LA FINALE: REGGIO AL TOP, PSICODRAMMA MILANO

La Finale? E’ un rollercoaster di quelli da vivere tutto d’un fiato.

Siamo di nuovo da capo. Due partite e Milano sembrava in totale controllo. Due partite a Reggio e i ragazzi di Milano tornano a casina con le ossa distrutte e un discreto psicodramma.

Poco da dire. Reggio ha meritato tutto. Milano è una squadra in balia degli eventi, del suo (forse) fattore campo e degli umori della sua (presunta) stella.

Primo pensiero. Al di là del cuore, della mistica del Bigi, del #daicandom e del #notinmyhouse, la Grissin Bon ha riequilibrato la finale, rimettendo a posto quelle “voci” che l’avevano distrutta nelle prime due partite a Milano. Il differenziale a rimbalzi è stato addirittura vincente in gara 3 (35 a 32) e decentemente negativo in gara 4 (41 a 46). Il computo palle perse non ottimale in gara tre (16 per reggio – e 7 recuperi – 12 per Milano e -8 recuperi -) mentre è stato ottimale ieri sera (6 perse di cui 4 nel quarto periodo – e 7 recuperi – contro le 8 di Milano – e solo 3 recuperi). Il punto è che se Reggio perde sei palloni, in casa difficilmente perde. Perché ha il controllo del ritmo della partita, ha la possibilità di prendere conclusioni equilibrate dandosi, quindi, la possibilità di transizioni difensive ordinate ed efficaci, riempiendo l’area. Insomma tutte cose che a Milano non ci sono state e che a Reggio sì. L’efficienza offensiva? 0.99 punti a possesso per Reggio, 0.81 per Milano (poi se mai qualcuno in Lega iniziasse a ragionare di introdurre per le singole partite l’efficienza sui 100 possessi – dato questo che fa capire la reale efficienza in attacco di una squadra – non sarà mai troppo tardi, ma non pretendiamo troppo. In fondo è solo sport professionistico…) in gara 4 e 0.93 per Reggio e 0.91 per Milano in gara 3. Dati che testimoniano come Reggio Emilia abbia alzato il suo livello di gioco, di intensità e di attenzione. Tutti sono andati a rimbalzo e tutti hanno dato il loro fattivo contributo. Certo, il Lavrinovic di gara 3 e quello del secondo tempo di Gara 4 è stato qualcosa di veramente bello da vedere, ma tutti, indistintamente, hanno giocato una partita non solo di cuore, ma anche di testa e di tecnica.

Secondo pensiero. Vogliamo parlare di Milano? Da dove cominciare non si sa.

  1. Da quando Reggio Emilia è tornata in serie A, l’Armani Jeans al Bigi ha vinto solo una volta, tra campionato e play off. Il 9 marzo 2014, 78 a 82. Il resto sono stati solo rovesci. Non proprio una casualità immagino (poi se penso che Reggio voleva andarsi a giocare la finale in campo “neutro” … lasciamo perdere….).
  2. Le rotazioni di Repesa. Discutibili? Come minimo. Ma è normale, quando metà delle energie vengono spese a fare lo psicologo e a gestire le bizze di un singolo giocatore che pedissequamente fa saltare gli equilibri (fragili? Instabili?) di una squadra. Milano a Reggio Emilia non ha proposto nulla. Tante volte Reggio è stata “accusata” di una certa povertà tecnica nel preparare le partite. Ebbene questo discorso vale per l’Olimpia che a Reggio ha sostanzialmente proposto un basket di qualità mediocre. Spaziature inesistenti. Circolazione di palla random. Solo la transizione, quelle volte che Reggio gliel’ha concessa, il pick and roll centrale perché Reggio non lo riesce a difendere bene e iniziative personali. Il resto è stato solo un gran casino. Alessandro Gentile al tiro. La finale per lui è sofferenza
  3. Alessandro Gentile. I freddi numeri: 2 su 10 al tiro in gara 4. 1 su 8 in gara 3. Totale 3 su 18. In gara tre ha sfanculato letteralmente tutti dopo 6 minuti di partita con la sua squadra in vantaggio, così, perché McLean ha osato non intercettare un suo scarico destinato vieppiù al medico sociale in panchina. In gara 4 ha preso il solito tecnico d’ordinanza a poco più di un minuto dalla fine. Avrebbe potuto chiudere (per Reggio) la gara, e dovrebbe ringraziare quelli che ha sfanculato in gara tre, se in 30″ gli hanno ridato la possibilità di vincere. Per me la storia è semplice: se sei il capitano di Milano (e non della squadretta di promozione) ci sono onori e molti oneri. Ascoltando il podcast di TrueHoop (che invito tutti ad ascoltare perché merita), mentre si discuteva dei Golden State Warriors sull’orlo dell’eliminazione da parte dei Thunder, uno dei giornalisti in “trasmissione” raccontava che Bob Myers, giemme dei Warriors, prese Stephen Curry da parte e gli disse più o meno così: “I tuoi compagni guardano a te in ogni occasione. Occhio al tuo linguaggio del corpo e che messaggi mandi loro”. Ecco appunto, i compagni, che guardano al “capitano” (poi non so se i vari Macvan, Simon, McLean, e altri, guardano a lui, però… quello ha un grado) mettere in piedi quelle cifre, non metterla in una vasca da bagno, perdere interesse per la difesa e per di più venire mandati simpaticamente a ciapà i rat non è proprio ciò che si dice un messaggio positivo. Ovviamente sabato sera verremo tutti smentiti, ma il principio rimane. A novembre son 24… Si è giovani. Ma non più giovanissimi….

