MILANO 1 - KAUKENAS 0

Milano 1, Kaukenas 0.

Questa è facile. Abusata. Inflazionata. Ma è effettivamente andata così.

Basta leggersi le statistiche reggiane, contro quelle dell’Olimpia.

Rimas ha giocato una partita monstre, per intensità e qualità. Milano gli ha concesso le prime, due o tre, partenze sugli stagger sulla linea laterale, poi però, è stato tanto merito del lituano che ha giocato con durezza e cattiveria.

Il problema è che l’87-80 finale è bugiardo. Per i padroni di casa. Bisogna essere onesti.

Anche ieri si sono viste le qualità di un roster sconfinato – quello milanese – che però va saputo gestire con oculatezza. Come, del resto, si sono visti anche i difetti dello stesso: l’incapacità di “uccidere” le partite. I picchi di intensità, seguiti a momenti di abulia. Il fatto che Simon e Gentile facciano scopa, perché se gioca bene l’uno non gioca bene l’altro e viceversa.

Tre aspetti.

  1. Milano ha un valore aggiunto quando riesce a schierare per lunghi tratti McLean, Sanders e Cerella assieme. Ha la possibilità di cambiare su tutti, ha un’intensità pazzesca, Cerella è un giocatore talmente applicato difensivamente da risultare di ugual qualità di uno che ti fa 20 punti (Della Valle è stato cancellato dal campo quando è stato “curato” dall’italoargentino) e McLean ieri ha fatto qualsiasi cosa. Il 27 di valutazione, 1.63 di efficienza offensiva, tre assist, due di quelli arrivati attraverso un paio di fucilate side to side da lasciare col fiato sospeso.
  2. Se pensi di avere una chance di vincere a Milano prendendo 15 rimbalzi in meno (e riuscendo a perdere anche un pallone in più), puoi risvegliarti da questo momento onirico. Se è vero che la pallacanestro è un gioco di possessi, la quantità e il volume di gioco proposto dai padroni di casa è stato ovviamente portato alle “estreme conseguenze” proprio da queste cifre. Reggio, perso Aradori che è l’unico che ha istinto e va forte a rimbalzo tra gli esterni, è stata spazzata via dalla cattiveria e dalla fisicità di Milano. Purtroppo i reggiani sono rimbalzisti “atletici” ma poco tecnici. Lo sono con pochi uomini, e troppi pochi esterni. Milano ha giocatori che se non gli si mette un corpo addosso e gli si “rompe” il timing ti mangiano in testa. E’ quello che è accaduto. Poi, se vogliamo aggiungere, non si può vivere di solo tiro frontale o tiro da tre punti. Non contro Milano. Un minimo di gioco interno serve. Un qualche “flash pivot” (visto che Lavrinovic non ci va più, se non con il solito, abusato, incrocio piccolo-lungo sotto canestro che Cerella ha pensato bene di punire con un bodycheck durissimo, distruggendo il tempo del passaggio anche in quella circostanza) – ma anche lì, perso Aradori, chi fa il post up? Polonara? Quello che scarica la palla marcato da Lafayette senza nemmeno provare a giocarsela? – la capacitò di fare un minimo di “dentro/fuori”. Portare la palla al di sotto della linea del tiro libero a difesa schierata servirebbe. Questo si lega all’ultimo punto: muovere la palla. Reggio tutte le volte che ha mosso l’arancia, che ha avuto la pazienza di far lavorare la difesa milanese e trovare il lato debole (situazione in cui notoriamente Milano ha limiti) ha avuto la meglio. L’inizio di partita della Grissin Bon lo testimonia (taccio, per amor di patria sul il quintetto piccolo che marca “dietro” i lunghi milanesi e il doppio stacco in post alto di Silins e Polonara in attacco… Se è vero che ci si allena con intensità, queste robe non possono esistere. Poi, concludo, si passa sempre da due cose per Reggio: la difesa sul pick and roll centrale e il post). Pietro Aradori, infortunato a Milano
  3.  Dopo Gentile, anche Aradori ci lascia l’inguine su un cambio di direzione in partita e Silins ha uno stiramento al quadricipite… Voi chiamatela pure sfiga… Che andate bene. Intanto cambiano gli atleti, ma gli infortuni sono sempre quelli, soprattutto negli stessi periodi dell’anno. Adesso la lotta è totalmente impari. Imparità decisamente autoinflitta. Congratulazioni.

