a scornare contro il muro reggiano ed è come invitare la Grissin Bon a nozze, visto che può correre e finire i contropiedi.

Il pick and roll di McLean rimane insoluto per Reggio.

Lavrinovic questa sera non va alla velocità che in gara 3, mentre Kalnietis ha deciso che stasera “tira” pure il parquet dopo la partita.

Reggio ha deciso di attaccare senza quartiere, capisco la mentalità ma credo che, così facendo, o le percentuali si mantengono alte oppure i padroni di casa concedono a Milano l’unica arma che li sta tenendo a galla: la transizione offensiva e il contropiede primario quando c’è.

Bravo DeNicolao ad esplorare con intelligenza il mismatch Veremeenko-Cinciarini

Aradori-Lafayette in post basso è uno scherzo per Pietro…

Kalnietis… Professorale

Ma Macvan sul pick and roll Aradori/Veremeenko come difende? Ma si può?

Reggio chiude in modo importante un secondo quarto di sofferenza.

LA FINALE- GARA 4: TERZO QUARTO

Darjus Lavrinovic superstar

Terzo fallo di Kaukenas? Davvero?

C’è aria di break reggiano…. Milano è rimasta nella pancia del Bigi. Per altro l’Armani prende canestro con Kaukenas a terra abbattuto da Batista…

Secondo air ball di Cinciarini, questo giro Batitsta raccoglie la palla dalla spazzatura e mette in moto l’Armani.

Kaukenas non punisce una Milano paralizzata.

Polonara non mette il corpo e Sanders fa la voce grossa sotto canestro.

Intanto prende completamente corpo lo psicodramma-Cinciarini, soggetto a Tony Allen treatment… visto che da tre non la mette mai.

Sanders arrabbiato fa paura… Gioco da tre punti mancato però…

Lavrinovic dall’angolo… In silenzio Reggio va via…

Sanders però ha idee diverse

Aradori purtroppo ha fatto una porcheria (antisportivo)… Solo che Milano non capitalizza.

Kalnietis e McLean giù per Macvan e Gentile? Con la squadra che con fatica trova un equilibrio? Perché? Su che basi?

Quarto fallo di Silins

Quanto gioca male a pallacanestro l’Armani Jeans. Ogni serie d’attacco a difesa schierata è un supplizio per gli uomini di Repesa. Reggio sta giocando forte ma in realtà fa le sue cose e le fa bene. Semplicemente gli altri non sono pronti.

Beh Lavrinovic che con una finta di passaggio manda a spasso un’intera squadra é il manifesto migliore sulla presenza mentale degli ospiti. Reggio merita di vincere, vada come vada.

Gentile da 3? Viste le percentuali, la possiamo considerare una casualità.

Quarto di Simon… Mah

Air ball di Simon…. Per chiudere il terzo quarto.

Milano sta in partita su iniziative estemporanee, Reggio ha giocato un terzo quarto veramente solido con un Lavrinovic poetico nel far girare la squadra dalle sue mattonelle.

LA FINALE – GARA 4: QUARTO PERIODO

Polonara, calma non è ancora finita

Ancora un problema enorme sul pick and roll centrale di Milano. Sia con lo slip the pick e passaggio diretto,, che con la sponda McLean si trova a due passi dal canestro a convertire. Non una novità per la difesa reggiana

Ma la testa? Milano per poco intercetta palla, manda in emergenza Reggio che si trova a dover affrettare e McLean spende un fallo assurdo dando ossigeno a Reggio. Poca disciplina, troppe pause mentali, troppo careless in generale questa Armani.

Boh, Sanders ha un vantaggio su Needham… Non lo sfrutta, preferisce anche lui iscriversi al gruppo degli “airballisti” milanesi da tre punti… 

Non fa più canestro nessuno

Needham…. Anzi il suo fondoschiena colpiscono da tre.

McLean che palleggia in contropiede per tutto il campo con Sanders in corsia che non viene servito… La differenza tra un fallo subito e un’azione a difesa schierata, e un potenziale canestro non troppo difficile in contropiede che ti può dare fiducia. 

Tutti a guardare la palla, nessuno che taglia fuori Polonara, schiaccione, e Reggio che va…

Milano è troppo concentrata a fare delle scene isteriche, a Reggio Emilia così non tocchi palla, c’è poco da fare, che continuino pure così…

Reggio non sta ammazzando la partita….perché Milano è pronta ad andare al tappeto aspetta solo il pugno finale, ma se la si continua a graziare…

Kalnietis sparito in questo secondo tempo.