Terzo Pensiero. Per la serie, cose che fanno male al basket. Messaggio di ieri mattina: «Lanzarini, Mattioli, Mazzoni. Ma che terna arbitrale è?». Quindi come va? 2-2 o 1-3? «2-2. Secco!». Le ultime due chiamate di Mazzoni (quella su Lafayette poi….) sono incommentabili. Adesso mi metto in poltrona, apro i pop corn e attendo serenamente la lezzzzzzioncina dai soliti professori dell’ultima ora…

LA FINALE, GARA 4: PRIMO QUARTO

Il gruppo di Milano

Dopo una buona difesa, Cinciarini ha la genialata di lanciare il contropiede reggiano con un lob inesistente. Milano formato trasferta?

Due palle perse: Batista che spinge Veremeenko come fosse in uno dei peggiori bar di Caracas. Bah…

Reggio fa le sue cose, quando riescono è un appoggio a canestro, quando non riescono sono infrazioni di 24″… Anche lì, Veremeenko deve prendere quel tiro (da tre punti). Non sono situazioni in cui un tiro può essere passato così.

Reggio con la run and jump, Sanders dal nulla la punisce da tre.

Brani di pallacanestro pornografica…

…Prima che Della Valle crei dal nulla

Quarta palla persa di Reggio che non punisce un Cinciarini davvero tanto soft.

Gentile ha difeso due azioni su Della Valle, giustamente troppe, quindi meglio lasciare la penetrazione facile ad ADV

Reggio già in bonus

Kalnietis è un trainwreck... Lanciato è veramente notevole per il ruolo che ricopre.

Eh certo, sicuramente sullo scouting report di Milano su Aradori c’è scritto “passare in quarta in transizione“. Gentile regala il gioco da 4 punti al redivivo bresciano.

Ma la domanda che mi faccio é: ma i giocatori di Milano si parlano? Cioè su un drag che non è nemmeno tale di Lavrinovic, Batista e Gentile cincischiano… Vado io, vai tu…e intanto Aradori piazza la seconda triple… Ehhh e poi penso che l’Architetto deve allenare il Legadue…

Milano arranca, tolto il contropiede primario e un po’ di velocità, siamo alle preghiere on the fly. E in difesa sono un passo indietro su tagli elementari. Aradori in casa sua, piedi per terra, la mette anche in fase REM.

La 3-2 di Milano

E transizione difensiva suicida di Reggio che lascia Simon libero da tre.

Di nuovo uomo…e fallo senza senso di Lafayette.

Milano è in partita grazie ai falli di Reggio e ai liberi che tira.

Sasa Parrillo lancia McLean per una schiacciata… Ovviamente se è negato l’uso delle mani a Silins lo deve essere anche a Cerella eh caro il mio Mazzoni? Cosa dici?

Seconda azione di basket di Milano e secondo fallo di Silins

Pensa te, Milano dal nulla, in vantaggio.

LA FINALE-GARA 4: SECONDO QUARTO

Menetti parla con Sasà Parrillo

Lafayette e difesa due strade parallele che mai si incontrano…

Reggio ama far schiacciare McLean… Bello fare uno show a metà campo con gli altri tre difensori che pensano alla pizza al Paprika…

Cinciarini come Ince nella finale di Barcellona del ’99… Contro Veremeenko la passa all’ala… Che cosa mi tocca vedere… Due tiri ha passato nella stessa azione: due!