MILANO-REGGIO: PRIMO QUARTO

Reggio con lA uomo a tutto campo subito. Sicuramente un bel messaggio di non sudditanza nei confronti di Milano che non ha ancora passato la metà campo.

Reggio dimostra che qualcosa ha pensato al post basso di Gentile. Raddoppio col lungo al palleggio dell’attaccante, col il “Golden boy” non pronto a leggerlo. Palla persa 4-0 Reggio.

Reggio sta letteralmente portando a scuola Milano su entrambi i lati del campo. In difesa riempie l’area, va “nei posti” dove Milano attacca e costringe l’Olimpia a sbagliare, in attacco muove la palla e colpisce il lato debole dei padroni di casa che è notoriamente deficitario.

Gol di Milano su una “seconda palla”. Per il momento questo è l’unico punto debole mostrato dalla retroguardia reggiana.

Reggio deve avere pazienza. Polonara air ball da tre: non è un problema di non aver toccato nemmeno il ferro e il problema è che la difesa Olimpia non “fatica”.

Milano non pronta sulle corse di Kaukenas. Dall’altra parte Aradori a mani basse sullo “spot up” da 3 di Sanders.

Milano cambia piccolo/lungo anche lontano dalla palla. De Nicolao affretta, perché vede il mismatch ma sottovaluta la potenza di Sanders. Palla persa, transizione difensiva rivedibile dei reggiani che si dimenticano “solamente” di Lafayette che si arresta da 3 e punisce. Sorpasso milanese: 10-9.

Eccoci di nuovo, se Reggio muove la difesa ha sempre un buon tiro. Milano a turno continua a perdere Kaukenas, che punisce puntualmente. Contro parziale reggiano, e si avvicina per Repesa il momento di Cerella.

Riecco il “soldato” Veremeenko.

Difesa “toreador” di Aradori che concede il terzo palleggio a Gentile che segna.

Nuovamente transizione difensiva reggiana non omogenea nel coprire le corsie, ma Sanders è lisergico nel far partire una fucilata per Gentile che si guadagna il fallo in entrata.

Però i liberi del Golden boy non si possono guardare. Un pugnale in mezzo al cuore quella roba lì.

Cinciarini faccia a faccia su Needham, l’azione non deve iniziare dall’americano…

Needham due palloni toccati, due perse. Milano di nuovo avanti

E anche Aradori con un problema muscolare all’inguine. Evidentemente appena vedono i ponti di Calatrava i muscoli di questi giocatori diventano di cristallo…

Quando Reggio ha la pazienza di far toccare la palla a tutti e gestire un attacco collettivo ma ad alto ritmo ha sempre un buon tiro. Quando esce da questi binari, soprattutto mentali, ecco che Milano trova soluzioni. Secondo me si gioca a un ritmo che Milano può sostenere ma a cui non vuole sottomettersi. Tuttavia è così, perché Reggio quando può corre.

MILANO-REGGIO: SECONDO QUARTO

Mettiamola così: l’approccio di Milan Macvan a questa gara 1 di finale è un filo “lascivo” ecco….

Serie difensiva di Milano da libro di testo con cambi sugli esterni e corpo sempre fra palla e canestro, l’airball di Needham naturale conseguenza di tutto ciò.

Seconda bomba di Sanders con close out di Polonara poverissimo: poca aggressività mentale, poca voglia di faticare. Bomba evitabile (+6 di Milano).

Parziale di Milano con aiuto sciagurato di Gentile su Della Valle ben marcato da Simon. Polonara libero e piedi per terra prImo ferro, rimbalzo di Simon che lancia Gentile in fuga. Schiaccione. +8 Milano. Time out Reggio.

Milano è nel classico momento dove dietro non fa passare gli spilli e da lì trova linfa per attaccare. Reggio va solo per vie perimetrali e non ha nulla dentro l’area.