Comunque i più cotti di tutti sono i tre in grigio, le aree sono delle tonnare e a poco a poco ci stanno mollando anche con i fischioni da fiscali tipo quelli con l’uso illegale delle mani et similia

Macvan stoppato da Della Valle??? Ma cosa fa Macvan in campo nel finale a Reggio Emilia in una partita come questa, in cui lui non è un fattore?

Reggio smette troppo presto…,Milano, con nove punti di fila fa tremare il Bigi a 24″ dalla fine.

Fischiata lunare sul raddoppio di Lafayette e McLean su Della Valle. Una roba che non si può commentare da tanto è tecnicamente brutta questa chiamata.

Non ci credo, Milano fa schiacciare Polonara senza riuscire a far fallo! 

81-76. Giusto così. Un risultato che non fa una grinza

Ora sotto con Gara 5.

Sono curioso se l’OIimpia proseguirà su questa china autolesionista e su quanto Reggio sarà in grado di ripetere la consistenza e la solidità mostrata in casa anche lontano dalle tavole del Bigi.

GARA 4: LA VERGOGNA E LA SPERANZA

Gara 4…
Com’è quella frase? “Se siete tutti d’accordo passerei direttamente a gara 5″…
Gara 4 è stato uno scempio e qualcosa che non è spiegabile solo a parole o con analisi tecniche.
Ce la possiamo girare e rigirare. Guardare e riguardare. Rimane comunque quello scarto lì.
E’ stata una vergogna, ovviamente: perché questo gruppo – che è lo stesso che ha spazzato via i Campioni d’Italia e che ha rivaleggiato con Milano per un’intera regular season – sarà anche quello bollato con questo marchio.
Per me rimane un mistero quello che è successo in queste quarantotto ore che hanno portato Reggio Emilia da gara 3 a gara 4. Io non credo, non posso credere, che oltre a fare le foto con le scolaresche in visita all’allenamento di Della Valle e compagni non si sia riguardata la partita. Non si sia fatta un’analisi di quello che non aveva funzionato domenica sera, per non riproporlo ieri sera. Mi rifiuto di crederlo, a questo livello di pallacanestro.
Però, però, però…. Anche nei momenti peggiori, anche nelle situazioni più brutte, c’è sempre una faccia, una dignità, una storia da onorare. Ci son sempre 40 anni di storia di pallacanestro professionistica che ogni due giorni vanno in campo con i colori bianco rossi. Questo aspetto, che, mi pare, si sta un po’ perdendo di vista tra personalismi, grandeur, e bisogno “di fare cassa”. Pallacanestro Reggiana rappresenta una città. Può essere un “soggetto” formalmente privatistico, ma sostanzialmente c’è una città dietro. Si rappresenta questo. Ieri, sportivamente, una città è stata calpestata nei suoi valori sportivi: lavoro duro, testa alta, mai darsi per vinti, giocare forte dal primo all’ultimo minuto. Nessuno vi ha chiesto di vincerle tutte. Tutti vi hanno chiesto di lottare però.
C’è una parola tra quei tifosi più lucidi (Gli integralisti e i fideisti li lascio volentieri ad altri con la tessera dell’ordine – sempre che ce l’abbiano…. – ) “decenza”. Ecco la decenza ieri non ha albergato nel “camp” reggiano. Il mai troppo abusato “c’è modo e modo di perdere” in questo specifico frangente è giusto che risuoni più alto del solito.
Nunnally e Kaukenas, protagonisti di Gara 4
Quello che interessa qui è una sola cosa: non fare finta di niente. A me che un gruppo di professionisti “chieda scusa”, frega meno di zero. Primo perché la serie non è finita: ci sono altre tre partite da giocare, la palla – per rimanere in ambito cestistico – rimbalza ancora e c’è ancora tanta pallacanestro da giocare. Quindi, il tempo per le “scuse” e per i “pianti” è ancora molto lontano da venire. Così come mi frega il giusto chi ci mette la faccia. Per gli stessi motivi. Non è quello il punto per me. Il punto è: lo diciamo che da gara 2 a gara 4 questa Grissin Bon ha palesato alcuni problemi tecnici, fisici ed ora anche mentali che ne stanno abbassando e non poco il rendimento in campo? Lo si può dire che Avellino in quattro partite di semifinale è andata in un crescendo rossiniano, mentre Reggio è rimasta stabile nelle prime due partite in casa ed è andata a picco in trasferta? Giustifichiamo un -43 perché l’ambiente di Avellino era caldo e condizionante? Ragazzi, ad Avellino ci si ritorna per gara 6. Cosa facciamo, mandiamo 10 stuntmen e quelli veri stanno a casa?
Questa mattina in uno dei soliti dialoghi/analisi con i miei punti di riferimento, è avvenuto questo botta e risposta
«Come la vedi?»
«Non credo ci siano rotture o eventi critici. Ma una squadra poco coesa che in casa cancella molti problemi perché le avversarie mollano. Per sua natura questa squadra o se la gioca alla pari o molla di brutto. 
Caratteri messi male insieme e mal diretti. Si è visto ormai».
Ecco per me la questione è pressoché finita qua. Non si poteva spiegare meglio.
Si dice che le trasferte forgiano un gruppo.
Lo fa diventare un blocco unico oppure lo disgrega.
Questi quattro giorni in Irpinia hanno, evidentemente, esacerbato delle incongruenze (mettiamola così). Quindi ci ritroviamo a dover ascoltare le supercazzole o gli appelli all’unità d’intenti (manca solo il mitico abbassiamo i toni e poi abbiamo tirato fuori il peggio del politichese 2.0), o le chiamate arbitrali (hai finito il primo quarto 30-10 sotto e parliamo di arbitri?) per coprire limiti tecnici evidenti e l’unità d’intenti che non c’è. Anche perché, diciamocelo chiaramente: se ogni volta che prendi una legnata ti appelli all’unità d’intenti, vuol dire che tanto unito non sei…
«La domanda vera è se questa squadra sa fare altro o se funziona solo così».
Risposta: «In attacco così. In difesa no, in difesa puoi adeguarti, puoi presentare diversi make ups, puoi per lo meno provarci. Hai il dovere di esplorare tutti gli scenari».
Chiudo con Valerio Bianchini. In punta di lingua, e con quel bagaglio di cultura che la metà dei coach di adesso si sogna, la chiosa l’ha messa lui.