Veremeenko che butta al sinbin un cioccolatino di Kaukenas… Non è più la pallacanestro dei vostri padri…

Però è inutile fare la press se poi, una volta tornati  a metà campo, non tieni un palleggio di penetrazione… 

Terzo tiro passato da Cinciarini…

Terzo fallo di Silins… Bad news

Ed air ball…..e Kalnietis

Reggio fatica, Milano non capitalizza perché è totalmente asfittica in attacco

Kalnietis è buono… Molto.

23 falli in 15 minuti… Sticazzi (scusate)

Batista un uomo sull’orlo di una crisi di nervi

Reggio aspetta Milano in area, Milano si continua a scornare contro il muro reggiano ed è come invitare la Grissin Bon a nozze, visto che può correre e finire i contropiedi.

Il pick and roll di McLean rimane insoluto per Reggio.

Lavrinovic questa sera non va alla velocità che in gara 3, mentre Kalnietis ha deciso che stasera “tira” pure il parquet dopo la partita.

Reggio ha deciso di attaccare senza quartiere, capisco la mentalità ma credo che, così facendo, o le percentuali si mantengono alte oppure i padroni di casa concedono a Milano l’unica arma che li sta tenendo a galla: la transizione offensiva e il contropiede primario quando c’è.

Bravo DeNicolao ad esplorare con intelligenza il mismatch Veremeenko-Cinciarini

Aradori-Lafayette in post basso è uno scherzo per Pietro…

Kalnietis… Professorale

Ma Macvan sul pick and roll Aradori/Veremeenko come difende? Ma si può?

Reggio chiude in modo importante un secondo quarto di sofferenza.

LA FINALE- GARA 4: TERZO QUARTO

Darjus Lavrinovic superstar

Terzo fallo di Kaukenas? Davvero?

C’è aria di break reggiano…. Milano è rimasta nella pancia del Bigi. Per altro l’Armani prende canestro con Kaukenas a terra abbattuto da Batista…

Secondo air ball di Cinciarini, questo giro Batitsta raccoglie la palla dalla spazzatura e mette in moto l’Armani.

Kaukenas non punisce una Milano paralizzata.

Polonara non mette il corpo e Sanders fa la voce grossa sotto canestro.

Intanto prende completamente corpo lo psicodramma-Cinciarini, soggetto a Tony Allen treatment… visto che da tre non la mette mai.

Sanders arrabbiato fa paura… Gioco da tre punti mancato però…

Lavrinovic dall’angolo… In silenzio Reggio va via…

Sanders però ha idee diverse

Aradori purtroppo ha fatto una porcheria (antisportivo)… Solo che Milano non capitalizza.

Kalnietis e McLean giù per Macvan e Gentile? Con la squadra che con fatica trova un equilibrio? Perché? Su che basi?

Quarto fallo di Silins

Quanto gioca male a pallacanestro l’Armani Jeans. Ogni serie d’attacco a difesa schierata è un supplizio per gli uomini di Repesa. Reggio sta giocando forte ma in realtà fa le sue cose e le fa bene. Semplicemente gli altri non sono pronti.

Beh Lavrinovic che con una finta di passaggio manda a spasso un’intera squadra é il manifesto migliore sulla presenza mentale degli ospiti. Reggio merita di vincere, vada come vada.

Gentile da 3? Viste le percentuali, la possiamo considerare una casualità.

Quarto di Simon… Mah

Air ball di Simon…. Per chiudere il terzo quarto.

Milano sta in partita su iniziative estemporanee, Reggio ha giocato un terzo quarto veramente solido con un Lavrinovic poetico nel far girare la squadra dalle sue mattonelle.

LA FINALE – GARA 4: QUARTO PERIODO

Polonara, calma non è ancora finita

Ancora un problema enorme sul pick and roll centrale di Milano. Sia con lo slip the pick e passaggio diretto,, che con la sponda McLean si trova a due passi dal canestro a convertire. Non una novità per la difesa reggiana

Ma la testa? Milano per poco intercetta palla, manda in emergenza Reggio che si trova a dover affrettare e McLean spende un fallo assurdo dando ossigeno a Reggio. Poca disciplina, troppe pause mentali, troppo careless in generale questa Armani.