Aradori non riesce a correre.

Reggio ancora a 0 dopo 4′ di secondo quarto.

Primi 5′ di quarto di Milano col fuoco dentro, in difesa tutti tengono tutti e in attacco giocano sulla prima penetrazione e scarico, difesa mossa, seconda penetrazione per tiro o scarico comodo.  Reggio si è spenta come un cerino. 13-0 e Menetti che si brucia anche il secondo time out.

Milano-Reggio Kaukenas

Simon scherza Della Valle in post basso. Non l’ha neanche visto.

Milano-Reggio ADV

Cerella è la dinamo difensiva dell’Armani

Reggio gioca la death line up… Milano risponde con Macvan da 5 e Sanders da 4

Reggio sta con fatica rimettendosi in moto. Milano ha il solito difetto che alla giugulare non ci va mai fino in fondo.

Kaukenas un uomo tra i bambini a Reggio Emilia….

 

27-14 nel secondo quarto, 15-0 di parziale per iniziarlo manco fossimo sul Suzanne Lenglen. Reggio ha mollato sul piano dell’intensità e dell’energia, oltre ad aver perso Aradori per la partita. Solo Kaukenas a dimostrare di avere istinti superiori almeno a questo livello di gioco. Chiudere a -12 per la Grissin è tanta roba. Distacco accettabile. È’ tutto ancora possibile, ma occorre cambiare registro. 

MILANO-REGGIO: TERZO QUARTO

Terzo fallo di Lavrinovic. Non una buona notizia in apertura di quarto.

Se ci fosse lo shot tracker come nel golf per i tiri di Gentile, sarebbe una linea retta… Come pensa di far canestro con ‘sta parabola? 

Sanders… Terza bomba…

Milano butta alle ortiche (vecchi difetti) due palle, Kaukenas dall’angolo la punisce e tiene in vita una Grissin Bon col defibrillatore attaccato…

Lavrinovic sbaglia la bomba frontale che avrebbe rimesso reggio pienamente in partita. I mali del vivere e morire esclusivamente con il tiro da fuori.

Kaukenas di forza riporta in partita la Grissin Bon. Milano non l’ammazza. Come sempre.

Milano trova dalla spazzatura il canestro del +8 dopo che Cinciarini l’aveva fermata, aveva fatto casino con il palleggio e se l’era ritrovata in mano non si sa per quale motivo. Segnali…

Lamonica è il miglior arbitro italiano con piste di vantaggio su tutti gli altri perché oltre che conoscere il regolamento, conosce i giocatori e i loro trucchi….

No aspetta, Polonara marcato da Lafayette in post basso scarica fuori a Veremeenko?… Ho visto bene?? Il padre di tutti i mismatch e tu scarichi la palla fuori? Sul -8 nel terzo quarto di una finale Scudetto?… Vabeh dai…

Milano-Reggio Polonara

Ah Veremeenko la palla l’ha sparata agli spettatori in prima fila. Giusto così….

E poi su forzatura di Lafayette fai gli autoscontri con Kaukenas, Macvan ti prende il vantaggio e alla fine spingi facendo fallo…. Ri-Vabeh.

Needham out of character. Della Valle distratto. Bruttissima palla persa a metà campo, Milano respira e torna con vantaggio in doppia cifra Time out della Grissin Bon

Milano chiude forte il quarto sporcando le linee di passaggio di Reggio e non facendosi più battere dai reggiani. I quali senza Kaukenas sembrano dei pulcini spauriti.

MILANO-REGGIO: QUARTO PERIODO

McLean da tre? Così? Senza avvisare?…Ragazzi…

Reggio recupera palla ma poi non la muove in attacco. Son tutti fermi, tutti sulla riga da tre punti. Così per Milano è facile. Troppo…

Al contrario Milano appoggia sotto a McLean che la spara sul lato debole per Lafayette che punisce 8’34”.

Milano-Reggio McLean

Quando invece la Grissin muove la palla e soprattutto la abbassa sotto la linea di tiro libero gli spazi si creano. Kaukenas ne beneficia per altri due ottimi punti dall’angolo.