La speranza.
La speranza è ovvia. Dopo una gara 4, ce n’è una quinta. In casa. Nel fortino. Al Bigi. Si riparte da 0-0. Perché il buono del brutto di un -43 è che in fondo, in una serie di playoff, vale solo 1 punto. Due a due e palla al centro. Diventa una serie al meglio delle tre partite. E’ ovvio che ogni passo falso diventa decisivo.
Siamo in Italia, questo è il campionato italiano, si può passare tranquillamente da un -43 a un +15/20 come ridere. Molti fattori imponderabili vengono a galla. Secondo me le probabilità di andare alla settima si sono enormemente alzate dopo ieri sera. Reggio è una squadra di talento, e in casa difficilmente sbraga come in trasferta.
Ci sono tre incognite per me.
La prima. Fisicamente, Reggio come sta? La sensazione è che lo stato fisico medio generale non sia il top. E più si va avanti e più c’è una brilantezza di certi giocatori che sta venendo sempre meno e secondo me, ma non ho prove ovviamente, ci sono giocatori che non sono nemmeno fisicamente a posto.
La seconda. Bisogna fare un minimo di lavoro tecnico. Verrà fatto?
La terza. Più si va avanti più i giocatori di Avellino sanno cosa li aspetta in via Guasco. Si adattano alle luci, ai rumori, a diversi punti di riferimento. Al tifo avversario. Ovviamente il discorso vale anche per Reggio ad Avellino. Quindi anche in questo caso siamo in uncharted water. 
Va da sè che in una partita non partita, il raw footage di Gara 4 non vada in onda. Onestamente alla bomba di Severini sul 30-10 del primo quarto ho chiuso il Mac. Per una volta di Xs and Os dovrebbe parlare chi di dovere…
Menetti pensieroso
Invece mi è toccato sentire questa perla: Menetti a Cagnardi: «Non difendiamo perché non abbiamo fiducia». Cagnardi che annuisce… Per distacco la frase dell’anno.
I microfoni agli allenatori a volte bisognerebbe speglierli. Purtroppo ti fanno sentire cose che non possono essere accettabili.
Il pensiero corre ovviamente al più grande di tutti i tempi: Sir Alex Ferguson. Uno che insomma, due cosette le ha vinte… Tipo queste:
Sir Alex Palmares
Ecco, lui, nel 1999 alla fine del primo tempo della finale di Champions League di Barcellona contro il Bayern di Monaco, con la sua squadra sotto di un gol dopo aver preso Paul Ince nella via verso gli spogliatoi ed avere sostanzialmente detto al miglior centrocampista d’Europa di quel momento: «You’re an effing bottler, Incey! You can’t handle the stage», al suo gruppo di giocatori disse queste parole
At the end of this game, the European Cup will be only six feet away from you, and you’ll not even able to touch it if we lose. And for many of you, that will be the closest you will ever get. Don’t you dare come back in here without giving your all!
Differenze…
Galassie…
Paragoni che non dovrebbero nemmeno esistere…
Pensiamo a gara 5, che è meglio.
Ah, la finale di Barcellona, andò così, per quei pochi che non se lo ricordano…