Boh, Sanders ha un vantaggio su Needham… Non lo sfrutta, preferisce anche lui iscriversi al gruppo degli “airballisti” milanesi da tre punti… 

Non fa più canestro nessuno

Needham…. Anzi il suo fondoschiena colpiscono da tre.

McLean che palleggia in contropiede per tutto il campo con Sanders in corsia che non viene servito… La differenza tra un fallo subito e un’azione a difesa schierata, e un potenziale canestro non troppo difficile in contropiede che ti può dare fiducia. 

Tutti a guardare la palla, nessuno che taglia fuori Polonara, schiaccione, e Reggio che va…

Milano è troppo concentrata a fare delle scene isteriche, a Reggio Emilia così non tocchi palla, c’è poco da fare, che continuino pure così…

Reggio non sta ammazzando la partita….perché Milano è pronta ad andare al tappeto aspetta solo il pugno finale, ma se la si continua a graziare…

Kalnietis sparito in questo secondo tempo.

Comunque i più cotti di tutti sono i tre in grigio, le aree sono delle tonnare e a poco a poco ci stanno mollando anche con i fischioni da fiscali tipo quelli con l’uso illegale delle mani et similia

Macvan stoppato da Della Valle??? Ma cosa fa Macvan in campo nel finale a Reggio Emilia in una partita come questa, in cui lui non è un fattore?

Reggio smette troppo presto…,Milano, con nove punti di fila fa tremare il Bigi a 24″ dalla fine.

Fischiata lunare sul raddoppio di Lafayette e McLean su Della Valle. Una roba che non si può commentare da tanto è tecnicamente brutta questa chiamata.

Non ci credo, Milano fa schiacciare Polonara senza riuscire a far fallo! 

81-76. Giusto così. Un risultato che non fa una grinza

Ora sotto con Gara 5.

Sono curioso se l’OIimpia proseguirà su questa china autolesionista e su quanto Reggio sarà in grado di ripetere la consistenza e la solidità mostrata in casa anche lontano dalle tavole del Bigi.

FINAL EIGHT: DIECI SPUNTI DI RIFLESSIONE

Final Eight, qualche spunto di riflessione.

  1. Ha vinto la squadra più forte. E tanti saluti a Lapalisse. Il punto è che questa Milano ha asfaltato Venezia ai quarti. Ha distrutto Cremona in semifinale. Ha vinto con pieno merito contro Avellino (che è in una forma psicofisica strabiliante) pur non giocando una partita perfetta. Ovviamente, quando si giocano tre gare in tre giorni, è difficile mantenere un livello agonistico e mentale massimale. Le Final Eight rappresentavano il primo banco di prova “domestico” (La Supercoppa ha un valore relativo, soprattutto per l’Armani che era assieme da pochissimo tempo) per una Armani sostanzialmente “nuova”. Nuova nell’organico, e nuova nell’atteggiamento. Quello che si è potuto vedere fa onestamente paura. Gestire un roster di dieci giocatori dieci con un minimo di razionalità non è facile. Farlo con delle regole… “alla Repesa”, tuttavia risulta un po’ meno complicato. Il punto mi è parso chiaro: se non difendi, scendi. Se non spendi falli, scendi. Che problema c’è? Tanto se non lo fai tu che sei in campo, lo farà sicuramente quello che ti sostituisce, il quale, a sua volta, non farà venire meno qualità e talento dall’altra parte del campo. Gelsomino si può permettere qualsiasi tipo di quintetto. Basso, alto, medio. Col doppio lungo. Col doppio play maker. Senza centri. Qualsiasi soluzione è nel menù. C’è la pretesa di giocare con intensità ogni possesso. C’è l’ambizione di vedere una squadra che muove la palla, passandosela. Soprattutto noto come con questo “nuovo” roster, ci si è emendati  da Alessandro Gentile. Quando rientrerà dall’infortunio, toccherà a lui adattarsi al nuovo trend e non viceversa. L’uno contro cinque, con palla ferma su un quarto di campo e altri 4 che guardano non credo sarà più la soluzione. Il riposo in difesa non contemplato. Quello che ho visto in questa tre giorni di Final Eight, proiettato su una serie di play off a sette mi pare sia più che sufficiente per fare capire come potrebbe andare a finire. Anche perché, la scimmia dalla spalla se n’è andata. Milano ha vinto un trofeo giocando con autorità e autorevolezza. Da qui in poi potrebbe essere uno snowball (Mercoledì col Banvit sarò puntualmente smentito, lo so già….)