Milano ha momenti di oblio offensivo. Improvvisamente tutti smettono. Grissin ancora appesa a un filo. Sottilissimo.

Macvan se non lo tagli fuori subito è bravissimo a prendere il tempo e ad essere sempre in posizione per prendere il rimbalzo offensivo. Molto bravo lui, molto poco intensa Reggio. Per Milano questi extra possessi sono mamma perché più che creare ulteriori opportunità di mettere punti sul tabellone (va da sé che quello è lo scopo del gioco), mangia tempo alle possibilità di rimonta degli ospiti.

Ecco appunto, quando non è Macvan é McLean che poi fa andare delle fucilate impressionanti per i compagni.

Zona… Ultima spes…

E Reggio con tutto quanto a 1’25” e a meno 6. Milano alza le mani dal manubrio e paga. Reggio dimostra di voler giocare ancora.

Sanders aziona le 4 ruote motrici, entra con i cingolati e dà fiato all’Armani.

Simon avrebbe bisogno di una forchetta…

87 punti presi, a Milano perdi.

A domenica, dove si riparte, incredibile vero?, da 0-0

GARA 6: ANTIPASTO DELLO "PSICODRAMMA"

Gara 6 in the books… E gara 7 sia.

Poco da fare, le premesse di una serie che arrivasse fino all’epilogo, al suo atto finale, c’erano tutte.

Si sono puntualmente avverate. Reggio è andata vicino al colpaccio. Credo che non le sia mancato tanto. Però quel tanto è lo stesso che non ha permesso ad Avellino di non compiere la stessa impresa in via Guasco. Sono campi, il Bigi e il Pala del Mauro (al di là degli eccessi che sono stati documentati) che non permettono errori. Non permettono passaggi a vuoto. Soprattutto non permettono blunders difensivi gravi.

Reggio Emilia ha avuto un treno: il suo secondo quarto difensivamente pregevole e l’Avellino svagata e approssimativa in attacco. Non l’ha saputo sfruttare. Il 9 a 0 con cui gli iripini hanno chiuso il secondo periodo è stato ancor più fatale di un secondo tempo giocato col pedale ben pigiato sull’acceleratore, mentre la Grissin Bon si liquefaceva in difesa.

Due pensieri iniziali/finali, prima del raw footage. Cervi ha momenti di dominanza vera. Complimenti a lui, per essere migliorato e per aver lavorato sul suo gioco. Complimenti ad Avellino e Pino Sacripanti per aver sviluppato un giocatore importante per tutto il movimento.

Il secondo: qualcuno della “combriccola dei moderati” ha qualcosa da dire sull’arbitraggio? Sono tutto orecchi…

Sacripanti- Vittoria in gara 6

GARA 6: PRIMO QUARTO

Reggio parte mettendo tanta pressione sui portatori di palla avellinesi. Il fatto è che la pressione diventa un “eccesso di difesa” e De Nicolao si carica subito di due falli. Inopinati.

Reggio è troppo fallosa. Vuole essere aggressiva e fisica ma dà l’idea di essere sempre un passo oltre il regolamento. Un conto è essere fisici un conto è fare falli in continuazione.

Avellino al quarto possesso offensivo consecutivo. Reggio non fa tagliafuori.

6’43” Kaukenas è talmente preoccupato del lob a Cervi che va in prerotazione su di lui con anche Lavrinovic in copertura, lasciando Veikalas completamente da solo ai 45 gradi. Qualcuno gli spieghi che tre punti valgono più di due (cit Zach Lowe).

Avellino-Reggio Gara 6

Nunnally è una caffettiera… Non tace mai!

Leunen è un play aggiunto, ma Aradori su Nunnally è una liability vera. È’ sempre un passo indietro sull’Mvp.

Poi Darjus si ferma su una moneta e fa un passo di incrocio da pagina del manuale del vero pivot. Da stripicciarsi gli occhi.

Nunnally c’è da dire che oltre a parlare fa anche i fatti. Inizio dirompente e multidimensionale: tutto l’arsenale offensivo in vetrina.

Reggio non tiene dietro. Troppi falli.

Buoni i cambi di lato di Reggio che permettono a Golubovic di stare profondo in area e di prendere i rimbalzi offensivi

Reggio a zona vince la prima battaglia contro l’attacco di Avellino

GARA 6: SECONDO QUARTO

Eccolo il momento ciapa no di Avellino che perde il filo del discorso in attacco, mentre Reggio ha tanta tanta concretezza dal suo centro di riserva.   

E Golubovic che finalmente viene usato “da” Golubovic e lui batte un colpo. 21-21 e palla al centro.

Zoppica Stefano Gentile? Stiramento? Beh sarà sicuramente sfiga….. #chettelodicoaffare

La verità è che Golubovic ha spostato la partita in questo secondo quarto. Buva è il sesto quarto consecutivo in cui è desaparecido e il plantigrado montenegrino trova ritmo, fiducia e conclusioni. Momentum completamente ribaltato.

Avellino che ricommette l’errore delle prime due partite di questa serie di non avere la pazienza di cercare i lob dopo un minimo di circolazione. Il passaggio diretto al lungo con troppa distanza è perfettamente leggibile per Polonara che ruba… Il problema è che in situazioni come queste Avellino non è equilibrata per la transizione difensiva.

Silins usa troppo le mani in difesa su Nunnally e lo fa nei momenti sbagliati. Troppo visibile perché non gli venga fischiato fallo.

Nel momento migliore di Golubovic, mentre era caldo e in ritmo ma, soprattutto, aveva tolto i rifornimenti ai lunghi di Avellino, ecco che… (pausa scenica)… finisce in panchina. Evidentemente era suonato il timer…

Come volevasi dimostrare: Reggio perde la pazienza in attacco. Lavrinovic anziché prendersi il tiro frontale in ritmo forza l’assunto. Avellino? transizione e tiro facile da tre di Green che la rimette in moto. Della Valle abbassa i riccioloni ed entra senza sapere cosa vuole fare, si prende la stoppata di Cervi e Needham ha la genialata dell’antisportivo. Come ti rimetto in vita una squadra che era sul lettino del Pronto Soccorso con i tubi attaccati…. 

Marques Green per ovvi motivi é la liability difensiva di Avellino. Gli esterni reggiani gli mangiano in testa e ci sta che accada.

Avellino tratta malissimo la palla. Ma soprattutto non ha la pazienza di aspettare i blocchi dei lunghi. È’ attanagliata dall’ansia e dalla fretta… e paga.

Rottura prolungata della Sidigas che non riesce più a giocare. Prima grande crisi casalinga per i verdi che sono alla mercé dei biancorossi. +7 Grissin Bon. Manna. Tanta manna.

Mi correggo +9…

Cervi. Il go to guy di Avellino.

Needham che si addormenta e Leunen è una faina… Noootte….

Allora Lavrinovic non ha il volume e in questo momento la forma (presenta una zoppia evidente quando corre…) per contenere la mobilità di Cervi che sta toccando tutti i palloni.

Canestrone di Aacker a 2″ dalla fine del tempo. Avellino rimonta con un 9-0 per finire il tempo. Reggio ha perso un’occasione. Ma se continui a svellere i ferri da tre punti con tiri piedi per terra alla lunga paghi, perché la Sidigas è arroccata in area e non esce mai, i rimbalzi sono suoi e può correre.

Inerzia nuovamente ribaltata.

GARA 6: TERZO QUARTO

Bravo Nunnally e Avellino che esplora i mismatch: Leunen marcato da De Nicolao.

Solito canestro allo scadere dei 24″ di Aradori. Se ci fosse una graduatoria statistica su questo specifico tiro la vincerebbe lui a mani basse.

Avellino ha momenti dove si ostina a forzare i lob con la difesa che chiude dentro senza muoverla. Comunque avrebbe senso andare side to side e poi lobbare per il lungo anche se Reggio è adattata.

Ragland, dal nulla, senza ritmo. Con De Nicolao spettatore non pagante. Chapeu.

Corner three di Kaukenas. Pesantissimo, perché Avellino forse farà un passo in più fuori dall’area.