    Rakim Sanders MVP delle Final Eight

    Rakim Sanders, il “Raymond Green de noantri” è stato l’Mvp delle Final Eight

  2. Rakim Sanders è stato l’Mvp delle Final Eight. Il giocatore mi piace. Chi segue questo blog (pochi ma buoni…) sa che per l’ex sassarese ho un soft spot. Il punto è che per adesso ha vinto tutti i trofei a cui ha partecipato (giocando) da quando è in Italia. So che è forzato, ma a me ricorda Draymond Green: sottodimensionato per giocare 3 e 4, ma potente e grosso per farlo, è intenso, sa giocare fronte e spalle a canestro, va forte a rimbalzo, e (se tutti lo fanno) difende anche lui. Rakim ci insegna una cosa: se un giocatore è buono, è buono sempre, ed è in grado di fare la differenza in un sistema non sistema come quello della Sassari del Triplete di Meo Sacchetti, e quello più strutturato e incentrato sulla difesa come la Milano di Repesa.
  3. Andrea Bargnani è stato rilasciato dai Brooklyn Nets. E’ stata la prima mossa del nuovo general manager, Sean Marks (Qualcuno se lo ricorderà a Bologna anni fa). Il Mago rimarrà a disposizione delle altre squadre Nba che hanno 48 ore di tempo per firmarlo (to be claimed from waivers…. per i diversamente poliglotti). Se ciò non accadrà potrà andare ovunque. Anche tornare in Italia. Possibile che venga offerto a Milano. Probabile anche. Giorgio Armani, tramite Sportal, non chiude. Anzi… Toccare la Milano vista alle Final Eight è dura. Però: come fai a dire no a un giocatore come Bargnani? (Si è divisivo. Sì non va a rimbalzo. Si in difesa accende e spegne e poi e poi… Però e 2.11 con tiro e skills da guardia tiratrice. E il basket va verso lunghi che sappiano giocare bene a 7 metri dal canestro…).
  4. Avellino è la squadra più in forma del momento. Solo una Milano tostissima ne ha fermato la corsa. E comunque, coach Sacripanti, giustamente, può tornare in Irpinia sereno, perché la sua squadra ha giocato una partita degnissima. Le Final Eight della Sidigas confermano l’ottimo stato di salute di una squadra in grande crescita. La sensazione è che, mai come in questo caso le vittorie siano il miglior cemento per unire un gruppo. Che sia fatto di americani, di italiani o di un mix di varie nazioni c’è poco da fare, le vittorie sono sicuramente il collante migliore. Avellino è una squadra indigesta per molti. Ha un americano come James Nunnally, un newcomer per l’Italia, che è una gran presa e che è decisamente un valore aggiunto per una squadra che ha giocatori affidabili e di qualità (Ragland, Marques Green, Leunen per dire…).

    Riccardo Cervi in primo piano

    Riccardo Cervi, fattore importante per Avellino, in campionato e in queste Final Eight