Reggio non va a rimbalzo coi suoi piccoli (solo Aradori). Avellino, al contrario, va a rimbalzo con gli esterni e Cervi, tenendo Leunen a riequilibrare la transizione difensiva. Questo sposta, perché genera più possessi.

De Nicolao è un fallo waiting to happen su Ragland. 4 (tutti uguali) ed è un problema.

Reggio sta lentamente franando in difesa. Anche se il punteggio è praticabilissimo, si percepisce in modo netto che i biancorossi sono già un mezzo passo indietro sugli uno contro uno dei padroni di casa.

Troppo presto bonus esaurito, troppo presto.

Golubovic servito profondo e in movimento. C’è ancora speranza.

Della Valle in difesa su Ragland: Zorro (Ragland) contro il Sergente Garcia (ADV… Che la faccia cattiva la fa solo in attacco)

Della Valle, again, contro Pini sulla riga di fondo. Ragazzi che lavor…. Altra cosa: gli esterni reggiani sono sempre impastati sui blocchi dei lunghi avellinesi, usare un po’ più di cattiveria e durezza per seguire il palleggiatore? È’ troppo?

Zona 3-2, passaggio a 45 gradi e Ragland che la uccide così, senza alcuna pietà. Vanificando la precedente bomba dall’angolo di ADV.

31″ dalla fine del terzo quarto: transizione difensiva di Reggio che non è commentabile per pudore. Alley hoop per Cervi che schiaccia. E Golubovic ha solo ragione a incazzarsi. Se non hai un compagno che ti aiuta in una situazione del genere…  #ciaone

GARA 6: QUARTO QUARTO

Menetti... e cinque

Canestrone di Hacker allo scadere dei 24″ per una volta che Reggio difende con tutti e 5 per tutto il tempo.

Avellino muove la palla, Reggio cambia con tutti, Cervi finisce con Della Valle sotto canestro: 2 punti “and one“. La pazienza viene premiata.

Ragland pazzesco nel trovare canestri pesanti rubando il tempo al difensore. Kaukenas colpevole nel caso per non aver accorciato su di lui, ma insomma… Secondo tempo con gli attributi per l’ex Cantu e Milano.

Rimas poi fa un canestro in uno contro uno su Buva, poetico, va detto. Tanta roba lo step back dalla media con la mano del croato in faccia.

Aradori che sbaglia l’arresto da solo dalla media. Non te lo puoi permettere in trasferta. Soprattutto perché Reggio viene da un paio di serie difensive di grande qualità. Bisognava capitalizzare.

Ragland è un grande, però se la gente gli lascia le uscite comode diventa ancora più facile. La complicità di Reggio sul secondo tempo, super, dell’americano c’è e non va negata.

Kaukenas riapre con la bomba da tre. Avellino cala di fisicità a rimbalzo e viene punita.

Poi chiami la zona e ancora una volta prendi un canestro facile dal lato debole. Allora ditelo….

De Nicolao che sbaglia tre appoggi a canestro consecutivi. Anche questi sono errori che non ti fanno vincere un close out game in trasferta.

2’46”: solito Kaukenas che si allaccia con Cervi sul blocco centrale (solo che questo giro Paternico e non ci casca), Green si arresta con Polonara totalmente dritto e contemplativo, Silins e Aradori a casa su Leunen e Nunnally. Ai tempi di Dadone una difesa così valeva le ripetute sui gradoni del Bigi. Adesso è solo un “dai, dai, dai”….

Avellino-Reggio dettaglio gara 6

1’22” Ragland che si infila tra Silins, Polonara che si nasconde dietro a Cervi e Kaukenas a mezza via. Altro errore grave, altro appoggio facile. Troppi errori in questo secondo tempo. Troppi.

Avellino-Reggio Gara 6 finale

Tutti alla settima quindi. Tutti, compresi i “fantasmi”….

GARA 4: LA VERGOGNA E LA SPERANZA

Gara 4…
Com’è quella frase? “Se siete tutti d’accordo passerei direttamente a gara 5″…
Gara 4 è stato uno scempio e qualcosa che non è spiegabile solo a parole o con analisi tecniche.
Ce la possiamo girare e rigirare. Guardare e riguardare. Rimane comunque quello scarto lì.
E’ stata una vergogna, ovviamente: perché questo gruppo – che è lo stesso che ha spazzato via i Campioni d’Italia e che ha rivaleggiato con Milano per un’intera regular season – sarà anche quello bollato con questo marchio.
Per me rimane un mistero quello che è successo in queste quarantotto ore che hanno portato Reggio Emilia da gara 3 a gara 4. Io non credo, non posso credere, che oltre a fare le foto con le scolaresche in visita all’allenamento di Della Valle e compagni non si sia riguardata la partita. Non si sia fatta un’analisi di quello che non aveva funzionato domenica sera, per non riproporlo ieri sera. Mi rifiuto di crederlo, a questo livello di pallacanestro.
Però, però, però…. Anche nei momenti peggiori, anche nelle situazioni più brutte, c’è sempre una faccia, una dignità, una storia da onorare. Ci son sempre 40 anni di storia di pallacanestro professionistica che ogni due giorni vanno in campo con i colori bianco rossi. Questo aspetto, che, mi pare, si sta un po’ perdendo di vista tra personalismi, grandeur, e bisogno “di fare cassa”. Pallacanestro Reggiana rappresenta una città. Può essere un “soggetto” formalmente privatistico, ma sostanzialmente c’è una città dietro. Si rappresenta questo. Ieri, sportivamente, una città è stata calpestata nei suoi valori sportivi: lavoro duro, testa alta, mai darsi per vinti, giocare forte dal primo all’ultimo minuto. Nessuno vi ha chiesto di vincerle tutte. Tutti vi hanno chiesto di lottare però.
C’è una parola tra quei tifosi più lucidi (Gli integralisti e i fideisti li lascio volentieri ad altri con la tessera dell’ordine – sempre che ce l’abbiano…. – ) “decenza”. Ecco la decenza ieri non ha albergato nel “camp” reggiano. Il mai troppo abusato “c’è modo e modo di perdere” in questo specifico frangente è giusto che risuoni più alto del solito.
Nunnally e Kaukenas, protagonisti di Gara 4
Quello che interessa qui è una sola cosa: non fare finta di niente. A me che un gruppo di professionisti “chieda scusa”, frega meno di zero. Primo perché la serie non è finita: ci sono altre tre partite da giocare, la palla – per rimanere in ambito cestistico – rimbalza ancora e c’è ancora tanta pallacanestro da giocare. Quindi, il tempo per le “scuse” e per i “pianti” è ancora molto lontano da venire. Così come mi frega il giusto chi ci mette la faccia. Per gli stessi motivi. Non è quello il punto per me. Il punto è: lo diciamo che da gara 2 a gara 4 questa Grissin Bon ha palesato alcuni problemi tecnici, fisici ed ora anche mentali che ne stanno abbassando e non poco il rendimento in campo? Lo si può dire che Avellino in quattro partite di semifinale è andata in un crescendo rossiniano, mentre Reggio è rimasta stabile nelle prime due partite in casa ed è andata a picco in trasferta? Giustifichiamo un -43 perché l’ambiente di Avellino era caldo e condizionante? Ragazzi, ad Avellino ci si ritorna per gara 6. Cosa facciamo, mandiamo 10 stuntmen e quelli veri stanno a casa?
Questa mattina in uno dei soliti dialoghi/analisi con i miei punti di riferimento, è avvenuto questo botta e risposta
«Come la vedi?»
«Non credo ci siano rotture o eventi critici. Ma una squadra poco coesa che in casa cancella molti problemi perché le avversarie mollano. Per sua natura questa squadra o se la gioca alla pari o molla di brutto. 
Caratteri messi male insieme e mal diretti. Si è visto ormai».
Ecco per me la questione è pressoché finita qua. Non si poteva spiegare meglio.
Si dice che le trasferte forgiano un gruppo.
Lo fa diventare un blocco unico oppure lo disgrega.
Questi quattro giorni in Irpinia hanno, evidentemente, esacerbato delle incongruenze (mettiamola così). Quindi ci ritroviamo a dover ascoltare le supercazzole o gli appelli all’unità d’intenti (manca solo il mitico abbassiamo i toni e poi abbiamo tirato fuori il peggio del politichese 2.0), o le chiamate arbitrali (hai finito il primo quarto 30-10 sotto e parliamo di arbitri?) per coprire limiti tecnici evidenti e l’unità d’intenti che non c’è. Anche perché, diciamocelo chiaramente: se ogni volta che prendi una legnata ti appelli all’unità d’intenti, vuol dire che tanto unito non sei…
«La domanda vera è se questa squadra sa fare altro o se funziona solo così».
Risposta: «In attacco così. In difesa no, in difesa puoi adeguarti, puoi presentare diversi make ups, puoi per lo meno provarci. Hai il dovere di esplorare tutti gli scenari».
Chiudo con Valerio Bianchini. In punta di lingua, e con quel bagaglio di cultura che la metà dei coach di adesso si sogna, la chiosa l’ha messa lui.