  5. Riccardo Cervi. A Reggio si è scatenato l’ennesimo dibattito postumo tra  Cervisti e non Cervisti. E’ stato giusto lasciarlo partire. E’ stato sbagliato lasciarlo partire. Riccardo ad Avellino ha fiducia e minuti. Viene usato per quelle che sono le sue caratteristiche attuali (che sono poi sempre le stesse). In difesa è un fattore vero. Lo era sin dal primo secondo in cui ha messo piede in campo con Reggio Emilia in Legadue. Lo è ancor di più adesso. In attacco fa una cosa sola: rolla e prende i lob, a volte li converte in canestri, altre volte no. Dipende da quanto tempo ci mette ad unire i piedi e coordinarsi. Rimane un giocatore che non ha ancora sviluppato uno straccio di movimento offensivo degno di questo nome, e che tende a fare fatica a finire subendo il contatto. Però quello che vedo è un giocatore vivo. Che corre il campo. Che si impegna. Che ha un linguaggio del corpo che trasuda fiducia e quel senso di comprensione per l’importanza che ha all’interno del team. Vista dal punto di vista del ragazzo, probabilmente, era giusto lasciare Reggio per crescere ulteriormente ed uscire da un ambiente che a vari livelli della quotidianità locale può diventare “tossico”. Vista dal punto di vista del club (Reggio Emilia, ma anche Milano perché, oh, avrà anche un ginocchio ballerino, ma quest’anno siamo a 20 presenze su 20 partite giocate in campionato) dico solo che ci vogliono due belle palle per mollare l’unico sette piedi italiano degno di questo nome e in grado comunque di tenere il campo ad un certo livello in serie A – guardate Candussi per esempio, o il Magro di Milano… – .
  6. Trento. Ha momenti di pallacanestro dirompente. Ho visto il secondo tempo contro Pistoia, ed ho sinceramente pensato che stessi ammirando quella che si sarebbe giocata la finale Scudetto con Milano (Salvo incontri anticipati nella griglia play off). Poi la sua avventura alle Final Eight è terminata il giorno dopo a 4″ dalla fine con i liberi di Cervi. Ed allora qualche pensiero mi viene. Secondo me questa squadra è una bomba ad orologeria. Può esplodere in qualsiasi momento, ma non riesce a trovare l’innesco con continuità. Julian Wright è un giocatore immarcabile per la gran parte delle squadre italiane. Davide Pascolo è un lungo davvero interessante (purché non ne facciamo una questione estetica). Quando si accendono tutti, sono intensi e giocano una pallacanestro organizzata e piacevole da vedere. Non mi finiscono, però. Manca una certa continuità ad altissimo livello, appunto. Avellino è in gran forma e probabilmente si accoppia bene (notevole il fatto che il possibile miss match Cervi-Wright alla fine, lo sia stato, ma a favore della Sidigas…) però Trento aveva seriamente la possibilità di andare in finale ed io nei miei pronostici pensavo la spuntasse contro Avellino. Non so… la giuria è ancora fuori sul team di Buscaglia.
  7. Cremona è una squadra con gli attributi. Non è prima per caso. Ha italiani che giocano duro ogni partita, e che soprattutto, mostrano la voglia di far vedere che dove non arriva il talento, arrivano gli huevos. Deron Washington ha un parrucchiere che andrebbe rinchiuso, ma sicuramente è uno che sa giocare a pallacanestro e lo sta dimostrando. Sono resilient e sono stati bravi a sfruttare il gentile cadeu che Calvani e Sassari ha offerto loro.
  8. Sassari si è suicidata. D’altronde quando si rifà la squadra due volte in meno di un anno solare, capita che non riesci a trovare il bandolo della matassa. Quando si cambia un allenatore. Quando si parla troppo e i risultati son sempre uguali, cosa si vuol dire? Non fare fallo è colpevole. Far gestire gli ultimi palloni a Tony Mitchell non proprio avveduto. E’ un’annata così…. di transizione (eufemisticamente).

    Andrea Cinciarini in intervista

    Andrea Cinciarini, ha fatto scoppiare un bel casino con le sue dichiarazioni post vittoria

  9. Tra Cinciarini che pensa una cosa e gliene esce un’altra. Tra Sardara che risponde in un nanosecondo. Tra Vanuzzo che ci mette il carico. L’ennesima conferma che se molti di questi giocatori (e dirigenti, e allenatori, e proprietari a volte) spendessero la metà del tempo che impiegano a rifarsi la piega o a tatuarsi, in corsi su come parlare in pubblico e riuscire a dire in modo compiuto ciò che si pensa davanti a una telecamera e con un microfono davanti, sarebbe un grosso salto di qualità, per tutto il movimento. Poi Cincia ha chiesto scusa. Sardara le ha accettate. E vissero tutti felici e contenti…..
  10. Chiudiamo con Reggio Emilia. Si era conquistata le Final Eight laureandosi campione d’inverno al termine del girone d’andata. Bei tempi. Adesso, sembra l’Inter di Mancini. Un lento declino con qualche sussulto. La mia sensazione è che, al momento contro Milano, Avellino e Trento, Reggio non sta in campo (e devo dire che i risultati recenti con Avellino – campionato e Final Eight – e Trento – due match di Eurocup – confermano il trend) e con Cremona se la gioca (la riprova arriva immediata, domenica, nel mezzogiorno di fuoco del Bigi su SkySport).   Limito la questione a un paio di dati (fattuali… i fatti sono elementi molto ostinati, diceva il vecchio Winston -Churchill-), ad un paio di domande su un paio di aspetti di difficile comprensione e ad una breve analisi comparsa su Facebook che mi ha segnalato un mio caro amico e che secondo me può essere quanto meno oggetto di riflessione. Joe Ragland contro Reggio: 20 punti (4/5 da 2, 1/4 da 3, 7 assist). Joe Ragland contro Avellino: 3 punti (1/2 da 2, 0/1 da 3, 3 assist). Joe Ragland contro Milano: 8 punti (1/4 da 2, 1/2 da 3,   2 assist). Ah, Ragland, a Reggio, ne aveva allentati 25 anche in campionato, con 9/13 (complessivo) al tiro. Benas Veikalas contro Reggio: 21 punti (4/4 da 2, 4/5 da 3). Benas Veikalas contro Trento: 3 punti (0/1 da 2, 1/3 da 3). Benas Veikalas contro Milano: 5 punti (1/2 da due, 1/3 da 3). Molto semplicisticamente mi verrebbe da dire: i giocatori a marcarli fanno un po’ più fatica a fare canestro. Veremeenko 20 minuti contro Avellino; Golubovic 17 minuti. Perché uno che veniva da dieci giorni di stop e che ha giocato con la schiena palesemente bloccata è stato più tempo in campo di uno – apparentemente-  sano? (Su Golubovic: come ampiamente previsto sulla piazza viene già considerato come un semi brocco…. Solo a Reggio Emilia. Solo a Reggio Emilia… SMH). Strautins (che non è un fenomeno, anzi, anni luce dall’esserlo, ma a) è sano, b) è un agonista) passa dai 23 minuti e quintetto base di Pesaro al DNP-CD dei quarti con Avellino, con Aradori e Gentile che rientravano da due settimane di stop (e si è visto!) a, rispettivamente, 16′ e 20′ (Per non parlare di Kaukenas alla seconda partita in 5 giorni dopo due mesi fuori, tenuto in campo 28′)?….«Hai visto gli angoli ed i tempi di aiuto di Golubovic? I play americani che abusano dei nostri (quelli di Reggio, nda)? Come i rientri difensivi portano ad avere sempre miss match e accoppiamenti che causano o un fallo o se va bene un gioco da 3 punti? Non abbiamo equilibrio e gli infortuni non c’entrano. L’anno scorso Polonara (Oggi riceve il Premio Reverberi. Complimenti vivissimi) era l’ultimo a uscire dal campo nelle rotazioni e quest’anno è sempre il primo, lui che vive di pathos…» (post su Facebook inviatami da un mio amico). Il basket non è ovviamente uno e uno solo. Il basket ce lo si declina come e meglio ci pare e piace. Quindi,  vanno benissimo le cene per ricercare una coesione che evidentemente latita al momento. Vanno bene anche le assunzioni di responsabilità (che assunzioni poi non sono, ma fa lo stesso…). Vanno splendidamente gli accorati appelli a riaccendere il sacro fuoco. Il basket, tuttavia, è anche tecnica e “tattica”. Il basket è “avere un piano” (partita… allenamento… ecc). Se c’è (o c’è stato), sarebbe bello tornare a farlo vedere. Detto questo, calendario alla mano, Reggio continua ad avere troppo talento in più per non pensare di battere almeno il 60% delle squadre che affronterà da qui alla fine della stagione regolare. Che lo faccia mostrandosi “forte” e sviluppando della buona pallacanestro è tutta un’altra questione.

Achille, tu quoque....

Achille Polonara non rinnova con Reggio Emilia.

Aspetta… Aspetta, mi pare di averla già vista questa….

Ah, si. Qui.

  • Ricapitolando. Leggo che Polonara ha un contratto a scadenza giugno 2017. Entrambe le parti – cioè Pallacanestro Reggiana ed il giocatore – hanno un’opzione d’uscita a cifre prestabilite dopo la fine di questo campionato. Che, in barba agli schiavi della cabala, vedrà Reggio Emilia andare abbastanza lunga anche quest’anno.
  • Come consuetudine ormai cristallizzata in via Martiri della Bettola, le trattative si iniziano presto. Da quello che ho colto, il prolungamento SAREBBE (condizionale a caratteri cubitali) su base triennale a cifre poco più alte rispetto a quelle attuali.
  • Il giocatore non firma.
  • La notizia, quasi in tempo reale, diventa di dominio pubblico (anche questo un classico nella ridente Reggio Emilia). Sarà stato l’agente? La società? Il giocatore? Il custode della Cassala? Bah….
  • Si leggono le solite dichiarazioni…Solite scene” direbbe un mio caro amico.
  • Scoppia il panico tra i tifosi. “Achille non ci lasciare”. Mi ricorda un po’ il “Cincia non ci lasciare” (Salvo poi che quando lasciano “Cincia, sei un ingrato” e bla bla bla).
  • Insomma, va da sé che, quasi per istinto, mi viene da fare una piccola ricerca su Google, e trovo questa notizia qui.
  • Al che, alzo il telefono e faccio un paio di telefonate, ma perché once a journalist always a journalist. Non è che dietro al gran rifiuto di Achille c’è Milano anche questo giro? La risposte divergono.