La speranza.
La speranza è ovvia. Dopo una gara 4, ce n’è una quinta. In casa. Nel fortino. Al Bigi. Si riparte da 0-0. Perché il buono del brutto di un -43 è che in fondo, in una serie di playoff, vale solo 1 punto. Due a due e palla al centro. Diventa una serie al meglio delle tre partite. E’ ovvio che ogni passo falso diventa decisivo.
Siamo in Italia, questo è il campionato italiano, si può passare tranquillamente da un -43 a un +15/20 come ridere. Molti fattori imponderabili vengono a galla. Secondo me le probabilità di andare alla settima si sono enormemente alzate dopo ieri sera. Reggio è una squadra di talento, e in casa difficilmente sbraga come in trasferta.
Ci sono tre incognite per me.
La prima. Fisicamente, Reggio come sta? La sensazione è che lo stato fisico medio generale non sia il top. E più si va avanti e più c’è una brilantezza di certi giocatori che sta venendo sempre meno e secondo me, ma non ho prove ovviamente, ci sono giocatori che non sono nemmeno fisicamente a posto.
La seconda. Bisogna fare un minimo di lavoro tecnico. Verrà fatto?
La terza. Più si va avanti più i giocatori di Avellino sanno cosa li aspetta in via Guasco. Si adattano alle luci, ai rumori, a diversi punti di riferimento. Al tifo avversario. Ovviamente il discorso vale anche per Reggio ad Avellino. Quindi anche in questo caso siamo in uncharted water. 
Va da sè che in una partita non partita, il raw footage di Gara 4 non vada in onda. Onestamente alla bomba di Severini sul 30-10 del primo quarto ho chiuso il Mac. Per una volta di Xs and Os dovrebbe parlare chi di dovere…
Menetti pensieroso
Invece mi è toccato sentire questa perla: Menetti a Cagnardi: «Non difendiamo perché non abbiamo fiducia». Cagnardi che annuisce… Per distacco la frase dell’anno.
I microfoni agli allenatori a volte bisognerebbe speglierli. Purtroppo ti fanno sentire cose che non possono essere accettabili.
Il pensiero corre ovviamente al più grande di tutti i tempi: Sir Alex Ferguson. Uno che insomma, due cosette le ha vinte… Tipo queste:
Sir Alex Palmares
Ecco, lui, nel 1999 alla fine del primo tempo della finale di Champions League di Barcellona contro il Bayern di Monaco, con la sua squadra sotto di un gol dopo aver preso Paul Ince nella via verso gli spogliatoi ed avere sostanzialmente detto al miglior centrocampista d’Europa di quel momento: «You’re an effing bottler, Incey! You can’t handle the stage», al suo gruppo di giocatori disse queste parole
At the end of this game, the European Cup will be only six feet away from you, and you’ll not even able to touch it if we lose. And for many of you, that will be the closest you will ever get. Don’t you dare come back in here without giving your all!
Differenze…
Galassie…
Paragoni che non dovrebbero nemmeno esistere…
Pensiamo a gara 5, che è meglio.
Ah, la finale di Barcellona, andò così, per quei pochi che non se lo ricordano…