  • Una mi dice che in effetti l’Olimpia potrebbe avere un interesse al riguardo. In fondo Polonara è italiano, di talento, con un brillante futuro davanti (se migliorasse anche alcuni aspetti del suo gioco lo sarebbe ancora di più… brillante). E Milano di italiani ne cerca. Hanno pensato pure ad Andrea Bargnani (Peccato che Bargnani non pensa a Milano….)
  • In ambiente milanese il rumor non viene né confermato né smentito. Mi viene spiegato che al momento i rapporti tra il club meneghino e il rappresentante del giocatore segnano il passo. Ma si sa, business is business: oggi non ci si parla, ma domani si è sempre stati amici ed i rapporti sono sempre stati improntati alla massima cordialità e rispetto reciproco…
  • Però la voce circola. Basta aprire il più grande forum di tifosi Olimpia per vedere che l’Irlandese (Poi qualcuno mi spiegherà cos’ha di irlandese, il buon PolonAir) non sarebbe proprio graditissimo all’aficionado meneghino. Oh, poi, parliamoci chiaro: Davide Pascolo (contratto fino al 2017. Stessa agenzia di Polonara) ve lo passo. Ma Baldi Rossi no. Con tutto il rispetto, ma… mi prendo Achille tutte le sante domeniche!
  • Questa vicenda mi pare ancora ad uno stato molto embrionale ma, vista la gestione dell’affaire Cervi dell’anno scorso, può diventare esplosiva. Soprattutto presta il fianco ad alcune considerazioni che vado ad elencare di seguito
  1. Nicolò Melli

    Nicolò Melli in azione con la maglia del Brose Basket Bamberg

    Ricordo agli “smemorati” che Milano un 3/4 di qualità l’aveva: sempre quello che Polonara doveva sostituire nell’estate 2014… Adesso gioca a Bamberg. Qui trovate le sue cifre nella BBL e qui in Eurolega. Tra Nicolò Melli e Achille Polonara c’è molta, molta differenza. Troppa.

  2. Dice una mia fonte “Ma questi non possono stare tranquilli un attimino? Che fretta c’è di chiudere una vicenda contrattuale a gennaio quando hanno una ragionevole, se non seria, opportunità di vincere il campionato (quindi fare l’Eurolega l’anno prossimo) e andare lunghi anche in coppa?“. Eh caro mio, vaglielo te a spiegare… Il ragionamento non fa una piega. Il punto, a mio avviso, è questo. E’ giusto intavolare trattative con i giocatori che si ritengono chiave per il presente e per il futuro. Il problema è: se Reggio Emilia fosse un ambiente a “prova di rumor” allora sarebbe una strategia fantastica. Ma a Reggio Emilia non c’è una singola cosa che non riguardi Pallacanestro Reggiana che non si venga a sapere (alcune scrivibili, altre no. Ma tutto si conosce). Quindi, la questione è capire quanto queste vicende influenzeranno il rendimento del giocatore.
  3. Poi c’è un’altra questione: una notizia (il mancato rinnovo) come questa ha anche la caratteristica di mettere al riparo il club da possibili “danni di immagine” – so to speak – (aspetto che in Pallacanestro Reggiana viene sempre tenuto in alta, altissima, considerazione) in caso di divorzio a fine stagione: noi ci abbiamo provato, ma il giocatore ha preferito andare… 
  4. Di tutta questa vicenda c’è una cosa secondo me certa: che Achille Polonara o rimane a Reggio o va a Milano. Tertium non datar. L’unica che avrebbe la potenza di fuoco per attrarre un giocatore come l’ex teramano può essere Sassari. Ma in Sardegna fanno altre politiche. 
  5. Questa vicenda sta ampiamente nelle dinamiche tipiche della pallacanestro di oggi. Il punto è capire come Reggio Emilia verrà ricompensata per la perdita di uno dei giocatori italiani di maggior talento. Di lunghi italiani da Eurocup Eurolega non ce ne sono tanti e a quella categoria non appartengono né il Candussi di turno (ma perché mi è venuto in mente Candussi?…), né il Baldi Rossi che tanto piace ai tifosi milanesi.
  • Come dice un mio amico… We’ll see